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Tecnologia

Chip, tra tecnologia e geopolitica il campione di Taiwan si espande… a Novara

Chip, tra tecnologia e geopolitica il campione di Taiwan si espande a Novara tramite la controllata Memc. Un passaggio strategico.

Novara si conferma una delle “capitali” dello sviluppo tecnologico italiano. Aspettando lo stabilimento della singaporiana Silicon Box, programmato nel 2024, nella città del Piemonte orientale è stato annunciato un grande investimento di 450 milioni di euro da parte di Memc, l’azienda di proprietà della taiwanese GlobalWafers che opera nel settore della subfornitura della microelettronica in un contesto strategico. Memc realizza infatti i cosiddetti “wafer”.

Memc leader italiana nei wafer

I wafer sono una base costituita da materiali semiconduttori su cui poi i chip sono materialmente inseriti e impiantati, spessi meno di un millimetro e con diametri variabili, rappresentanti le unità di molti dispositivi economici.

Un singolo chip, chiaramente, spesso non riesce a essere produttivo di per sé a meno che non sia inserito in un contesto più ampio. In sostanza è come se le componenti di un chip fossero protoni e neutroni, il chip stesso un atomo e i wafer la molecola di cui si compone la materia del sistema elettronico. E Memc è una delle aziende capofila in Europa. Produce a Merano, in Alto Adige, le basi di silicio per i suoi wafer e a Novara procede ad assemblare questi ultimi.

La storia di Memc, da Montedison a GlobalWafers

L’azienda nacque in seno al gruppo Montedison nel 1974 come Smiel – Società Materiali Iperpuri per l’Elettronica – e già negli Anni Settanta e Ottanta si posizionò come partner strategico dell’industria tecnologica americana tra i primi produttori di wafer al mondo. Ha poi subito peregrinazioni legate a cambi di casacca della proprietà: nel 1980 Smiel passò a Dynamit Nobel, l’azienda tedesca fondata da Alfred Nobel; fu poi fusa, dopo l’acquisto da parte del gruppo tedesco Veba, con Monsanto Electronic Materials Company, la divisione elettronica dismessa del gigante della chimica oggi noto soprattutto per il diserbante Roundup.

Dal 1984, dunque, l’azienda ha il nome attuale: MEMC Electronic Materials, Sono seguite il passaggio al gruppo Eon, nato nel 1999 dalla fusione tra Veba e Vlag per creare un campione tedesco dell’energia, la vendita nel 2001 a Texas Pacific e, infine, nel 2016 a GlobalWafers che ne ha potenziato la produzione con una serie di investimenti, da ultimo quello che porterà all’espansione di oltre 11mila metri quadrati del polo produttivo di Novara, che supera già gli 80mila.

Il gruppo GlobalWafers è la terza produttrice al mondo di wafer di silicio. Ha sede a Hsinchu, Taiwan, e rappresenta un partner di filiera di un colosso come Tsmc, dominante nel mercato dei chip di base. La sua crescita in Italia mostra come la programmazione degli investimenti e la loro approvazione da parte di Roma vadano di pari passo non solo con le ambizioni dello sviluppo tecnologico-industriale ma anche con precise logiche strategiche e geopolitiche.

La Chip Valley tra tecnologia e sicurezza nazionale

Pochi giorni fa, in Olanda, il governo de L’Aja ha sostanzialmente preso il controllo di Nexperia, azienda dei chip di proprietà cinese, giustificando la scelta come necessità di sicurezza nazionale dettata dalla volontà di non subire carenze di semiconduttori.

Parimenti, prosegue la guerra tecnologica Usa-Cina a colpi di divieti all’export e sanzioni. In quest’ottica, Novara è laboratorio del de-risking italiano nel settore e della robusta crescita di catene del valore legate a partner non solo innovativi ma anche vicini sul piano politico, come è il caso del Paese di origine dell’azionista di riferimento di Memc, GlobalWafers, e di Silicon Box.

Si espande, dunque, la “Chip Valley” italiana, che tra Milano, Novara e la Brianza sta contribuendo a rafforzare la presenza tecnologica del sistema-Paese. Tenendolo agganciato ad alcuni settori delle decisive catene del valore dell’innovazione globale.

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