Tra fabbisogno interno e crescente domanda esterna, la Russia espande la propria capacità industriale nella produzione dei missili intercettori. Il colosso industriale della difesa russa, Almaz-Antey, avrebbe confermato lo scorso venerdì l’aumento della produzione di missili per sistemi di difesa antiaerea: “L’entrata in funzione di nuovi impianti di produzione – riporta la TASS – ha consentito all’azienda non solo di consegnare alcune attrezzature alle truppe in anticipo rispetto al previsto, ma anche di quadruplicare la produzione di numerosi prodotti e di aumentare la produzione di altri sistemi missilistici”. Il comunicato aggiunge anche che “solo nell’ultimo anno, la produzione di equipaggiamento tecnico per i sistemi missilistici antiaerei S-350 Vityaz e S-400 Triumph è più che raddoppiata e la produzione in serie di nuovi tipi di armi missilistiche è stata perfezionata”.
L’S-400, soprannominato Triumf o Triumph (nome NATO: SA-21 Growler), è un sistema missilistico terra-aria (SAM) a lungo raggio progettato per ingaggiare fino a 36 bersagli di diversa tipologia (velivoli ECM, radar-picket, velivoli da ricognizione, velivoli strategici e tattici, missili balistici tattici e a medio raggio), dotato di gittata massima di 400 km e capace di raggiungere un’altitudine di 30 km. Rispetto agli omologhi sistemi Patriot statunitensi, con intercettori sparati alla velocità di 5 Mach (circa 6125 km/h), i missili 40N6 del SAM russo sono in grado di viaggiare ad una velocità quasi tre volte superiore, fino a 14 Mach (circa 17.000 km/h).
Si tratta di un sistema che, con la sua entrata in servizio nel 2007, ha sostituito il precedente S-300 PMU-2 Favorit. E che, nonostante la prassi russa di adottare misure di sicurezza integrate per proteggere i propri asset in caso di conflitto con i Paesi acquirenti, ha conosciuto grande fortuna nell’export.
L’S-400 alla prova del fuoco: il caso indiano
Da inizio settembre sarebbero in corso nuove valutazioni, tra Mosca e Nuova Delhi, per l’ampliamento delle forniture di sistemi missilistici russi S-400 all’India. Nonostante la minaccia di sanzioni statunitensi, infatti, l’India acquistò i primi 5 esemplari di S-400 nel 2018: il timore che Nuova Delhi si potesse allontanare dai legami con Washington indusse la Casa Bianca a derogare dall’applicazione di sanzioni economiche ai sensi del “Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act” (CAATSA) contro l’India, che colpirono invece nel 2017 la Turchia per l’acquisto degli stessi sistemi di difesa anti-aerea (peraltro incompatibili con il sistema “Identification Friend or Foe” per distinguere tra amici e nemici utilizzato dagli aerei NATO).
Durante l’Operazione Sindoor (7-10 maggio) il Sistema integrato di comando e controllo aereo (IACCS) indiano ha impiegato, oltre i sistemi russi S-125 Pechora, OSA-AK e ZU-23-2 LLAD, anche alcune piattaforme indigene come il sistema missilistico Akash e, infine, il SAM S-400 Triumf, rinominato simbolicamente “Sudarshan Chakra” (dal nome del disco divino di Vishnu).
Definito un vero e proprio “game changer” dal capo dell’Aeronautica Militare Indiana, la performance del sistema SAM russo avrebbe soddisfatto Nuova Delhi nel confronto con le forze armate pakistane, segnando secondo fonti indiane “l’abbattimento terra-aria più lungo mai registrato” nella storia, con la distanza di 300 km dal bersaglio.
La produttività russa: tra resilienza e propaganda
Nel gennaio 2023, durante una visita allo stabilimento Obukhovsky di San Pietroburgo, Vladimir Putin aveva vantato la produzione annua di un numero di missili antiaerei superiori a quelli del resto del mondo messo insieme.
Dal momento che le aziende americane producono annualmente 600-650 missili antiaerei, la capacità produttiva russa sarebbe dunque stimata ad oggi fino a 2000 unità annue. Tuttavia, rimane non chiara la ripartizione di tipologia di missili intercettori prodotti: la maggior parte dei missili antiaerei russi appartiene al tipo a corto e medio raggio, compresi i sistemi di difesa aerea portatili. Pertanto, la produzione di missili intercettori per il più avanzato sistema russo a lungo raggio S-400 potrebbe essere stimata a ribasso, in un intervallo compreso tra diverse decine e un paio di centinaia di unità all’anno.
Benché sia difficile, soprattutto nella “fog of war” in corso, verificare l’esattezza di simili stime, è certo che la produzione russa proceda speditamente, anche per il mercato estero. Un ritmo produttivo sostenuto dai nuovi impianti presso lo stabilimento Obukhov di San Pietroburgo, lo stabilimento Avitek di Kirov, e quello di NMP di Nizhny Novgorod, tutti destinati alla produzione di sistemi avanzati di difesa aerea.
A rivelare questa tendenza è anche uno studio dell’International Institute for Strategic Studies, che a partire dallo scorso novembre ha documentato tramite evidenze satellitari l’espansione di alcuni impianti di produzione russi di motori a propellente solido. Una tecnologia utilizzata non soltanto per l’arsenale strategico e tattico a corto raggio di Mosca, ma anche per i differenti missili del sistema antiaereo del Triumph.
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