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Politica

Caos in Madagascar, presidente in fuga. I militari: “Abbiamo preso il potere”

Da protesta a ammutinamento, da ammutinamento a cambio di regime: sono stati giorni di alta tensione per il Madagascar dove, in fin dei conti, l’atteso smottamento è arrivato. Nella notte tra il 13 e il 14 ottobre il presidente Andry...

Da protesta a ammutinamento, da ammutinamento a cambio di regime: sono stati giorni di alta tensione per il Madagascar dove, in fin dei conti, l’atteso smottamento è arrivato.

Nella notte tra il 13 e il 14 ottobre il presidente Andry Rajoelina, dopo settimane di proteste avviate dai giovani contro il carovita, le scarse prospettive di sviluppo e i problemi energetici, ha lasciato il Paese a bordo di un aereo francese per dirigersi a Parigi e in giornata i militari unitisi alle proteste di piazza il 12 ottobre scorso hanno dichiarato la presa del potere.

Il Capsat prende l’iniziativa e destituisce Rajoelina

A guidarla l’unità d’élite delle forze armate, il Capsat (Corps d’armée des personnels et des services administratifs et techniques), già protagonista nel 2009 di un golpe che allora favorì l’ormai deposto presidente, guidato dal colonnello Michael Randrianirina. Rajoelina accusa il Capsat di aver organizzato un tentativo di omicidio e di aver lasciato il Paese per la sua sicurezza. Il Capsat, dal canto suo, smentisce qualunque progetto di eliminazione fisica del presidente. La realtà dei fatti, però, è che ormai il capo di Stato è ormai dimezzato. E l’onda lunga delle proteste ha portato sostanzialmente all’esaurimento del suo potere.

Rajoelina ha provato a comportarsi come un capo di Stato ancora di fatto operante. Ha, nota Madagascar Tribune, comunicato che “54 progetti finanziati da banche internazionali sono a rischio di sospensione e gli aiuti di bilancio, stimati in 100 milioni di dollari, potrebbero essere congelati se l’instabilità persistesse”, dichiarando: “È facile distruggere, ma difficile ricostruire”.

Rajoelina ha proseguito postando poi su X un messaggio ordinante lo scioglimento del Parlamento e la convocazione di nuove elezioni proprio mentre l’Assemblea Nazionale votava per la sua destituzione con 130 voti a favore, nessun contrario e una scheda bianca. Solo due giorni fa era stato rimosso dall’incarico il presidente del Senato e suo stretto alleato Richard Ravalomanana. Anche l’ex primo ministro Christian Ntsay e il tycoon malgascio Mamy Ravatomanga hanno lasciato il Madagascar passando da Mauritius, come hanno confermato alla stampa di Antananarivo le autorità di Port Louis.

Il Madagascar ribolle

Jeune Afrique segnala che le intenzioni di Randrianirina e dei suoi siano connesse alla volontà di fondare sull’Assemblea Nazionale il nuovo corso del Paese, sciogliendo il Senato e la Corte Costituzionale ritenute eccessivamente legate al vecchio regime.

Dopo anni in cui una carestia nel Sud del Paese ha prodotto gravi insicurezze in Madagascar, l’eredità del Covid-19 ha sconvolto l’economia, il Pil pro capite ha stagnato attorno i 500 dollari e, da ultimo, una popolazione per due terzi composta da under 25 si è trovata senza prospettive il governo di Rajoelina è stato delegittimato dalla piazza prima e dai militari poi. Il caos ha prodotto un cambio di governo subitaneo al primo ammutinamento. Ora il sentiero è incerto. Ma dopo Nepal, Bangladesh e Sri Lanka la rabbia delle piazze giovani ha raggiunto l’Africa, provocando un nuovo cambio di governo. E rendendo sempre più globale il trend delle proteste avviate dalla generazione Z nei Paesi in via di sviluppo.

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