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Il paradosso sanitario del Sudafrica: strutture d’eccellenza e sistema al collasso

Grandi eccellenze internazionali, ma anche un sistema sanitario che nel suo complesso rischia ora di collassare: il paradosso del Sudafrica.
nucleare

È il 3 dicembre 1967 quando a Città del Capo il chirurgo Christiaan Barnard, dopo un intervento durato molte ore, esegue il primo trapianto di cuore nella storia. Un primato importante per il Sudafrica e, più in generale, per l’intera sanità africana. Da allora, sono passati quasi 60 anni e le notizie che arrivano dal Sudafrica, sul fronte sanitario, appaiono drammatiche. In particolare, nei mesi scorsi le autorità locali hanno lanciato l’allarme circa un possibile collasso di parte del sistema per via della fine degli aiuti di Usaid. La domanda sorge spontanea: come mai la sanità della prima economia africana e del primo Paese a eseguire un trapianto di cuore, oggi appare così dipendente dagli aiuti internazionali?

Poche eccellenze e non per tutti

Andando a guardare il Global Healthcare Index 2023, il Sudafrica figura al cinquantesimo posto. Sopravanza alcuni Paesi europei, ma soprattutto è il primo Paese africano in classifica. Si ha quindi a che fare con il migliore sistema sanitario continentale, in grado di distanziare tutti i vari vicini. Cifre che, viste in questa prospettiva, sembrerebbero offrire un quadro più che positivo della situazione. Il problema però è che, il più delle volte, i numeri non bastano per spiegare l’intero contesto osservato.

Il Sudafrica, rispetto ad altri Paesi africani, al suo interno ha delle eccellenze di rango internazionale. A Città del Capo ad esempio, la clinica dove ha operato Barnard è attualmente una struttura all’avanguardia che porta il nome del chirurgo. Qui arrivano pazienti da tutta la parte australe del continente africano e non solo. Anche a Johannesburg e a Pretoria non mancano cliniche ed ospedali capaci di offrire servizi con standard di rango europeo. In totale, secondo le statistiche dello stesso ministero della Sanità sudafricano, nel Paese esistono circa 200 strutture private considerate di eccellenza. Per accedervi però, occorrono delle assicurazioni private che, a loro volta, non sono alla portata della stragrande maggioranza della popolazione. Si calcola, che il sistema privato oggi serve il 20% dei cittadini sudafricani. La parte restante, può rivolgersi unicamente al sistema pubblico.

Sanità come specchio della situazione nel Paese

Esiste quindi un sistema pubblico, a cui i cittadini possono ricorrere gratuitamente. Il problema però, è che tale sistema appare decisamente lontano dallo standard offerto da quello privato. In primo luogo, perché i fondi da destinare alla sanità pubblica sono sempre di meno: il Sudafrica ha gravi deficit di bilancio, con un’economia che arranca e che cresce di poco più dello 0.5%. Meno soldi a disposizione, vuole dire anche meno servizi e ospedali più fatiscenti. A questo, occorre aggiungere una corruzione diventata endemica negli ultimi anni e capace di drenare molte delle già limitate risorse.

Occorre inoltre considerare, in secondo luogo, che il Sudafrica deve affrontare vere e proprie guerre contro malattie e virus che colpiscono un’ampia fascia della popolazione. L’Hiv e la tubercolosi costituiscono infatti delle piaghe molto importanti, capaci di appesantire anche economicamente l’impatto sulla sanità pubblica. Oggi si calcola che 7.7 milioni di sudafricani conviva con l’Hiv, circostanza che rende ancora più precaria la situazione. Inoltre, occorre tener conto anche della povertà diffusa nel Paese: almeno il 55% della popolazione è sotto la soglia di sopravvivenza e deve spesso rinunciare a curarsi.

L’impatto della fine degli aiuti Usaid

È in questo contesto che gli aiuti Usaid hanno quantomeno alleviato la situazione, tanto dei singoli cittadini quanto delle casse del governo. Grazie ai programmi finanziati da Washington, negli anni il Sudafrica ha potuto offrire le cure necessarie per convivere con l’Hiv a milioni di persone, nonché test essenziali per prevenire nuovi contagi. Centinaia di associazioni e Ong hanno organizzato piani e programmi per aiutare i più bisognosi in difficoltà, aiutando loro a ricevere medicinali e controlli continui. Oggi, senza questi soldi, il Sudafrica si ritrova senza armi per combattere la sua guerra contro malattie ancora non debellate dal suo territorio. Con il rischio quindi di assistere a una vera e propria paralisi del principale sistema sanitario africano.

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