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Guerra

Tomahawk all’Ucraina per colpire anche Mosca? Gli apparati Usa discutono rischi e vantaggi

Il dilemma dei Tomahawk all'Ucraina e lo scontro negli apparati Usa mentre si pensa al rischio escalation con Mosca.

Gli Usa forniranno i potenti missili Tomahawk all’Ucraina per aumentare la sua capacità di colpire in profondità sul suolo russo? Nelle ultime settimane si discute apertamente di quella che potrebbe essere una vera e propria rivoluzione nel sostegno al Paese invaso, un’ipotesi fortemente sponsorizzata dal presidente Volodymyr Zelensky e che ora è al vaglio dell’amministrazione di Donald Trump.

Perché Kiev vuole i missili Usa

Capace di portare una testata di 454 km a una distanza compresa tra 1.250 e 2.500 km nelle varie versioni in cui è stato realizzato, il Tomahawk è stato protagonista di tutte le grandi operazioni militari statunitensi dalla Guerra del Golfo all’Operazione Midnight Hammer contro i siti nucleari iraniani del giugno scorso. Utilizzato principalmente nella sua versione navale, il Tomahawk è versatile: nel 2020 l’Esercito Americano ha selezionato proprio il Tomahawk per sostenere la sua capacità di attacco a medio raggio.

Zelensky chiede a gran voce i Tomahawk come nuovo capitolo della fornitura d’armi a Kiev e come componente potenzialmente in grado di aggiungere valore aggiunto alla capacità di proiezione delle forze armate ucraine. I Tomahawk superano in gittata sia i missili Scalp/Storm Shadow franco-britannici già in uso che i tanto ambiti Taurus tedeschi. L’Ucraina usa anche i Neptune prodotti sul fronte interno per attacchi a medio raggio.

Con i Tomahawk anche Mosca nel mirino

La fornitura di Tomahawk determinerebbe un aumento sensibile dei bersagli potenzialmente indicabili nel mirino dall’Ucraina. Joe Biden si è rifiutato di fornire all’Ucraina missili tanto devastanti, ad oggi utilizzati in operazione solo dal Regno Unito oltre che dagli Usa e forniti alle marine di Australia e Paesi Bassi.

“L’Ucraina ha cercato di aggirare la riluttanza dei suoi partner a fornire armi a lungo raggio sviluppando sistemi propri, come il Palianytsia e il Flamingo, sebbene non abbiano la comprovata esperienza decennale del Tomahawk”, nota Axios. Con i Tomahawk, Kiev potrebbe potenzialmente mettere nel mirino anche Mosca e, con molte versioni, San Pietroburgo, oltre a poter raggiungere molti obiettivi militari e industriali nel cuore della Federazione Russa.

I dubbi di Bryen sui Tomahawk all’Ucraina

Per Zelensky riceverli rappresenterebbe l’opportunità di alzare il livello dello scontro e, a suo avviso, forzare la Russia e Vladimir Putin a sedersi al tavolo delle trattative colpendo basi aeree, impianti logistici e infrastrutture energetiche. Ma molti esperti hanno avvertito sui rischi.

In particolare Stephen Bryen, ex sottosegretario durante l’amministrazione di Ronald Reagan ed esperto di questioni militari e securitarie, ha avvertito a riguardo sull’Asia Times: in particolare, Bryen ha avvertito che per la complessità dell’asset, se gli Stati Uniti dovessero consegnare i Tomahawk all’Ucraina i missili dovrebbero essere azionati da tecnici statunitensi o britannici e dovrebbero essere supportati dai servizi segreti statunitensi per selezionare i bersagli e programmare i missili per colpirli”

Per Bryen questo è un rischio:

La Russia considererebbe i Tomahawk un intervento diretto degli Stati Uniti , e in effetti non esiste un modo conveniente per gli Stati Uniti di negare l’utilizzo di tali armi. Ciò significa che se Trump autorizzasse i missili, ordinerebbe anche all’esercito statunitense (o a quello britannico surrogato) di usarli contro la Russia.

Un profilo di rischio da considerare vista la natura estremamente aggressiva dei Tomahawk, la cui fornitura significherebbe la caduta di tutte le restrizioni imposte dagli Stati Uniti all’Ucraina sull’uso delle armi a lungo raggio sul suolo ucraino. Ad oggi a difendere tale restrizioni è particolarmente Pete Hegseth, capo del Pentagono. Il Segretario alla Difesa è stato accusato dall’interno del Partito Repubblicano dal deputato del Nebraska, Don Bacon, di frenare volontariamente per questa concessione.

La decisione sui Tomahawk in mano a Trump

Keith Kellogg, inviato speciale di Trump per gli Ucraina, dice che la risposta finale sarà nelle mani del presidente. Chiaramente l’Ucraina dovrà pagare, o farsi pagare dagli alleati europei, per i missili realizzati da Rtx qualora volesse approvvigionarsi negli Usa, che hanno uno stock di 4mila missili circa. Hegseth nei giorni scorsi ha chiesto all’industria di aumentare lo stock di missili a disposizione del Pentagono, motivando le richieste con le possibili tensioni con la Cina e la necessità di difendere la deterrenza americana. Mossa strategica o tentativo di sottolineare la carenza di asset nelle mani americane mentre Trump decide?

Tutto può essere. Vero è che la decisione sui Tomahawk sarà forse la più strategica sulle forniture di armi all’Ucraina e potrebbe giocare un ruolo nella capacità di Kiev di esercitare una vera proiezione. E dunque su quella degli Usa di pressare manu militari la Russia e di manifestare la volontà politica di farlo.

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