Skip to content
Media e Potere

Amici per il clima, nemici per Gaza: così i grandi leader hanno “scaricato” Greta Thunberg

Sembra passata un’eternità da quando l’attivista svedese Greta Thunberg, nel 2019, veniva indicata dalla rivista Time come “Personaggio dell’anno” per aver dato “voce a un problema globale” in quanto “simbolo di un passaggio generazionale in ambito politico e culturale”. Attraverso...

Sembra passata un’eternità da quando l’attivista svedese Greta Thunberg, nel 2019, veniva indicata dalla rivista Time come “Personaggio dell’anno” per aver dato “voce a un problema globale” in quanto “simbolo di un passaggio generazionale in ambito politico e culturale”. Attraverso una sofisticata ma efficace operazione di marketing politico, nei mesi precedenti Thunberg divenne infatti il simbolo mondiale di una nuova generazione che chiedeva ai potenti della Terra di impegnarsi, concretamente, nella lotta ai cambiamenti climatici. Spesso anche con dei toni apocalittici che non sempre rispecchiavano quella pretesa di rappresentare la “scienza“.

Vista l’incredibile popolarità della Gretamania e dei Fridays for Future, in quel periodo Thunberg venne trionfalmente accolta da tutti i più importanti consessi del potere internazionale, dalle Nazioni Unite al World Economic Forum di Davos. E i politici di tutto il mondo – da Barack Obama a Ursula von der Leyen – fecero la fila per farsi un selfie e stringere la mano con l’attivista più amata dai giovani. Il palazzo aveva aperto le porte a Greta.

Il silenzio dei big su Greta Thunberg

Sono passati 6 anni e, da allora, tutto è cambiato. Non ci sono più né tappeti rossi, né accoglienze calorose. Sarà che l’ultima battaglia della giovane attivista non scalda i cuori dell’élite mondiale? Greta, nelle scorse ore, è atterrata ad Atene dopo essere stata espulsa da Israele insieme ad altri 161 attivisti che avevano preso parte alla Global Sumud Flotilla: Thunberg era stata arrestata dall’esercito israeliano a largo di Gaza, in acque internazionali, dove la flottiglia è stata intercettata.

Secondo documenti visionati dal Guardian, Thunberg ha denunciato alle autorità svedesi di essere stata sottoposta a trattamenti duri durante la sua detenzione. In un’email del ministero degli Esteri svedese indirizzata a persone vicine all’attivista, un funzionario che ha visitato Thunberg in carcere ha riferito che la giovane ha lamentato condizioni di detenzione difficili: “Greta ha informato di aver sofferto di disidratazione, ricevendo quantità insufficienti di acqua e cibo. Ha anche sviluppato eruzioni cutanee che sospetta siano state causate da punture di cimici. Ha descritto trattamenti duri e ha riferito di essere stata costretta a rimanere per lunghi periodi su superfici dure”.

Eppure, dai coniugi Obama passando per DiCaprio fino a Ursula von der Leyen, nessuno dei grandi leader politici, attori, cantanti, che nel 2019 appoggiò la causa dell’attivista per il clima ora, che si tratta di Gaza e di Israele, ha espresso una parola di supporto nei confronti di Greta. Anche solo per chiedere alle autorità israeliane di trattare lei e gli altri attivisti della Flotilla con il dovuto rispetto e non come “terroristi”, come ha pubblicamente evidenziato – con orgoglio – il ministro Itamar Ben-Gvir al porto di Ashod.

Niente prime pagine né selfie. L’attivista più famosa del mondo è improvvisamente diventata marginale? Nessun ha nemmeno alzato un dito per difenderla dalle parole del presidente Usa, Donald Trump, che l’ha accusata di avere problemi a gestire la rabbia. Strano, perché in passato vip e leader di tutto il mondo non si sono fatti problemi a prendere posizione contro il tycoon. In questo caso, però, regna un imbarazzante silenzio.

“Dov’è Obama?” ha osservato su X il giornalista Max Blumenthal, prima che l’attivista svedese venisse liberata. “Ha sfruttato l’immagine di Greta Thunberg per costruire la sua fondazione neoliberista. Ora che lei è prigioniera di Israele, in una prigione di tortura israeliana, dopo aver cercato di infrangere un assedio che lui ha facilitato per 8 anni, lui l’ha data in pasto ai lupi”.

Noi di InsideOver mettiamo passione nel nostro lavoro. Ma siamo anche convinti che la passione senza una seria documentazione rischi di essere inutile. Se ti convince questo approccio, puoi sostenerlo e farne parte abbonandoti al nostro giornale. Aiutando così noi ma anche l’informazione indipendente.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.