Soprannominato “il modello“, conosciuto per una fama di duro ma anche di carismatico leader dei servizi segreti, oggi Yossi Cohen probabilmente rappresenta la vera incognita della politica israeliana. A capo del Mossad fino al 2021, il suo nome fa parte di quella galassia della destra israeliana che potrebbe andare a sostituire Benjamin Netanyahu. La sua figura, secondo diversi analisti israeliani, presenta tutte le carte in regola: ben conosciuto nelle cancellerie internazionali e popolare nell’elettorato, su Cohen potrebbero accendersi definitivamente i riflettori alla vigilia delle prossime elezioni.
La “sfida interna” con Naftali Bennett
A giugno sulla stampa israeliana sono apparse le prime indiscrezioni circa una vera e propria discesa in campo di Cohen. In particolare, così come sottolineato dal The Times of Israel, l’ex capo del Mossad in quel momento sarebbe stato tentato dalla volontà di fondare un proprio partito. Incoraggiato dai sondaggi che vedrebbero una propria lista superare la soglia di sbarramento, Cohen avrebbe anche iniziato a reclutare potenziali alleati per formare una propria squadra in vista della campagna elettorale.
C’è però uno scoglio non indifferente di cui l’ex capo del Mossad deve tenere conto. Si tratta dell’ex premier Naftali Bennett, il quale ha battuto sul tempo Cohen e ha già registrato una propria lista per concorrere alle future elezioni. Anche Bennett è un leader di destra con apprezzamenti trasversali, in grado di mettersi alla testa di un fronte unitario per destituire Netanyahu. In poche parole, nella corsa tutta interna alla destra per porsi come antagonista dell’attuale premier, Bannett ha già piazzato le sue mosse sulla scacchiera. Una lista di Cohen dunque, rischierebbe di apparire come un doppione.
I rapporti con Netanyahu
Cohen però potrebbe anche non necessariamente diventare un antagonista di Netanyahu. La storia personale e politica dell’ex spia lo dimostra: tra lui e l’attuale capo del governo c’è spesso stata una forte sintonia, concretizzatasi con la nomina dello stesso Cohen prima come consigliere per la Sicurezza nazionale e, in seguito, come capo del Mossad dal 2016 al 2021. La fine della sua esperienza alla guida del servizio segreto esterno israeliano, è stata in quel momento interpretata come il primo passo verso la nomina a nuovo capo del Likud, il partito di Netanyahu. Sotto questa ottica, Cohen sembrava a essere destinato al ruolo di delfino politico di Bibi.
Le cose sono poi andate diversamente: Netanyahu non ha lasciato lo scettro del principale partito di centrodestra e forse questo ha parzialmente incrinato i rapporti tra loro due. Nelle più recenti interviste, lo stesso Cohen ha più volte sottolineato l’importanza per Israele di voltare pagina e di vedere nuove figure al timone. Un messaggio che sa di auto candidatura, non tanto alla testa di una coalizione anti Netanyahu quanto, al contrario, come figura di traghettatore della destra una volta ultimata l’esperienza dell’attuale governo.
La posizione di Cohen dopo il 7 ottobre 2023
Per il momento, Cohen è formalmente lontano da ogni incarico politico o di sicurezza. Una volta terminata l’esperienza al Mossad, per lui si sono aperte le porte di responsabile israeliano di SoftBank. All’indomani delle stragi del 7 ottobre 2023, l’ex capo del Mossad è però tornato parzialmente alla ribalta. In particolare, Cohen sembra essersi posizionato a metà strada tra la linea del governo e quella dei familiari degli ostaggi trattenuti a Gaza. Sul finire del 2023, ha infatti sfruttato i suoi contatti nei Paesi arabi per cercare di sbloccare le trattative, pur non avendo avuto incarichi formali da Netanyahu. Allo stesso tempo, ha parlato più volte con chi aveva parenti e amici tra i sotterranei di Gaza, senza però lanciare attacchi al governo.
A prescindere dalla creazione di una propria lista, così come a prescindere dai suoi rapporti politici e personali con Netanyahu, Yossi Cohen appare destinato a rappresentare un importante ago della bilancia nell’immediato futuro della politica israeliana. Anche perché, come detto in precedenza, la sua figura è molto apprezzata all’estero e vista in maniera favorevole per un eventuale dopo Netanyahu.
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