Ci risiamo: il 14 ottobre prossimo, il Bluenergy Stadium di Udine ospiterà un incontro ufficiale di calcio tra Italia e Israele. Stesso luogo e addirittura stessa data dell’anno scorso, quando le due selezioni si sfidarono per un match di Nation League. Il prossimo autunno. invece, la partita riguarderà le qualificazioni ai Mondiali del 2026. E, di nuovo, anche quest’anno l’incontro non potrà che generare polemiche, a causa delle azioni di Israele non più solo nell Striscia di Gaza, ma ormai anche in Iran.
Dopo la decisione, a protestare per primo è stato il sindaco di Udine Alberto Felice De Toni, che guida una giunta di centrosinistra. De Toni ha espresso all’Ansa le proprie preoccupazioni per l’incontro, soprattutto in termini di sicurezza: “La situazione è diversa dalla precedente partita, c’è una guerra in atto tra Israele e Iran” ha spiegato il sindaco del capoluogo friulano.
Già nel 2024 la partita aveva causato un grande dibattito, con la giunta comunale che aveva deciso di ritirare il proprio patrocinio all’evento. Un gesto simbolico, dettato dalla necessità di prendere le distanze da una manifestazione sportiva ritenuta “divisiva” da De Toni e dalla sua maggioranza, alla luce del massacro che Israele stava commettendo a Gaza. La polemica che ne era nata – con Governo e anche giunta regionale, entrambi di destra, critici verso il Comune di Udine – aveva convinto il sindaco a fare un passo indietro.
Il patrocinio alla partita era stato ripristinato, e da parte loro la FIGC e il ministero dello Sport avevano accettato di sostenere un’iniziativa in favore della pace, realizzata in collaborazione con l’associazione Rondine Cittadella dello Sport di Arezzo. Placata la destra, però, l’amministrazione di De Toni aveva finito di conseguenza per attirarsi le critiche dell’ala più di sinistra della sua maggioranza. “Essere equidistanti o ‘equivicini’ tra oppressi e oppressori, tra coloni e colonizzati, significa stare dalla parte di chi è favorito nei rapporti di forza” avevano scritto in un comunicato i rappresentanti dei partiti di sinistra di Udine.
Il sindaco di Udine: “La nostra posizione è per la pace”
Un anno esatto dopo, la situazione si ripresenta, ma in un contesto internazionale addirittura anche peggiore. “Abbiamo ribadito e ribadiremo sempre la nostra posizione a favore della pace. – ha aggiunto De Toni – Lo abbiamo fatto anche nella mozione approvata dalla maggioranza in consiglio comunale dove abbiamo chiesto il cessate il fuoco, la liberazione degli ostaggi, il rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani, e invitando il Governo italiano a riconoscere l’esistenza dello Stato palestinese come già hanno fatto diversi Stati europei e il Vaticano”.
A fargli eco, questa volta, un’altra esponente della sua giunta, l’assessora allo Sport Chiara Dazzan. “Per la seconda volta in 12 mesi, Udine si trova ad ospitare una partita di calcio tra la nostra nazionale e quella di Israele, il cui Governo si sta rendendo protagonista di una serie di crimini di guerra senza precedenti, violando sistematicamente e quotidianamente il diritto internazionale”, ha detto la politica e pedagogista friulana.
L’ipotesi Bari
Inizialmente, la partita sembrava doversi giocare a Bari, ma l’amministrazione comunale pugliese aveva negato la concessione dello stadio. Un scelta anticipata già in una mozione dello scorso 29 maggio, in cui il Comune di Bari dichiarava “non gradita” la partecipazione di Israele e dei suoi rappresentanti agli eventi sul territorio. A Udine, però, una cosa del genere non è possibile, dato che il Bluenergy Stadium è di proprietà dell’Udinese e non della pubblica amministrazione cittadina. Oltre a questo, il capoluogo friulano è anche una soluzione strategicamente molto comoda: una città piccola e non semplice da raggiungere dal resto d’Italia, che quindi rende difficile organizzare una grande manifestazione di protesta contro la partita.
Nonostante questo, un anno fa solo 11.700 spettatori (su 25.000 posti disponibili) si recarono allo stadio per Italia-Israele. Nelle ore immediatamente precedenti al match, invece, oltre 2.000 persone avevano protestato per le vie della città contro il genocidio in Palestina. Difficilmente l’opposizione del sindaco di Udine potrà avere effetti più che simbolici, ma la partita degli Azzurri promette di essere ancora una volta un’occasione di contestazione. Nel frattempo, a livello internazionale crescono le pressioni per chiedere l’esclusione di Israele dallo sport.
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