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Guerra

Al-Shabaab all’attacco: Somalia sempre più nel caos

Sono giorni piuttosto turbolenti per la Somalia, sia sul piano militare che politico. Il Paese, senza un vero governo dalla caduta di Said Barre nel 1991 e da allora considerato come emblema di Stato fallito, sta adesso subendo una nuova...

Sono giorni piuttosto turbolenti per la Somalia, sia sul piano militare che politico. Il Paese, senza un vero governo dalla caduta di Said Barre nel 1991 e da allora considerato come emblema di Stato fallito, sta adesso subendo una nuova offensiva da parte di Al Shabaab. Quest’ultima è la formazione, affiliata ad Al Qaeda, che da anni controlla interi territori e che a una retorica islamista unisce anche istanze nazionaliste. Non solo, ma le grane per Mogadiscio sono anche di ordine politico: il Somaliland, regione secessionista fuori dal controllo centrale, ha offerto agli Usa la disponibilità a ospitare una base militare in cambio del riconoscimento dell’indipendenza da parte di Washington.

Le offensive di Al Shabaab

Per la verità, in Somalia periodi di reale calma è impossibile rintracciarli nelle ultime tre decadi. Tuttavia, il controllo militare di Al Shabaab in alcune delicate aree del Paese era stato quantomeno ridimensionato. Negli ultimi anni, i terroristi sono stati responsabili di molteplici attacchi terroristici, anche nella capitale Mogadiscio, ma erano stati costretti sulla difensiva nella guerra per il controllo territoriale. Nelle ultime settimane, la situazione si sta nuovamente ribaltando: dopo essere entrati a inizio mese nella strategica cittadina di Tardo, le bandiere jihadiste nelle scorse ore hanno iniziato a sventolare anche a Maxaas.

Si è trattato di un colpo strategico importante a favore dei terroristi. Così come commentato da diversi analisti militari, la caduta di Maxaas ha certificato le difficoltà delle forze governative a mantenere la linea del fronte nella provincia dell’Hiiran orientale. Una regione strategica quest’ultima, non lontana né da Mogadiscio e né dal confine etiope. L’avanzata di Al Shabaab, nelle prossime settimane, potrebbe spingersi in aree sempre più importanti e difficilmente recuperabili dalle forze di Mogadiscio.

Gli scontri con l’Isis nel Puntland

Al Shabaab non è l’unica insidia terroristica che assedia il territorio somalo. Le cellule dell’Isis sorte nel nord del Paese e, in particolare, nel Puntland stanno generando nuove tensioni e nuove violenze. A fronteggiare la minaccia dello Stato Islamico, sono le forze locali del Puntland. Queste ultime, pur se non integrate in quelle governative, appaiono comunque legate a Mogadiscio. Nelle ultime settimane, complici anche alcuni raid portati a termine dall’aviazione Usa intervenuta a supporto, le forze del Puntland hanno registrato alcuni successi e hanno ucciso decine di miliziani. Ma, hanno avvertito gli stessi funzionari di Washington, l’Isis nell’area continua a mantenere una certa pericolosità.

Le velleità del Somaliland

C’è poi, come accennato in precedenza, una questione più marcatamente politica. Il Somaliland, stanziato grossomodo lì dove un tempo sorgeva la Somalia britannica, da tempo cerca un certo riconoscimento internazionale al proprio governo che “de facto” governa la regione. Dopo l’accordo dello scorso anno con l’Etiopia per lo sfruttamento di alcuni porti, intese che hanno generato tensioni tra Addis Abeba e Mogadiscio, adesso il governo del Somaliland ci riprova direttamente con gli Stati Uniti.

Secondo quanto rivelato da Bloomberg Tv, membri del governo del Somaliland avrebbero avviato un’attività di lobbying per convincere la Casa Bianca a riconoscere l’indipendenza. Anche a costo di offrire agli Usa l’accesso ai propri porti, strategici in quanto affacciati sul Golfo di Aden, e alle proprie risorse naturali.

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