Cipro, situata ai margini del Levante, negli ultimi anni è considerata la “Nuova Terra Promessa” o la “porta sul retro d’Israele”. L’isola infatti è al centro di una crescente influenza israeliana: da un lato attraverso investimenti immobiliari, dall’altro come base strategica per esercitazioni e operazioni legate al genocidio a Gaza.
Cipro è uno Stato insulare del Mediterraneo Orientale, membro dell’Unione Europea. L’isola è per il 36% occupata illegalmente dalla Turchia, mentre le aree di Akrotiri e Dhekelia sono ancora amministrate dal Regno Unito come basi militari. Oggi, l’isola rappresenta una retrovia strategica per Israele, che vi esercita una crescente influenza. Se prima Cipro era la meta per le vacanze prediletta dagli israeliani, dal 2020 e quindi dall’era della pandemia, sempre più israeliani hanno iniziato a trasferirsi stabilmente a Cipro, diventando il quarto gruppo più grande di acquirenti stranieri. L’afflusso di trasferimenti si è sviluppato in tre fasi diverse, tutte caratterizzati da crisi profonde che hanno destabilizzato il tessuto sociale israeliano: la pandemia nel 2020, la riforma giudiziaria nel 2023 ed infine il genocidio a Gaza iniziato due anni fa. Oggi si stima che a Cipro si siano trasferiti dai 15 ai 16 israeliani e questo, negli ultimi mesi, ha portato a un ingente afflusso di investitori israeliani e ad un ingente ondata di acquisizioni immobiliari.
Stefanos Stefanou, leader del partito d’opposizione Akel, parla di un’acquisizione organizzata di terreni da parte di Israele, che ha come fine rendere Cipro una enclave satellite nel Mediterraneo orientale. Le accuse di antisemitismo non sono mancate al leader di Akel, che a giugno aveva già portato avanti una mozione parlamentare per frenare le cosiddette Golden Visa, le quali permettono a cittadini non europei di acquisire il passaporto cipriota attraverso l’acquisito di proprietà immobiliari. La Golden Visa rappresenta dunque uno dei principali mezzi attraverso cui i cittadini israeliani si trasferiscono stabilmente nell’isola nel minor tempo possibile.
La maggior parte degli acquisti viene fatta nella costa meridionale dell’isola: a Larnaca si contano 1.300 immobili, a Limassol 1.100 e a Paphos circa 1.300. La costa meridionale è infatti strategica: vicino ai porti e luogo ideale per le costruzioni di resort, palazzine sul mare e soprattutto le famose gated community, dove vivono la maggior parte degli israeliani sull’isola. Queste ultime sono complessi recintati e controllati da guardie di sicurezza e sistemi elettronici, che offrono appartamenti e ville di lusso con vista mare e servizi condominiali di alto livello. Tra i servizi comuni al suo interno vi sono giardini, aree gioco, campi sportivi e a volte anche negozi e scuole.
Oltre agli acquisti di immobili singoli, a Cipro vengono portati avanti ingenti progetti di investimenti immobiliari da parte di agenzie israeliane: tra questi i progetti di Limassol Marina, City of dreams Mediterranean, Olympic Residences, Sunrise Beach resort, Palladium Residences, Palm Residences, Lumina Mare, Aqua Residences, One Limassol ed altri. I progetti sono tutti di tipo residenziale e commerciale, con residenze private, ville di lusso, appartamenti, ristoranti, negozi e porti turistici. Tra i progetti più costosi ed ingenti portati avanti dal consorzio israeliano c’è sicuramente quello stabilito in accordo con il governo cipriota e che riguarda la riqualificazione urbana di Larnaca. Il progetto da circa un miliardo di euro si divide in tre progetti principali: Larnaca Seafront Development, Larnaca Marina e Larnaca Bay. Tutti comprendono la riqualificazione dell’infrastruttura portuale, lo sviluppo del porto turistico, la riqualificazione della rete stradale, delle aree verdi, dei parchi e dei marciapiedi, nonché unità abitative, locali di ristorazione e intrattenimento e negozi, per un periodo compreso tra 10 e 15 anni.
Le missioni di ricognizione su Gaza
Cipro però, non è solo meta di investimenti immobiliari e la nuova terra a cui gli israeliani guardano per una vita serena lontana da conflitti e crisi, ma è anche un luogo di intensa cooperazione militare con Israele: l’isola, infatti, avendo due basi militari britanniche a Akrotiri e Dhekelia, è anche un territorio strategico per le missioni di ricognizione su Gaza ed un territorio su cui l’esercito israeliano porta avanti esercitazioni.
Israele si stabilisce così l’alleato più stretto nella regione come affermato da Nikos Christodoulidīs, presidente della Repubblica di Cipro, ma questa alleanza non è nuova come non sono nuove le mire espansionistiche sioniste nell’isola. Infatti, non si potrebbe capire questo assedio immobiliare e questo nuovo fenomeno abitativo se non si facesse riferimento alle radici storiche del sionismo, alle affermazioni dei leader sionisti e ai legami strategici dei due Stati.
Nel 1899, durante il Terzo Congresso Sionista, l’attivista sionista David Trietsch propose che lo Stato ebraico inizialmente fosse stabilito a Cipro, considerando la sua vicinanza a Israele e il suo clima favorevole per gli ebrei europei: “Non dovrebbero cercare rifugio in terre favorevoli per l’insediamento europeo, poiché incontrerebbero resistenza in ogni paese di questo tipo. Inoltre, non sarebbero in grado di insediarsi in modo efficiente nelle regioni tropicali. Considerando queste condizioni, Cipro è la località più adatta per l’insediamento ebraico. Sebbene l’isola non attiri i coloni europei, il suo clima è adatto agli europei e, soprattutto, è vicina a Israele, fungendo da porta d’accesso a esso.”
Trietsch suggerì che, una volta migliorata la situazione in Eretz Israel, gli ebrei di Cipro avrebbero poi migrato nella terra promessa. Sebbene la proposta fosse accettata da Theodor Herzl, fu immediatamente respinta dalla leadership del Congresso. Nonostante ciò, Herzl continuò a considerare Cipro come un’opportunità, scrivendo nel novembre del 1899 che l’isola, sotto il controllo britannico, poteva essere un trampolino per raggiungere il suo obiettivo principale: la Terra d’Israele. Herzl immaginava che gli ebrei si sarebbero radunati a Cipro e, un giorno, avrebbero viaggiato verso la Terra d’Israele per riprenderla con la forza.
Da parte sua Cipro ha colto l’opportunità di collaborare con Israele nel 2008, durante la crisi dei rapporti tra Israele e Turchia. Da lì, il governo cipriota ha sempre cercato di manifestare appoggio a Tel Aviv, difatti nel 2010, durante la partenza della missione della Freedom Flotilla verso Gaza, le autorità cipriote erano state chiare dichiarando che i porti ciprioti non potessero essere dei trampolini di lancio della Flotilla e che agli attivisti non era possibile lasciare l’isola per unirsi alla Flotilla.
I rapporti tra Cipro e Israele si sono poi saldati con la scoperta di gas naturale nel Mediterraneo Orientale, che ha portato alla costruzione del gasdotto “East Med”, meccanismo tripartito tra Grecia, Israele e Cipro per portare gas all’Europa attraverso Grecia e Italia. Nel Mediterraneo Orientale si è creata così una cooperazione tra Israele, Cipro, Grecia e USA in materia di coordinamento della difesa, esplorazione energetica ed esercitazioni militari. Questo ha dunque portato Israele e Cipro ad avere una stretta collaborazione in materia di sicurezza, energia e tecnologia che solo nel 2022 ha fruttato 1,33 miliardi di dollari. Soprattutto nel campo della difesa, Israele viene visto come un possibile protagonista per la liberazione di Cipro del nord dall’occupazione turca e soprattutto dopo le tensioni tra Cipro e Turchia nel Mediterraneo Orientale, Israele ha fornito a Cipro tecnologie di difesa avanzate, tra cui sistemi di missili antiaerei e tecnologie di sorveglianza, oltre ad addestramenti militari congiunti. Un’ ipocrisia tutta occidentale questa, visti i settantasei anni di occupazione israeliana in Palestina.
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