Il dominio dell’intelligenza artificiale è ritenuto strategico per la competizione globale, e il maxi-piano annunciato dal presidente Usa Donald Trump nella giornata di giovedì segnala la volontà statunitense di consolidare la leadership nella ricerca di frontiera, nella gestione dei maxi-flussi di dati in movimento sulla scorta della sempre maggiore potenza computazionale, e di dettare la linea sul fronte dell’applicazione della nuova tecnologia in ogni campo. Civile e, ça va sans dire, militare.
Il documento Winning the Race: America’s AI Action Plan, lungo 28 pagine e pubblicato sul sito della Casa Bianca, esplicita la strategia di The Donald e il suo stimolo agli apparati federali perché facciano della corsa all’intelligenza artificiale un obiettivo comune da vincere. Un vero e proprio obiettivo di sistema, per cui serviranno crescenti capacità d’innovazione, una nuova forma di governance degli algoritmi e, soprattutto, bisognerà garantire la primazia americana tanto nel campo del software quanto sul fronte degli hardware.
a carica dei tecno-oligarchi
In altre parole, Trump chiede a tutto il potere politico ed economico americano di condizionare ogni strategia al raggiungimento di questo obiettivo. Rilancia i sussidi di Biden sul CHIPS Act per promuovere la costruzione di semiconduttori d’avanguardia. Invita le istituzioni a considerare l’utilizzo del Defense Production Act dell’era della Guerra Fredda, già invocato contro il Covid-19, per dare un fast track alla manifattura tecnologica, chiede la strutturazione di data center appositi per la gestione della potenza di calcolo militare.
Tutto si tiene, insomma, nel quadro di una grande strategia che vede la corsa di Washington unirsi alle precedenti decisioni messe in campo col fine di gestire la corsa all’Ia del sistema-Paese a Stelle e strisce. Si pensi ad esempio al progetto Stargate portato avanti da Trump garantendo copertura e sostegno federale a Sam Altman di OpenAI, Larry Ellison di Oracle e Masayoshi Son di SoftBank, col sostegno di Mgx, fondo degli Emirati Arabi Uniti, alla luna di miele tra la Casa Bianca e Jensen Huang, CEO di Nvidia, o alla spinta di Morris Chang, fondatorei di Taiwan Semiconductor Manufacturingy Company (Tsmc) per spostare parte della produzione da Taipei agli Usa. Chi pensava che fosse l’ormai eclissato Elon Musk l’unico tecno-oligarca legato a doppio filo a Trump non ha fatto i conti con le ambizioni del presidente sull’Ia. Ultima frontiera della volontà Usa di governare con forza la corsa al futuro.
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