Il valore sportivo di Italia-Israele di martedì 14 ottobre appare molto modesto, di fronte a quello politico. La partita di Udine si giocherà, com’era prevedibile, nonostante le richieste di boicottaggio e le polemiche degli ultimi mesi. Ma, come ha detto bene il ct azzurro Gennaro Gattuso, “Ci saranno 5.000 persone dentro lo stadio e 10.000 fuori”.
Cifre ipotetiche e forse un po’ generose. Innanzitutto, al momento risulta che siano stati venduti meno di 4.000 biglietti per la partita, in netto calo rispetto a un anno esatto fa. Il 14 ottobre 2024, infatti, Italia e Israele si erano già affrontate nella stessa Udine, ma in una gara della Nations League: in quell’occasione, allo stadio Friuli erano presenti appena 11.700 persone.
Circa 2.000, invece, avevano manifestato nel pomeriggio in città, contestando la presenza di Israele a causa del genocidio in Palestina. Domani, ci si attende una partecipazione ancora maggiore al corteo che partirà da Piazza della Repubblica alle 17.30, poco più di tre ore prima del calcio d’inizio. Difficilmente si arriverà a 10.000 manifestanti, ma è possibile che la cifra delle persone sugli spalti e quella delle persone in piazza sia quasi identica.
Secondo la Gazzetta dello Sport, ci sarà anche il Mossad, autorizzato dalle autorità italiane a mandare alcuni suoi agenti a garantire la sicurezza della squadra. Di sicuro non ci sarà Alberto Felice De Toni, il sindaco di Udine, che aveva già dovuto accettare a malincuore la partita di un anno fa e che quest’anno è stato ancora più critico verso l’incontro. È servito a poco, però: lo stadio Friuli è in concessione alla squadra locale, l’Udinese, per cui il Comune non aveva possibilità di bloccare la partita. De Toni ha comunque annunciato che, invece che sugli spalti, sarà a una veglia per la pace in Palestina.
Un anticipo di ciò che potrebbe accadere lo si è visto sabato sera a Oslo, dove Israele ha perso 5-0 contro la Norvegia. Circa 1.500 persone hanno protestato nelle strade cittadine, arrivando vicino all’Ullevaal Stadion, mentre, per ragioni di sicurezza, le autorità norvegesi hanno deciso di ridurre di 3.000 posti la capienza dello stadio.
La protesta pro-Pal, però, è arrivata anche sugli spalti, e addirittura in campo. Prima del fischio d’inizio, i tifosi locali hanno esposto una grande bandiera della Palestina, e un’altra con la scritta “Lasciate vivere i bambini”. Successivamente, l’inno israeliano è stato fischiato, e durante il primo tempo di gioco la partita è stata brevemente interrotta da un invasore di campo, che indossava una maglietta con sopra scritto “Free Gaza”.
Norvegia e Italia, le differenze
Di sicuro, a Udine la manifestazione non giungerà fino ai cancelli dello stadio, che dista 4 chilometri dal centro cittadino. Non è da escludere una protesta sugli spalti, possibilmente meno ambigua di quella vista nella gara di andata a Debrecen dell’8 settembre. In quell’occasione, gli Ultras Italia si voltarono di spalle durante l’inno israeliano, ma non si era visto né sentito nessun simbolo o coro in favore della Palestina, probabilmente anche per via delle note tendenze politiche di estrema destra del gruppo di sostenitori al seguito degli Azzurri.
Di sicuro, tra Norvegia e Italia cambia il contesto generale attorno all’evento. Il governo di Oslo ha riconosciuto lo Stato della Palestina già nel maggio 2024, mentre l’Italia ancora non intende farlo, e anzi è tra i principali sostenitori di Israele nella comunità internazionale.
Una differenza che si riflette anche in ambito sportivo: la presidente della Federcalcio norvegese, Lise Klaveness, ha da tempo condannato le violenze israeliane a Gaza, e già un mese fa aveva deciso di donare l’intero incasso della gara di sabato a Medici Senza Frontiere. Mentre il calcio norvegese ha preso posizione in favore dell’esclusione di Israele dalle competizioni internazionali, la FIGC ha evitato di esprimersi chiaramente sulla questione. La scorsa settimana, la Federcalcio italiana ha comunicato che farà una donazione alla ong Médecins du Monde, tramite la UEFA Foundation for Children.
Per contro, a dispetto degli scandinavi, il nostro Paese è divenuto uno dei principali epicentri delle proteste filo-palestinesi delle ultime settimane, contrastando con la posizione del governo di Giorgia Meloni. Gli stessi attivisti pro-Pal, però, hanno posizioni differenti su come approcciarsi alla partita: da un lato, c’è chi vorrebbe il boicottaggio totale, sia dell’evento dal vivo che in tv, prediligendo scendere in piazza. Dall’altro, c’è chi preferirebbe essere presente allo stadio per contestare direttamente i giocatori israeliani.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

