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Politica

Caos in Madagascar: l’unità d’élite dell’esercito si unisce ai manifestanti, il presidente denuncia il golpe

Caos senza fine in Madagascar dove le proteste scoppiate lo scorso 25 settembre, che hanno finora causato 22 morti tra i manifestanti e le forze di sicurezza, hanno avuto un salto di qualità tra sabato 11 e domenica 12 ottobre...

Caos senza fine in Madagascar dove le proteste scoppiate lo scorso 25 settembre, che hanno finora causato 22 morti tra i manifestanti e le forze di sicurezza, hanno avuto un salto di qualità tra sabato 11 e domenica 12 ottobre dopo che l’unità d’élite dell’esercito, il Capsat (Corps d’armée des personnels et des services administratifs et techniques), ha rifiutato di proseguire la repressione e si è unita all’insurrezione contro il governo del presidente Andry Rajoelina.

Perché l’unità d’élite si aggiunge ai protestanti

La tensione è alle stelle perché il rifiuto del Capsat di procedere a stringere l’assedio sui protestanti, soprattutto di età molto giovane, che da settimana denunciano la corruzione sistemica e diffusa, i rincari di energia e elettricità, gli scarsi progressi nella lotta alla povertà e l’accentramento del potere in poche mani ha un valore strategico e simbolico. Nessuna unità militare ha per ora contrastato la scelta dei militari nella capitale Antananarivo, anche se il capo dello Stato, che di recente ha sciolto il governo per placare le proteste, denuncia un “tentativo illegale di presa del potere

Fu proprio il Capsat, che controlla anche la logistica e la distribuzione di risorse alle altre unità, a portare di fatto Rajoelina al potere in un precedente caso di golpe, nel 2009. Acquartierato a Soanierana nel sud della provincia di Antananarivo, il Capsat ha parlato per mezzo di un colonnello che dice di chiamarsi “Mickel” e che ha dichiarato che come soldati “ci rifiutiamo di essere pagati per sparare ai nostri amici, ai nostri fratelli, alle nostre sorelle”, aggiungendo che “noi militari non stiamo più svolgendo il nostro ruolo”, come riferito da “All Africa”.

Le difficoltà del Madagascar

Il ministro della Difesa, enerale di divisione, Deramasimanjaka Manantsoa Rakotoarivelo, ha raggiunto la sede del Capsat per discutere con i suoi vertici e cercare una mediazione, che per ora ha prevenuto scontri sanguinosi e una guerra civile.

Se non al golpe, siamo sicuramente all’intentona, alla premessa di un sommovimento tramite una mossa audace e netta. Del resto, Rajoelina sta puntando fortemente sulla militarizzazione del Paese in risposta alle proteste. Un altro generale, Ruphin Fortunat Zafisambo, è da poco il nuovo primo ministro del Paese, mentre i gruppi giovanili che animano le proteste diventano sempre più ostili e chiedono le dimissioni del capo dello Stato.

Gen Z in rivolta

Il passaggio del Capsat ai manifestanti è in tal senso un messaggio importante circa un vento che sta cambiando e che Rajoelina potrebbe dover capire molto presto. Nel frattempo, la protesta monta: “i giovani medici e studenti di medicina si sono uniti al collettivo e gli specializzandi hanno addirittura sospeso la loro attività per interventi non urgenti negli ospedali di tutto il Paese”, nota Africa Info, aggiungendo che essi “rivendicano migliori trattamenti contrattuali e la ristrutturazione dei nosocomi, ritenuti ormai obsoleti”. Il fermento cresce e con questo schieramento per il presidente la prospettiva potrebbe essere problematica, con un potenziale bivio tra dimissioni e rischio guerra civile. Comunque vada, un salto nel buio per questo tormentato Paese africano, conteso sul piano geopolitico tra India e Cina guardano alla finestra.

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