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Mentre il mondo trattiene il fiato, la Global Sumud Flotilla, la più grande missione umanitaria mai organizzata per rompere il blocco navale su Gaza, ha varcato la fatidica soglia: la “zona ad alto rischio”, a 150 miglia nautiche (circa 278 km) dalla costa palestinese. Qui, in acque internazionali, flotille precedenti sono state attaccate o intercettate dalle forze israeliane, come nel tragico episodio del 2010 con la Mavi Marmara, in cui persero la vita nove attivisti.

Oggi, oltre 50 imbarcazioni con più di 500 partecipanti da 44 paesi – tra cui medici, avvocati, parlamentari e celebrità come Greta Thunberg – navigano determinate, cariche di aiuti umanitari: cibo, medicine e formula per latte in polvere, per contrastare la carestia dichiarata dall’Onu. Anche se è chiaro che si tratta di un’iniziativa politica, con l’obiettivo di rompere il silenzio – e l’omertà dei governi – sul genocidio in corso nella Striscia di Gaza.

“Manovre pericolose di Israele”: la denuncia degli attivisti della Flotilla

Per la Flotilla è stata una notte carica di tensione. Droni non identificati hanno sorvolato le navi per ore, mentre vascelli militari israeliani, secondo le testimonianze degli attivisti, hanno compiuto manovre aggressive. Un’imbarcazione della marina israeliana ha avvicinato da vicino le navi di testa, Alma e Sirius, spegnendo le luci e circondandole in cerchio con tattiche pericolose, danneggiando i sistemi di comunicazione.

“È stata un’intimidazione calcolata”, ha riferito un attivista a bordo via social media, confermando che non c’è stata un’intercettazione formale, ma solo un “assaggio” di ciò che potrebbe arrivare. La flotta ha attivato protocolli di sicurezza, rallentando la rotta per evitare un confronto notturno, e ora si trova a sole 121 miglia nautiche da Gaza.

“Proseguiamo la missione”

Gli organizzatori della Global Sumud Flotilla, partita il 31 agosto da Barcellona sotto l’egida della Freedom Flotilla Coalition e del Global Movement to Gaza, non si lasciano scoraggiare. “Continuiamo a navigare indisturbati dalle minacce israeliane e dalle tattiche di intimidazione”, si legge in un post ufficiale su X dall’account @gbsumudflotilla. “Occhi sulla missione. Occhi su Gaza”.

Israele mobilita: 500 poliziotti e forze speciali pronte all’abbordaggio

Dall’altra parte, Israele non nasconde le sue intenzioni. Secondo il quotidiano Ynet, circa 500 agenti di polizia saranno schierati al porto di Ashdod, pronto ad accogliere gli attivisti in caso di intercettazione. Ospedali della zona sono stati allertati per rinforzare i reparti in vista di possibili feriti. Il broadcaster pubblico Kan ha rivelato che l’unità d’élite della Marina israeliana, Shayetet 13, guiderà l’operazione per “prendere il controllo” delle navi, trasferendo i partecipanti su vascelli militari per un interrogatorio a terra.

Chi collaborerà sarà deportato ai paesi d’origine, mentre altri potrebbero finire nella prigione di Ketziot. Alcune imbarcazioni, ha aggiunto Kan, potrebbero essere trainate a riva o addirittura affondate in mare. Queste preparazioni arrivano dopo settimane di tensioni: droni turchi hanno sorvolato la flotta per tre giorni, mentre navi da guerra di Italia e Spagna l’hanno scortata fino al limite della zona di esclusione israeliana, prima di ritirarsi per evitare “incidenti diplomatici”.

Non mancano le polemiche su questo fronte. Francesca Albanese, relatrice speciale Onu sui diritti umani nei territori palestinesi, ha duramente criticato il governo italiano per aver ritirato l’equipaggio una volta raggiunta la zona a 150 miglia da Gaza. In un post su X, Albanese ha tuonato: “Mentre la Flotilla si prepara a entrare nelle acque di Gaza con la sua missione umanitaria, il governo italiano si prepara ad abbandonarli, lasciando Israele libero di commettere ulteriori violazioni e di proseguire indisturbato il genocidio”. Roma aveva proposto di deviare gli aiuti a Cipro per una distribuzione via Chiesa cattolica, ma la flotta ha respinto l’idea, definendola un “sabotaggio”.

Accuse contro il governo che hanno innescato una polemica a distanza con il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni: “Leggo con stupore le parole della Flotilla che mi accusa di considerare “un pericolo” civili disarmati e navi cariche di aiuti” ha scritto Meloni in un post pubblicato sui social. “La verità è semplice: quegli aiuti possono essere consegnati senza rischi attraverso i canali sicuri già predisposti. Insistere nel voler forzare un blocco navale significa rendersi – consapevolmente o meno – strumenti di chi vuole far saltare ogni possibilità di un cessate il fuoco. Perciò risparmiateci le lezioni di morale sulla pace se il vostro obiettivo è l’escalation. E non strumentalizzate la popolazione civile di Gaza se non vi interessa davvero il loro destino”.

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