Novantasette studenti palestinesi provenienti da Gaza e dalla Cisgiordania sono stati selezionati per beneficiare delle borse di studio IUPALS, promosse dalla Conferenza dei Rettori delle Università italiane, in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri italiano, e destinate alla frequenza di corsi universitari in trentacinque Atenei italiani. L’inizio del semestre è previsto per il 15 settembre, ma l’assenza di visti e di un piano di evacuazione mette seriamente a rischio la possibilità per questi studenti di arrivare in Italia in tempo per iniziare i propri percorsi accademici.
Molti di loro si trovano bloccati a Gaza, con i confini chiusi e senza alcuna risposta dalle autorità consolari, nonostante abbiano già completato le procedure di preiscrizione e presentato regolarmente la richiesta di visto.
A parlare a InsideOver è Mahmoud Nweija, studente palestinese di Ingegneria Informatica, al momento intrappolato a Gaza e borsista IUPALS per un Master in Data Science presso l’Università di Napoli Federico II.
“Sto finendo la mia laurea triennale in ingegneria informatica. Dovrei laurearmi presto. Sto continuando la mia formazione online, naturalmente, perché in questo momento nessuna università sta funzionando fisicamente a Gaza. A maggio ho visto un annuncio di una borsa di studio creata dal CRUI, in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri italiano. Hanno creato un gruppo di borse di studio per studenti palestinesi che vivono a Gaza e in Cisgiordania, in totale sono 97. So che c’erano molte università che offrivano queste borse. Mi è stato consigliato di fare domanda all’Università di Napoli Federico II. Così ho fatto domanda, e dopo due mesi, a luglio, ho ricevuto la preiscrizione dall’ambasciata, dove si diceva che fossi stato accettato per un corso di laurea magistrale in Data Science. Da quel momento ho cercato di capire cosa fare dopo: dovevo chiedere il visto? E se sì, come fare? dato che non posso andare al consolato a Gerusalemme perché sono bloccato a Gaza. Le frontiere sono chiuse, non posso uscire. Allora ho iniziato a chiedere in giro come potessi fare. Poi alcuni volontari italiani hanno iniziato ad aiutarci, specialmente Annette Palmieri, che mi ha aiutato a preparare i documenti. Oltre a lei c’è anche Yalla Study, un gruppo di avvocati che ha avviato un movimento per fare pressione affinché il visto venga accettato anche online. Mi hanno detto che sì, potevo fare domanda per il visto via e-mail. Ho preparato tutti i documenti, e dopo mesi, alla fine ho fatto domanda”.
Dalla testimonianza di Mahmoud e dalle parole dell’attivista Annette Palmieri, emerge come le prime difficoltà affrontate dagli studenti palestinesi siano state legate all’impossibilità di reperire i documenti necessari, a causa della loro condizione di isolamento nella Striscia di Gaza. Dove il contesto è quello di un genocidio e scolasticidio messo in atto da Israele, che ha portato alla distruzione di tutte le università presenti nella Striscia, e che oggi impedisce ai civili di uscire dal territorio. Quelle che in una situazione di pace e normalità sono semplici procedure burocratiche per raggiungere l’Italia, per questi studenti palestinesi sono imprese impossibili e paradossali: è attualmente impossibile ottenere o rinnovare il passaporto, così come recuperarlo dalle macerie delle abitazioni distrutte dai bombardamenti. Non è neppure possibile raggiungere il Consolato italiano a Gerusalemme per richiedere un visto o inviare i documenti necessari tramite posta. Anche ottenere certificati e documenti, come la dichiarazione di valore richiesta da molte università, rappresenta una difficoltà enorme, poiché gli uffici preposti al rilascio di tali documenti non sono più operativi. A questo si aggiunge inoltre la chiusura di tutte le vie di uscita da Gaza, che rende vani gli sforzi degli studenti palestinesi, per i quali vi è bisogno dell’apertura di corridoi umanitari.
Nonostante queste gravissime difficoltà, sia logistiche che burocratiche, alcuni studenti palestinesi sono riusciti a superare la fase di preparazione documentale con grande determinazione, affrontando una realtà che definire distopica non è eccessivo. Tuttavia, nonostante il superamento di questi ostacoli, le autorità italiane non hanno ancora dato risposta. Come spiegato da Mahmoud Nweija, i visti non sono stati rilasciati e un piano di evacuazione concreto non è stato organizzato:
“Ho fatto domanda per il visto solo giorni fa, perché mi mancavano alcuni documenti. Altri studenti avevano già i documenti pronti e hanno fatto domanda circa un mese fa. Ma nessuno ha ricevuto risposta dal consolato. Tutto è bloccato, congelato. E il semestre inizia il 15 settembre. Stiamo per perderlo. Ora il problema principale è che nessuno riesce a uscire da Gaza. Nessuno.
Quindi, in sintesi, chiediamo solo di aprire i confini e creare corridoi umanitari sicuri per gli studenti di Gaza che vogliono raggiungere le università in Italia: non solo Napoli, ma anche Roma, Milano, Catania e così via.”
Alla testimonianza di Mahmoud Nweija, si aggiunge a gran voce l’appello dell’attivista Annette Palmieri, che da mesi si è attivata per aiutare questi studenti palestinesi con la documentazione, la traduzione e la comunicazione con le diverse Università italiane aderenti al progetto.
“La diplomazia deve attivarsi, servono dei corridoi umanitari che permettano agli studenti di arrivare in Italia e beneficiare delle borse di studio promosse dal governo italiano. Sto aiutando gli studenti a produrre tutta la documentazione necessaria per i visti di studio, non è facile perché ci sono ostacoli sia linguistici che burocratici, ma ora c’è bisogno di gridare a gran voce che il diritto allo studio non resti solo sulla carta e che esso non sia un privilegio per pochi. Non c’è più tempo, serve l’apertura di corridoi umanitari.”
“Non tutti stanno facendo un master. Alcuni vogliono finire la triennale, altri hanno avuto due anni di interruzione educativa. Nessuna università o scuola è rimasta in piedi.
Chi studiava già è riuscito a continuare online, ma chi ha appena finito le superiori non ha studiato nulla negli ultimi due anni. Soprattutto i più giovani”, aggiunge Mahomoud Nweija.
Dopo due anni di genocidio e la distruzione di tutte le Università presenti nella Striscia di Gaza, è fondamentale ribadire il diritto allo studio degli studenti palestinesi e per far questo è necessaria una pressione politica e diplomatica che porti all’apertura di corridoi umanitari che permettano l’evacuazione degli studenti beneficiari delle borse di studio IUPALS.
Per aiutare questi studenti palestinesi è stata lanciata una raccolta firme che chiede l’apertura di un corridoio umanitario ad hoc prioritario perché le studentesse e gli studenti gazawi che sono ancora nella Striscia di Gaza possano evacuare e raggiungere il nostro paese e modalità che facilitino il rilascio del visto per le studentesse e gli studenti che risiedono in Cisgiordania in possesso dei requisiti richiesti a tal fine. QUI IL LINK
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