Carissime lettrici, cari lettori,
benvenuti a una nuova edizione di #InsideUsa, la vostra finestra sugli Stati Uniti, dove analizziamo i retroscena politici e culturali che stanno modellando il presente e il futuro della superpotenza. Io sono Roberto Vivaldelli e, come ogni giovedì, a partire dalle ore 7 del mattino, vi portiamo nel cuore delle dinamiche americane.
Pronti? Partiamo! Questa settimana, il nostro approfondimento esclusivo per gli abbonati si concentra sul tema del free speech. Vi parliamo di due casi emblematici, uno noto e l’altro perlopiù sconosciuto: il recente licenziamento e reintegro del conduttore ABC Jimmy Kimmel, accusato di aver criticato il “MAGA gang”, e la vicenda meno nota ma altrettanto grave di Alex Berenson, ex giornalista del New York Times sospeso da Twitter per le sue opinioni sui vaccini mRNA.
Come evidenzia il giornalista Matt Taibbi, questi episodi rivelano una preoccupante ipocrisia nel modo in cui la censura viene affrontata, a seconda della notorietà delle vittime.Il monologo di Kimmel, che collegava un attentatore a Charlie Kirk, ha scatenato la reazione del presidente della FCC Brendan Carr, che ha minacciato ritorsioni contro Disney, proprietaria di ABC.
Dopo il licenziamento di Kimmel e il suo successivo reintegro, celebrato come un “trionfo” del Primo Emendamento, Hollywood si è mobilitata con 400 celebrità a sostegno del conduttore. Tuttavia, il caso di Berenson, sospeso da Twitter nel 2021 per un tweet critico sui vaccini e ora impegnato in una causa contro l’amministrazione Biden e Pfizer, non ha ricevuto la stessa attenzione.
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Per suggerimenti, domande o curiosità, scrivetemi sul mio profilo X:@rvivaldelli.
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