Skip to content
Difesa

Rischio recessione e riarmo: il cortocircuito dell’economia europea

Le politiche di riarmo in un'Europa in decrescita? L'Europa appare ad oggi un continente a due facce su questi campi.

L’Europa appare ad oggi un continente a due facce. Da un lato, sempre più Paesi sperimentano situazioni critiche sul piano economico e debitorio e, d’altro canto, sono forti i dibattiti sul tema della competitività del Vecchio Continente sul piano tecnologico, finanziario e imprenditoriale e dei divari con Stati Uniti e Cina.

Dall’altro, sembra ormai avviato col pilota automatico il treno dell’incremento delle spese militari e per la difesa dell’Europa, secondo un piano di riarmo che anche la seconda commissione Ue di Ursula von der Leyen ha elevato a Stella Polare del suo mandato. Dal 2023 al 2024, ad esempio, la spesa militare dei soli Paesi Ue è aumentata del 19% al record di 343 miliardi di euro in un anno.

Le spese in arrivo per l’Europa

L’incremento è destinato a consolidarsi sulla scorta dell’obiettivo messo nero su bianco al recente summit Nato de L’Aja: arrivare a spendere il 3,5% del Pil di ogni Paese in Difesa entro il 2035 e di aggiungervi un 1,5% legato alle spese complementari per sicurezza infrastrutturale e altri servizi.

In particolare, nota Intellinews, “la spesa per la fornitura di nuovi armamenti è già aumentata e quest’anno si prevede che supererà quella statunitense per la prima volta dalla Seconda Guerra Mondiale”, con 170 miliardi piazzati dall’Europa per il procurement di nuovi dispositivi e mezzi contro i 168 americani.

Tuttavia, serviranno 250 miliardi di euro aggiuntivi di spesa per toccare il target del 3,5% in un contesto in cui, prosegue la testata specializzata in dinamiche economiche, da un lato le economie europee annaspano e dall’altro un fattore di costo è rappresentato dall’Ucraina, per il sostegno alla guerra difensiva di Kiev in un contesto in cui “la quantità di denaro di cui l’Europa ha bisogno è enorme. Il 
costo della guerra si aggira intorno ai 100 miliardi di dollari all’anno, secondo Timothy Ash, senior sovereign strategist di BlueBay Asset Management a Londra e da quando negli Usa Donald Trump ha preso il potere,  l’Europa si è fatta carico di tutto questo onere“, sempre più gravoso per le sue casse.

Ebbene, il vincolo principale per l’Europa è rappresentata dalla criticità della sua situazione economica. Quel che è certo è che per molti Paesi, ormai, le politiche di rilancio della spesa della Difesa assumono priorità assoluta anche sulla finanza pubblica ordinaria.

Riarmo e realtà

Francia e Regno Unito, come abbiamo scritto, vivono la tempesta perfetta in termini debitori e di potenziale crisi fiscale ma sia Emmanuel Macron che Keir Starmer hanno consolidato gli aumenti della spesa in difesa nel contesto di una generale austerità dei conti pubblici. La Germania del neo-cancelliere Friedrich Merz ha impostato un piano di spesa da 355 miliardi di euro in 15 anni per il più colossale riarmo dell’ultimo secolo, ma vive una fase di acuta crisi della sua industria, che in un certo senso l’annuncio della maxi-campagna di procurement non aiuta a risolvere visti i problemi aziendali, dall’approvvigionamento al cash flow, che questa strategia imporrà di risolvere. L’Italia, per ora, naviga in acque meno turbolente ma non vanno dimenticati i 26 mesi consecutivi di calo della produzione industriale interrotti solo da un segno più a maggio 2025.

Insomma, la prospettiva è che il combinato disposto tra un riarmo sempre più pressante e l’Ucraina possano assorbire importanti quote delle risorse pubbliche a disposizione degli Stati in un contesto in cui le tensioni geopolitiche e finanziarie alimentano anche la crescita della spesa per interesse dei debiti e il rialzo dei tassi delle obbligazioni sovrane, sottraendo spazio fiscale ai Paesi. Nel frattempo, molti discorsi sulla competitività, ivi compresi quelli del recente rapporto di Mario Draghi, sembrano essere diventati lettera morta. Un riarmo senza strategia rischia di naufragare di fronte ai vincoli economici indubbi di cui spesso i decisori sembrano non essere coscienti.

Noi di InsideOver ci mettiamo cuore, esperienza e curiosità per raccontare un mondo complesso e in continua evoluzione. Per farlo al meglio, però, abbiamo bisogno di te: dei tuoi suggerimenti, delle tue idee e del tuo supporto. Unisciti a noi, abbonati oggi!

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.