C’è un filo rosso che parte dall’Afghanistan, penetra lungo i porosi confini del Pakistan e prosegue verso Est, toccando Sri Lanka, Bangladesh, alcune parti dell’India, il Sud delle Filippine e la Malesia: è il filo rosso dell’estremismo islamico, appena tornato sotto la luce dei riflettori in Asia con tre episodi eclatanti dopo mesi e mesi di silenziosa degenza sotterranea. Il primo, con spargimento di sangue, è avvenuto in Pakistan, precisamente nel distretto del Waziristan settentrionale, provincia di Khyber Pakhtunkhwa. Qui un attacco suicida rivendicato dai talebani pakistani ha ucciso 16 soldati e ferito più di due dozzine di persone, compresi civili, funzionari del governo locale e agenti di polizia.
In Malesia la polizia ha arrestato 36 cittadini originari del Bangladesh ritenuti direttamente coinvolti in un “movimento militante radicale” incentrato su convinzioni estremiste e ideologia terroristica ispirata allo Stato Islamico (ISIS). In Sri Lanka, infine, le autorità stanno ricevendo continue segnalazioni di intelligence riguardanti molteplici focolai di estremismo islamico tra la popolazione musulmana della Provincia Orientale, sopratutto nell’area di Kalmunai. Che cosa sta succedendo in Asia? Perché il terrorismo islamico ha rialzato la testa?

Il ritorno dell’estremismo islamico in Asia
L’attacco in Pakistan è stato rivendicato dall’ala attentatrice suicida del gruppo armato Hafiz Gul Bahadur, una fazione dei talebani pakistani. Islamabad ha assistito a un forte aumento della violenza nelle regioni confinanti con l’Afghanistan da quando, nel 2021, i talebani sono tornati al potere a Kabul. I numeri sono emblematici di una preoccupante tendenza in aumento: secondo l’Agence France-Presse dall’inizio del 2025 circa 290 persone, per lo più funzionari della sicurezza, sono state uccise in attacchi da parte di gruppi armati che combattono il governo pakistano, sia nel Khyber Pakhtunkhwa che nel Belucistan. Il Belucistan: non un’area qualsiasi, ma quella al centro del programma di investimenti infrastrutturali multimiliardari della Cina incentrato sul porto di Gwadar.
Nel frattempo, dall’inizio della guerra di Israele contro Hamas nella Striscia di Gaza in numerose località turistiche dello Sri Lanka si sono ripetute allerte relative alla comparsa di focolai di estremismo islamico. Il presidente del Paese, Anura Kumara Dissanayake, ha informato il Parlamento nazionale che sono stati effettuati svariati arresti a seguito di segnalazioni di intelligence su possibili attacchi ai turisti stranieri nella zona di Arugam Bay.
Arresti, allerte e segnalazioni
Il ministro degli Interni della Malesia, Saifuddin Nasution Ismail, ha rivelato che la polizia reale malese ha arrestato 36 cittadini bengalesi con l’accusa di coinvolgimento in un “movimento militante radicale”. “L’intelligence e le azioni coordinate della squadra Special Branch hanno rivelato che questo gruppo ha abbracciato convinzioni estremiste ispirate all’ideologia dello Stato Islamico (ISIS)“, ha dichiarato il ministro di Kuala Lumpur.
Secondo il Malay Mail e il New Straits Times, le autorità hanno scoperto che questo gruppo aveva creato delle cellule di reclutamento all’interno della propria comunità per indottrinare gli individui con un’ideologia radicale, raccogliere fondi per effettuare attività terroristiche e, infine, orchestrare il rovesciamento del governo legittimo nel loro Paese di origine, il Bangladesh.
Simili misure repressive potrebbero verificarsi in altre nazioni in cui risiedono consistenti comunità bengalesi, tra cui Singapore, Thailandia, Indonesia, Maldive, Arabia Saudita, Bahrein, Oman, Kuwait, persino Unione Europea, Regno Unito, Canada, Australia e Stati Uniti.

Epicentro Bangladesh
Perché la nuova minaccia islamica proviene dal Bangladesh? Dopo il colpo di Stato jihadista del 2024, questo Paese ha assistito a una pericolosa ondata di militanti islamici radicali, con fazioni estremiste che sostengono con insistenza la dissoluzione della democrazia laica e l’istituzione di un regime islamico rivoluzionario sotto la guida di Muhammad Yunus.
Un anno fa Al-Qaeda nel subcontinente indiano (AQIS, una filiale di al-Qaeda che opera nel subcontinente indiano) aveva diffuso un comunicato di 14 pagine da parte del suo emiro, Usama Mahmood, tramite il suo braccio propagandistico As-Sahab Subcontinent. Intitolato “Bangladesh – La speranza emergente di sostenere l’Islam per le masse musulmane“, il paper salutava chiedeva il proseguimento degli sforzi jihadisti per consolidare il dominio islamico in Bangladesh.
Per la Jamestown Foundation il governo ad interim bengalese, guidato appunto dall’economista Muhammad Yunus, si troverebbe ad affrontare una serie di crisi che vanno dall’estremismo islamista alla violenza settaria. “La crescente vulnerabilità delle minoranze religiose in Bangladesh, in particolare degli indù, riflette sia la rinascita delle forze islamiste radicali sia l’escalation delle tensioni con l’India”, è l’allarme del think tank statunitense. Presunte cellule dormienti in altri Paesi asiatici – dalle Filippine all’India passando per l’Indonesia – prendono nota…

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