Gli uragani che si abbattono sull’America Latina non sono solo i fenomeni climatici estremi riportati superficialmente dai notiziari di tutto il mondo: sono delle vere e proprie catastrofi che hanno effetti su intere comunità e sull’ambiente. Frane, inquinamento delle acque e deforestazione, diffusione di malattie legate alla contaminazione idrica e alle precarie condizioni igienico-sanitarie, impatti socioeconomici che amplificano la vulnerabilità delle popolazioni locali: questi i principali effetti secondari, spesso trascurati, che trasformano un disastro naturale in una crisi umanitaria a lungo termine. In un’intervista esclusiva con Juan Bazo, consulente scientifico del Centro per il clima della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa in America Latina, abbiamo esplorato le sfide affrontate dalla Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (IFRC) nella gestione degli aiuti umanitari e le strategie adottate per mitigare gli effetti indiretti degli uragani in una regione già affetta da fragilità strutturali.
Uragani più intensi, tempi di reazione più brevi
Negli ultimi anni, il panorama degli uragani nelle Americhe è cambiato. “La frequenza delle tempeste tropicali segue un pattern annuale influenzato da fenomeni come El Niño e La Niña,” spiega Bazo. El Niño e La Niña sono fasi opposte di un fenomeno climatico che altera le temperature oceaniche del Pacifico, influenzando la frequenza e l’intensità degli uragani, con La Niña che favorisce più tempeste e El Niño che le riduce. “Durante La Niña, si registrano più tempeste, mentre con El Niño l’attività tende a ridursi. Tuttavia, ciò che sta cambiando è la rapidità con cui gli uragani si intensificano.” Questo fenomeno, definito come un aumento della velocità del vento di almeno 56 km/h in 24 ore, è sempre più comune, in parte a causa del riscaldamento degli oceani dovuto al cambiamento climatico. “Le temperature oceaniche più elevate, combinate a fattori come la bassa variazione del vento, l’umidità atmosferica e la salinità, favoriscono un’intensificazione accelerata,” aggiunge Bazo.
Come i terremoti hanno la scala Richter, cosìanche gli uragani hanno una scala di classificazione, detta Saffir-Simpson: serve a misurare l’intensità del fenomeno, in questo caso in base alla velocità del vento sostenuto. È suddivisa in cinque categorie, dalla 1 alla 5. Un uragano di categoria 1 ha venti tra 119 e 153 km/h e provoca danni limitati, come rami spezzati, tetti scoperchiati e qualche blackout. La categoria 2 (154–177 km/h) comporta danni moderati, con alberi abbattuti e interruzioni di corrente più diffuse. Con la categoria 3 (178–208 km/h), considerata già un uragano di “grande entità”, i danni diventano gravi: tetti scoperchiati, case danneggiate e blackout prolungati. Un uragano di categoria 4 (209–251 km/h) causa danni catastrofici, con edifici gravemente compromessi e infrastrutture fuori uso per giorni o settimane. Infine, la categoria 5, con venti superiori a 252 km/h, porta una distruzione estrema, rendendo alcune aree inabitabili per settimane o addirittura mesi. Un esempio emblematico è l’uragano Otis, che nel 2023 è passato da tempesta tropicale a categoria 5, la peggiore, in meno di un giorno, devastando la costa pacifica del Messico.
Questa intensificazione rapida riduce inevitabilmente il tempo disponibile per prepararsi. Sebbene la comunità scientifica stia ancora studiando il legame diretto tra cambiamento climatico e frequenza degli uragani, i rapporti del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) evidenziano una tendenza chiara: gli uragani di categoria 3, 4 o 5 stanno diventando più diffusi, con impatti devastanti sull’ambiente e su comunità già vulnerabili.
I pericoli dopo la tempesta
Il passaggio di un uragano è solo l’inizio di un lungo incubo. “Le piogge intense residue possono causare inondazioni e frane, specialmente in aree montuose o vulcaniche,” spiega Bazo. Nelle zone costiere, le mareggiate e l’innalzamento della marea provocano allagamenti severi, mentre le bande nuvolose associate agli uragani portano precipitazioni prolungate che aggravano la situazione. L’accumulo d’acqua favorisce la proliferazione di malattie trasmesse dalle zanzare, come la dengue o la malaria, mentre la distruzione di case, coltivazioni e infrastrutture essenziali porta a povertà, sfollamenti forzati e problemi di salute mentale dovuti ai traumi subiti. Gli effetti secondari possono compromettere i servizi di base, come acqua, elettricità, comunicazioni, e avere conseguenze che si protraggono per anni, persino decenni. “Quando le infrastrutture critiche vengono danneggiate, si rischia di invertire anni di progressi nello sviluppo umano,” sottolinea Bazo. La perdita di biodiversità, l’inquinamento delle fonti idriche e la deforestazione indotta dagli uragani amplificano ulteriormente la vulnerabilità delle comunità.
Anticipare per salvare vite
Negli ultimi anni, i progressi nella previsione degli uragani hanno permesso di ridurre l’incertezza. “Grazie a strumenti come i satelliti GOES della NOAA e della NASA, gli aerei “cacciatori di uragani” e modelli numerici sempre più precisi, oggi possiamo prevedere la traiettoria di un uragano con un anticipo di sette giorni, rispetto ai cinque di qualche anno fa,” afferma Bazo. Questi passi avanti, guidati dal Centro Nazionale degli Uragani degli Stati Uniti, consentono di emettere allerte più accurate, dando alle comunità e ai servizi di emergenza più tempo per prepararsi.
Ma non si tratta solo di prevedere il percorso di un uragano. La Croce Rossa analizza anche le vulnerabilità locali, lavorando con le comunità per identificare rischi specifici e capacità di risposta. “Monitoriamo segnali precoci, come la formazione di tempeste tropicali, e combiniamo questi dati con valutazioni sul campo per anticipare non solo l’uragano, ma anche le sue possibili conseguenze,” spiega Bazo. La Croce Rossa in America Latina ha fatto dell’azione anticipatoria il suo pilastro strategico. “Agire prima che il disastro colpisca è nel nostro DNA,” dice Bazo. Attraverso il fondo IFRC-DREF, l’organizzazione finanzia interventi preventivi come trasferimenti monetari per facilitare evacuazioni, distribuzione di filtri per l’acqua potabile, installazione di pannelli solari per garantire energia in caso di blackout, e campagne di prevenzione sanitaria. “Ogni dollaro investito in preparazione ne risparmia fino a 15 in fase di recupero,” sottolinea Bazo. Parallelamente, la Croce Rossa promuove anche soluzioni basate sulla natura, come il ripristino delle mangrovie, che fungono da barriere naturali contro inondazioni e mareggiate. “La deforestazione e l’urbanizzazione disordinata aumentano la vulnerabilità,” osserva Bazo. “Restaurare gli ecosistemi è essenziale per recuperare la resilienza naturale delle comunità.”
Sensibilizzazione sociale
Un altro pilastro fondamentale è l’educazione. “La preparazione non è un’opzione, è l’unica strada,” afferma Bazo. La Croce Rossa lavora tutto l’anno con le comunità vulnerabili attraverso programmi educativi, simulazioni e campagne di sensibilizzazione, rafforzando le capacità locali di risposta. Si prevede che nel 2025 le Americhe potrebbero affrontare fino a dieci uragani di categoria 3 o superiore nei bacini del Pacifico e dell’Atlantico. In questo scenario, l’azione precoce è cruciale non solo per salvare vite, ma anche per proteggere i mezzi di sussistenza. La Croce Rossa rappresenta la colonna portante della preparazione comunitaria latinoamericana, sviluppando protocolli di allerta precoce, messaggi chiari e accessibili, e formando squadre locali per rispondere efficacemente alle emergenze. “L’obiettivo è garantire che le allerte raggiungano tutti, anche chi non ha accesso ai mezzi digitali, e che le comunità si fidino delle autorità”. Inoltre la Croce Rossa opera in stretta sinergia con governi, autorità locali e altre organizzazioni. “Questa relazione formale ci permette di complementare l’azione dello Stato, ottimizzando la preparazione e la risposta,” dice Bazo.
L’America Latina è una regione segnata da fragilità strutturali: povertà, disuguaglianze, crisi climatiche e, in alcuni casi, disinformazione amplificano gli impatti degli uragani. Una sola tempesta può distruggere intere comunità. La stagione 2025 si prospetta intensa. In questo contesto, l’approccio dell’IFRC offre una strada per mitigare le conseguenze degli uragani. Ma la sfida rimane enorme. Come sottolinea Bazo, “ogni minuto, ogni dollaro e ogni sforzo investito nella preparazione può fare la differenza tra la vita e la morte.” La quiete dopo la tempesta, in America Latina, è solo apparente: è nelle azioni prima e dopo il disastro che si gioca il futuro di milioni di persone.
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