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Guerra

Notte storica in Europa: dall’Italia alla Francia, l’abbordaggio della Flotilla riempie le piazze

Una notte storica per l’Europa, non c’è altro termine per definirla: l’abbordaggio della Global Sumud Flotilla diretta verso Gaza da parte delle forze armate israeliane e l’arresto degli attivisti umanitari impegnati nella missione di consegna aiuti ha suscitato un moto...

Una notte storica per l’Europa, non c’è altro termine per definirla: l’abbordaggio della Global Sumud Flotilla diretta verso Gaza da parte delle forze armate israeliane e l’arresto degli attivisti umanitari impegnati nella missione di consegna aiuti ha suscitato un moto di portata continentale. Dal Belgio all’Italia, dalla Spagna alla Turchia decine di migliaia di persone sono scese nelle piazze, nelle strade e nei luoghi d’assembramento pubblici per protestare e mostrare solidarietà agli arrestati.

Un moto spontaneo, apartitico e non coordinato ma che ha avuto forza di marea. E che permette di considerare la questione della Global Sumud Flotilla sotto una lente diversa: e non si parla del giudizio della missione in sé quanto piuttosto del vento culturale che la guerra con portata genocida scatenata da Israele ha suscitato.

A Napoli i manifestanti, sventolando le bandiere palestinesi, hanno occupato pacificamente, senza scontri, l’ingresso della stazione centrale dei treni. A Milano la gente è scesa in piazza nei dintorni della stazione di Cadorna, a Roma in Piazza dei Cinquecento vicino Termini. A Bologna è stata occupata la Facoltà di Giurisprudenza. “Clash Report” contava almeno sedici manifestazioni in tutto il Vecchio Continente.

Sarà difficile per chi ha provato a costruire una contro-narrazione sulla storia della guerra di Gaza e dello sdegno che hanno provocato le mosse di Israele cercare regie occulte, trame o problemi nelle manifestazioni. Il dato incontrovertibile è che di fronte a un fatto di cronaca molte delle maggiori città europee hanno visto manifestazioni di questo tipo e che nutriti gruppi di persone sono scese in piazza la sera o addirittura nel cuore della notte in solidarietà con la Flotilla, ma forse sarebbe meglio dire di Gaza in sé, come monito contro l’indifferenza verso il suo dramma. Non è una protesta di destra o di sinistra, di questo o di quel partito, di una causa istituzionale o di una campagna politica, ma un’onda anomala che chiede di dire stop a un certo tipo di decisioni, alla scelta di mantenere sempre le cose come stanno, in un certo senso all’ingiustizia del mondo.

L’Europa ad oggi ha avuto pochi pungoli sulla questione di Gaza e sulla denuncia delle violenze senza quartiere: perso il più autorevole di tutti, Papa Francesco, e dopo il rafforzamento nella durezza contro Israele del combattivo (ma finora sostanzialmente solitario) governo spagnolo di Pedro Sanchez gli europei hanno scelto la via della piazza. L’Italia è l’epicentro di questo movimento, e i video raccontano di persone normali, come chi scrive questo articolo e lo legge, che hanno sfidato una sostanziale indifferenza e con spontaneità hanno preso una decisione netta e, al netto di ogni giudizio sulla missione della Flotilla in sé, coraggiosa.

Parlando della manifestazione del 22 settembre scorso per Gaza, il direttore Fulvio Scaglione ricordava che essa ha avuto successo perché “ha centrato uno stato d’animo che è molto ma molto più largo del nostro Paese”. Parole confermate dallo slancio di stasera e attese alla prova del prossimo sciopero convocato dall’Unione Sindacale di Base per il 3 ottobre. Destinato a essere una premessa per una nuova, massiccia mobilitazione che non può lasciare indifferenti.

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