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Politica

Profilo – Il secolo di Mahathir Mohamad, il politico più longevo del mondo

Lo scorso 10 luglio Mahathir Mohamad, storico ex primo ministro della Malesia, ha festeggiato il suo 100esimo compleanno.

Brindare al secolo di vita è un traguardo raro. Ancor più se il festeggiato è un politico che, nonostante i 100 anni riportati sulla carta d’identità, continua ad essere attivissimo. Lo scorso 10 luglio Mahathir Mohamad, storico ex primo ministro della Malesia e tra i leader più influenti dell’Asia, ha ricevuto gli auguri di compleanno della sua famiglia e si è presentato presto al lavoro nel suo ufficio di Putrajaya.

Qui ha registrato un podcast nel quale ha riflettuto sui momenti chiave della storia del suo Paese, espresso solidarietà al popolo palestinese, parlato dell’ascesa della Cina e dichiarato agli ascoltatori che “compire 100 anni è davvero spaventoso”. Al termine di una giornata densa di impegni Mahathir ha festeggiato ancora con il suo staff per poi concludere la serata mostrando una disciplina di ferro: “Ok, torniamo al lavoro!”.

Figura di spicco della politica malese e noto per la sua leadership trasformativa (e a tratti controversa), Mahathir lavora da una vita intera e continua a farlo ancora adesso da neo centenario. È stato il quarto primo ministro della Malesia dal 1981 al 2003, e poi il settimo dal 2018 al 2020, per un totale di quasi 25 anni al potere che lo hanno reso il politico più longevo e anziano del Paese.

epa11993987 Former Malaysia’s Prime Minister Mahathir Mohamad (C) walks near the US embassy during the International Quds Day rally in solidarity with the Palestinian people, in Kuala Lumpur, Malaysia, 28 March 2025. The International Quds Day was established in 1979 by the late Ayatollah Khomeini, founder of the Islamic Republic of Iran, who called on the world’s Muslims to show solidarity with the Palestinians on the last Friday of the fasting month of Ramadan. EPA/FAZRY ISMAIL

L’architetto della Malesia moderna

Se oggi la Malesia si è trasformata in un’economia moderna e Kuala Lumpur è una capitale ricca di grattacieli, luminosa e ricca, il merito è quasi tutto di questo politico tanto sconosciuto in Occidente quanto apprezzatissimo in Asia e nei Paesi in via di sviluppo.

Durante il suo primo mandato di 22 anni, dal 1981 al 2003, la Malesia è passata dall’essere uno Stato agricolo a diventare una tigre asiatica industrializzata. Certo, per riuscire nell’impresa Mahathir ha usato spesso un soffocante controllo politico per mantenere il potere e mettere a tacere il dissenso. In compenso, grazie alle sue misure, questa nazione avrebbe presto abbandonato la dipendenza dall’esportazione di materie prime (gomma, stagno, petrolio, olio di palma) per reinventarsi come un polo manifatturiero diversificato. E, soprattutto, il suo pil pro capite sarebbe salito dai circa 1.900 dollari del 1980 ai circa 12.500 dollari del 2024.

Mahathir ha supervisionato la progressiva integrazione del Paese nelle catene di approvvigionamento globali, nonché la realizzazione di alcuni progetti giganteschi (dalle Torri Petronas alla costruzione della casa automobilistica nazionale Proton). Ancor più importante, seppe rispondere in maniera eccellente alla crisi finanziaria asiatica del 1997-98. Quando il ringgit malese crollò trascinando l’economia nazionale a picco, ma il Dr. Mahathir rifiutò l’aiuto del Fondo Monetario Internazionale. Al contrario, impose controlli sui capitali e agganciò la valuta al dollaro. Risultato? La Malesia si riprese e lui poté cantare vittoria.

Un gigante della politica

Mahathir nacque nel 1925 ad Alor Setar. In quel periodo il re d’Inghilterra era ancora re Giorgio V, nonno della regina Elisabetta II, e la Malesia (all’epoca di fatto inesistente) una colonia britannica. Il futuro leader malese visse dunque le fasi più acute della Seconda Guerra Mondiale – compresa la conquista giapponese del suo Paese – l’indipendenza dalla Gran Bretagna e la separazione di Singapore.

Una volta scalati i ranghi della politica con l’Organizzazione Nazionale Unita dei Malesi (Umno) sarebbero emersi i punti salienti della sua agenda: nazionalismo malese, sviluppo economico guidato dallo Stato, pragmatismo internazionale (una ricetta particolarmente efficace e apprezzata in Asia). Mahathir ha inoltre promosso l’Islam come parte dell’identità nazionale malese – ma non come unica guida politica – e per questo è ancora visto come un’icona della leadership musulmana moderata che osa parlare contro l’Occidente.

Nel 1970 pubblicò “Il dilemma malese“, un libro nel quale criticava duramente i malesi – all’epoca il 56% della popolazione – per aver accettato uno status di seconda classe. Nel 2016 ruppe con il suo vecchio partito – a causa della direzione corrotta e autoritaria che l’Umno aveva preso sotto il primo ministro Najib Razak – e fondò il Partito dei Malesi Uniti della Malesia con il quale ottenne un secondo mandato come primo ministro fino a nuove lotte intestine e le sue conseguenti dimissioni.

Mahathir è tuttavia rimasto un commentatore e intellettuale attivissimo. C’è chi lo considera un gigante della politica mondiale al pari di figure quali Ronald Reagan, Margaret Thatcher, Lee Kuan Yew e Deng Xiaoping. Lui intanto continua a lavorare come se avesse 30 anni in meno: “Sono sempre stato attivo. Non riesco a capire come la gente voglia riposare. Voglio dire, ti prendi una vacanza e fai qualcosa. Ma alcune persone vanno in pensione e vogliono riposare. Qual è il significato del riposo? Non fare nulla?”.

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