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C’è un nuovo partner commerciale per l’Ue: l’Indonesia (ma guai a parlare di alcol)

Fumata bianca tra l’Indonesia e l’Unione europea. Ci volevano i dazi statunitensi a spingere Bruxelles e Jakarta a siglare il Partenariato economico globale Indonesia-Unione europea (IEU-CEPA), un importante accordo economico raggiunto dopo quasi un decennio di intense negoziazioni tra le...

Fumata bianca tra l’Indonesia e l’Unione europea. Ci volevano i dazi statunitensi a spingere Bruxelles e Jakarta a siglare il Partenariato economico globale Indonesia-Unione europea (IEU-CEPA), un importante accordo economico raggiunto dopo quasi un decennio di intense negoziazioni tra le parti.

Il commissario europeo per il Commercio, Maros Sefcovic, e il ministro indonesiano per gli Affari Economici, Airlangga Hartarto, hanno in realtà firmato a Bali due intese: l’IEU-CEPA e l’Investment Protection Agreement (IPA), relativo invece alla protezione degli investimenti. Mentre il primo dei due, il Comprehensive Economic Partnership Agreement, eliminerà la maggior parte dei dazi sulle esportazioni dell’Ue verso la più grande economia del Sud Est Asiatico, e viceversa, il secondo aprirà le porte a Bruxelles per investire in settori strategici come quello dei veicoli elettrici.

“Sono convinto che la conclusione dei negoziati sia solo l’inizio di un nuovo entusiasmante capitolo”, ha affermato Sefcovic. Airlangga ha invece definito il CEPA “una pietra miliare” che mitigherà “i rischi derivanti dall’impatto della guerra tariffaria globale”. I colloqui, avviati nel 2016, erano stati bloccati da problemi riguardanti l’olio di palma e le norme sulla deforestazione. Tuttavia, l’aggressiva politica tariffaria di Trump ha costretto Ue e Indonesia ad accelerare il raggiungimento di un accordo.

Airlangga Hartarto, a sinistra, con Maros Sefcovic, a destra

Il super accordo tra Ue e Indonesia

Il CEPA dovrebbe consentire agli esportatori dell’Ue di risparmiare circa 600 milioni di euro all’anno in dazi. Grazie al patto, inoltre, circa l’80% delle esportazioni indonesiane verso il continente europeo, tra cui olio di palma, calzature, prodotti tessili e prodotti ittici, saranno esenti da tariffe doganali.

Ricordiamo che Bruxelles è il quinto partner commerciale dell’Indonesia – 30,1 miliardi di dollari di scambi bilaterali nel 2024 – e che adesso otterrà un accesso più ampio ai 280 milioni di consumatori indonesiani. Il CEPA con Jakarta è poi il terzo accordo commerciale dell’Ue con i Paesi del Sud Est Asiatico dopo quelli siglati con Singapore e Vietnam. L’intesa, messa nera su bianco, dovrà essere ratificata dagli Stati membri dell’Ue, dal Parlamento europeo e dall’Indonesia prima di entrare in vigore, probabilmente entro il 2027.

Il governo indonesiano stima che il doppio accordo possa generare un impatto positivo sull’economia nazionale fino a 2,8 miliardi di dollari e contribuire alla creazione di oltre 5 milioni di posti di lavoro. “Grazie alle caratteristiche complete dell’IEU-CEPA, si prevede che le esportazioni dell’Indonesia verso l’Unione Europea aumenteranno di 2,5 volte nei prossimi cinque anni di attuazione”, ha affermato Airlangga.

Il tabù degli alcolici

Nell’accordo commerciale rientreranno anche due settori tabù per l’Indonesia, il più grande Paese musulmano al mondo con circa 245 milioni di fedeli (l’85% della popolazione): quelli di vini e liquori.

Jakarta ha accettato per la prima volta di aprire il suo mercato degli alcolici all’Ue. Tuttavia, sotto la pressione dei negoziatori indonesiani, Bruxelles ha accettato di non farne cenno nelle comunicazioni ufficiali. “Non lo stiamo pubblicizzando troppo a causa della delicatezza della questione per i nostri partner”, ha dichiarato al sito Politico un alto funzionario dell’Ue.

Il CEPA si è dunque sviluppato attraverso un tesissimo equilibrio, volto sia a garantire vittorie commerciali agli esportatori europei che a rispettare la rigida posizione culturale e religiosa dell’Indonesia in materia di alcolici.

Le quote sono modeste: 1.985 tonnellate per il vino e 400 tonnellate per i superalcolici con un dazio del 5%; oltre queste soglie scattano tariffe del 90% per i vini e del 150% sugli alcolici. L’Indonesia ha uno dei livelli di consumo di alcol più bassi del Sud Est Asiatico: solo 0,1 litri di alcol puro pro capite all’anno.

L’accesso all’alcol è fortemente limitato al di fuori delle principali città e delle zone turistiche, e il sentimento pubblico sulla liberalizzazione del prodotto è ampiamente negativo. I negoziatori europei intendono tuttavia puntare a centri turistici come Bali, dove l’alcol scorre già a fiumi, e rifornirli di prodotti europei. Guai però a parlarne troppo…

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