Skip to content
Ambiente

La lunga corsa del sistema agricolo europeo per superare la dipendenza dai pesticidi

Uno dei fattori che hanno favorito l’aumento della popolazione globale è il profondo mutamento dell’agricoltura.
pesticidi

In poco più di un secolo, dal 1900 al 2022, la popolazione mondiale è passata da 1,5 a circa 8 miliardi di abitanti, con un tasso di crescita 3 volte superiore rispetto all’intera storia dell’umanità. Con l’attuale espansione demografica, pari a 97 milioni di nuovi abitanti l’anno, si prevede che entro il 2050 il mondo sarà abitato da circa  9-10 miliardi di persone. Uno dei fattori che hanno favorito l’aumento della popolazione globale è il profondo mutamento dell’agricoltura. La conversione delle pratiche agronomiche tradizionali in attività industriali e l’implementazione di tecnologie innovative ha migliorato il comparto agricolo sul piano produttivo e qualitativo.

In questa transizione ha avuto un peso determinante la cosiddetta Rivoluzione Verde, che ha introdotto la chimica nell’agricoltura e ha incentivato la diffusione nell’intero settore di una categoria di sostanze: i pesticidi. Detti anche fitofarmaci o prodotti fitosanitari, sono sostanze chimiche che combattono gli agenti nocivi per le colture agricole. Si distinguono dai fertilizzanti, che annoverano composti minerali come azoto, fosforo e potassio, impiegati in agricoltura per arricchire il suolo di nutrienti utili alla crescita dei vegetali. I prodotti fitosanitari attualmente sul mercato rappresentano l’evoluzione di sostanze chimiche che in passato hanno dato all’umanità notevoli benefici. Si pensi, ad esempio, alla diffusione delle malattie trasmesse dagli insetti. Le epidemie di tifo e di malaria durante la Seconda guerra mondiale sono state contrastate con l’impiego del  DDT, un potente insetticida.

Grazie alla ricerca e all’innovazione, i pesticidi hanno aumentato la loro efficacia contro una molteplicità di organismi nocivi e il loro utilizzo si è esteso a livello globale. In agricoltura tale progresso segnava il trionfo della chimica industriale sulle pratiche agronomiche tradizionali, in cui la difesa delle piante da attacchi di funghi e insetti veniva effettuata con prodotti di origine minerale come rame e zolfo o vegetale come la nicotina del tabacco. Al tempo stesso, l’evoluzione della tecnologia andava di pari passo con la perdita di saperi e competenze millenarie da parte degli agricoltori, che abbandonavano pratiche virtuose come la rotazione delle colture e la consociazione delle piante. Nella prima metodica si evitava di coltivare la stessa pianta nello stesso terreno per più stagioni consecutive, allo scopo di ridurre la proliferazione di parassiti e malattie e di favorire il mantenimento della fertilità del suolo.

Nella consociazione piante differenti venivano coltivate insieme per sfruttare le loro interazioni benefiche e contrastare meglio i parassiti. Di fronte all’avanzare della ricerca e con l’immissione sul mercato di prodotti chimici innovativi, tali metodiche  risultavano sempre più obsolete e non in grado di assicurare l’aumento della produttività agricola. Con uno sguardo al futuro, le proiezioni della FAO per i prossimi decenni non lasciano dubbi: la produzione agroalimentare dovrà aumentare di circa il 70% per sfamare una popolazione in forte crescita. Questo dato demografico, in assenza di modelli alternativi, potrebbe comportare un impiego molto maggiore di pesticidi, che già oggi impattano in modo rilevante sulle colture se si considera che un terzo della produzione agricola globale fa uso di fitofarmaci.

Attenti alle precipitazioni

Uno scenario non sgradito alle multinazionali della chimica, che vedono in prospettiva un incremento dei profitti e degli spazi di mercato, ma in controtendenza rispetto a quello che vari studi hanno definito “il lato oscuro della chimica verde”. In questa espressione è riassunta la vasta letteratura scientifica che da circa vent’anni evidenzia le possibili conseguenze ambientali dei prodotti fitosanitari. Al riguardo, uno studio dell’Università di Sydney pubblicato nel 2023 sulla rivista “Nature” e condotto su 92 pesticidi di largo impiego in agricoltura a livello mondiale, offre un quadro dettagliato sul destino dei pesticidi nell’ambiente dopo il loro impiego.

Secondo i ricercatori tali prodotti hanno un tasso elevato di dispersione ambientale. Solo una piccola percentuale di essi è assorbita dall’organo bersaglio mentre la quantità maggiore si disperde nell’aria per poi penetrare nel suolo e nelle falde acquifere. In termini schematici il loro percorso segue le tappe seguenti: dopo l’irrorazione il pesticida tende a diffondersi nell’aria allontanandosi dal luogo di nebulizzazione in funzione di vari fattori tra cui la velocità del vento: è’ sufficiente un aumento di velocità di pochi metri al secondo per raddoppiare la quantità di pesticida che si espande nello spazio circostante. Una condizione potenzialmente a rischio per eventuali aree sensibili presenti nei dintorni come scuole, parchi cittadini o spazi ricreativi.

La presenza di  precipitazioni o basse temperature favorisce la ricaduta dei pesticidi al suolo dove, penetrando nel terreno, raggiungono fiumi, laghi, zone umide e acque sotterranee tra cui le falde acquifere destinate all’approvvigionamento idrico. In ultima analisi, attraverso l’aria, il suolo e l’acqua i residui dei pesticidi possono ritrovarsi in colture agricole “non-bersaglio” anche a grande distanza dal luogo di nebulizzazione e magari arrivare sulle nostre tavole. Questo fenomeno, noto come “deriva dei pesticidi” è tra i fattori che rende   complessa la valutazione del rischio di questi prodotti per l’uomo e per l’ambiente. Una prima criticità è rappresentata dagli attuali standard delle procedure analitiche, che si basano sostanzialmente sulla ricerca di singoli residui e sui loro effetti. In pratica, per valutare la tossicità di tali sostanze si misura la concentrazione a cui l’uomo o l’ambiente sono esposti e la si confronta con quella che può generare un pericolo.   

Sotto questo aspetto, l’ultimo Rapporto dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) sul monitoraggio dei pesticidi negli alimenti commercializzati nell’UE riporta dati incoraggianti. Su un totale di circa 128.000 campioni analizzati nel 2023, il 96% rientrava nei limiti di legge, una percentuale identica a quella registrata nei due anni precedenti e la conclusione dell’EFSA è che il rischio sanitario da pesticidi per i consumatori risulta essere basso, almeno per ciò che concerne i consumi alimentari. Se però si considera la deriva ambientale di questi prodotti, la persistenza di specifici residui e il loro accumulo nell’ecosistema, il quadro si complica. Secondo l’Istituto Superiore per la Protezione Ambientale, nelle acque superficiali e sotterranee si possono trovare fino a 32 sostanze diverse in un singolo campione. 

Queste miscele contengono residui che possono interagire tra loro e con altri inquinanti ambientali producendo effetti tossici per l’ecosistema che invece l’analisi standard non rileva sui singoli componenti. In altri termini, la dose di un singolo pesticida che rientra nei limiti di legge non da una garanzia di impatto zero sull’ecosistema e sull’uomo. A ciò si aggiunge il “fattore umano” e, nello specifico, il grado di suscettibilità individuale a queste sostanze che può variare in base all’età e allo stato di salute e, sul piano procedurale, l’idonea applicazione dei protocolli operativi previsti per la somministrazione dei prodotti fitosanitari.

In presenza di tali evidenti criticità nella valutazione del rischio, la proposta avanzata nel 2022 dalla  Commissione Europea di inserire nel Green Deal la riduzione del 50% dell’uso di pesticidi chimici entro il 2030 andava nella giusta direzione. Da un lato costituiva un incentivo all’uso di strategie ecosostenibili per il controllo degli insetti e delle piante infestanti, sulla scia di una transizione ecologica ormai inderogabile. Dall’altro dava applicazione a quel principio di precauzione che si rende necessario nei casi in cui, come prima riportato, manca la piena garanzia di sicurezza ambientale di tali prodotti. Purtroppo la proposta europea ha avuto una battuta d’arresto a causa delle proteste del settore chimico e di quello dell’agricoltura intensiva. E’ auspicabile che sia solo un incidente di percorso nella direzione di una transizione ormai avviata e indispensabile per le generazioni attuali e future.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.