La campagna di bombardamenti israeliani sull’Iran ha conosciuto oggi il giorno più intenso per quanto concerne gli attacchi di Tel Aviv alla capitale della Repubblica Islamica, Teheran. Almeno 50 caccia israeliani (presumibilmente F-35 e F-16) hanno colpito diverse infrastrutture militari critiche della città, mirando a destabilizzare i centri nevralgici legati al potere della Guida Suprema Ali Khamenei e al corpo a lui più fedele, i Guardiani della Rivoluzione (Irgc).
Il martellamento di Teheran ha visto l’uso di almeno 100 munizioni tra missili e bombe guidate e le immagini circolanti mostrano attacchi di portata impressionante che segnalano come per Tel Aviv la strategia sia chiara: dopo i raid Usa sui centri nucleari di domenica Israele si concentra nel disarticolare le strutture militari dei Pasdaran e provare a cortocircuitare la presa sul Paese del regime iraniano.
Sotto attacco diversi centri legati all’intelligence militare, ai paramilitari della forza dei Basij, apparato paramilitare di supporto ai guardiani, e i Corpi Alborz, che hanno in capo la difesa territoriale di Teheran. L’Israel Air Force inoltre ha dichiarato di aver colpito sia il quartier generale dell’Irgc sia la base operativa della difesa territoriale durante un raid durato due ore in cui diverse nubi di fumo si sono levate da Teheran.
Con questa operazione Israele vuole ribadire la sua superiorità aerea e concentrare i suoi sforzi militari sull’obiettivo chiaro di disarmare l’ala più legata al regime della struttura di potere di Teheran. Da venerdì 13 giugno Tel Aviv ha colpito pesantemente la struttura missilistica, la difesa antiaerea e i quartieri generali dei Pasdaran, riducendo invece i suoi raid contro le forze armate dell’esercito regolare.
Colpire la capitale rientra in un disegno politico volto a accelerare una crisi interna e mostrare al cuore del potere di Teheran la sua vulnerabilità, anche fisica, sotto i colpi dei jet dell’Iaf. Una strategia che mira a risolvere la sfida alla radice nel quadro di una sfida diretta al regime di Khamenei. Tutto questo passa per una strategia ad alto rischio che implica utilizzare armi ad alto potenziale e munizioni di precisione contro infrastrutture situate nel cuore di una metropoli da 10 milioni di abitanti. Si tratta indubbiamente del primo caso del post-Seconda guerra mondiale in cui ondate di munizionamento a così alto potenziale distruttivo sono riversate su una città sede di siti strategici. Benjamin Netanyahu e il suo governo sono in all-in e mirano alla “testa del serpente”: ma i danni che possono causare per decapitare il regime possono favorirne, indirettamente, la compattezza interna attraverso la chiamata attorno alla bandiera. Una sfida che a Tel Aviv molti devono prendere in considerazione, specie se la guerra sarà lunga.
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