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Politica

Spagna: tra scandali, tangenti e l’assalto di Vox, Sanchez è con le spalle al muro

• Scandalo tangenti coinvolge Santos Cerdán, figura chiave del PSOE • Sánchez chiede scusa ma resiste alle pressioni per dimettersi • Il Partito Popolare attacca, ma non ha i numeri per una sfiducia • Vox sfrutta la crisi e si rafforza nei sondaggi • Il clima politico si radicalizza e l’incertezza aumenta

È successo tutto in poche ore, ma il rumore di fondo era già nell’aria da mesi. Le dimissioni di Santos Cerdán, uno degli uomini più potenti del Partito Socialista e tra i più stretti collaboratori di Pedro Sánchez, hanno colpito il Governo come un fulmine solo per chi si ostinava a guardare il cielo invece che le crepe sotto i piedi. Coinvolto nel cosiddetto “caso Ábalos” e tirato in ballo da intercettazioni pesanti, dove si parla esplicitamente di tangenti milionarie legate ad appalti pubblici, Cerdán ha lasciato tutto: la carica, il seggio, il silenzio.

La sua uscita, seppur accompagnata da un comunicato in cui proclama la propria innocenza e rivendica la scelta come gesto di responsabilità, è stata vissuta all’interno del PSOE come un terremoto difficile da contenere. Pedro Sánchez si è presentato davanti alle telecamere con un volto teso e parole misurate, ha chiesto scusa ai cittadini, ha promesso un’indagine indipendente sui conti del partito, ha condannato con fermezza qualsiasi forma di corruzione e ha detto che la delusione personale provata di fronte a queste rivelazioni è enorme, ma che proprio per questo non si tirerà indietro.

Non intende lasciare il governo né cedere alle pressioni, anche se l’atmosfera intorno a lui è cambiata e si fa sempre più difficile distinguere le critiche legittime dai tentativi di abbattere l’intero edificio politico costruito negli ultimi anni. È una crisi che non nasce oggi ma che oggi esplode, e lo fa in un momento in cui il Paese guarda con crescente disincanto a tutto ciò che ha a che fare con la politica, con le istituzioni, con le promesse.

 

Sánchez resiste, ma la fiducia si consuma in fretta

Non è la prima volta che Pedro Sánchez si trova con le spalle al muro, ma stavolta la parete è più vicina del solito e il margine di manovra molto più stretto. Il premier ha scelto la via della tenuta, ha escluso elezioni anticipate e ha detto chiaramente che continuerà a governare perché ritiene che arrendersi ora significherebbe tradire un progetto che rappresenta milioni di cittadini, eppure quel progetto oggi rischia di affondare sotto il peso di sospetti e malumori.

Il Partito Popolare ha colto la palla al balzo e ha immediatamente chiesto le dimissioni del premier, sostenuto da manifestazioni sempre più partecipate nelle piazze e da un clima parlamentare incandescente. Tuttavia, pur gridando al cambio di rotta, il centrodestra sa bene che l’aritmetica è nemica di qualunque mozione di sfiducia, perché per rovesciare il governo servirebbe una maggioranza alternativa che al momento non esiste, e che dovrebbe tenere insieme sigle molto lontane tra loro, da Vox fino ai partiti regionalisti che con Vox non vogliono avere nulla a che fare.

In questa paralisi, Sánchez rimane in piedi per mancanza di alternative più che per merito della sua forza, ma il suo problema non è solo rimanere in carica, è riuscire a governare in modo credibile, convincente, capace di superare la logica della sopravvivenza quotidiana. E qui sta il vero nodo della questione, perché la tenuta formale del governo può anche reggere, ma quella sostanziale – la fiducia dei cittadini, dei partiti alleati, dell’opinione pubblica – è una moneta che si consuma in fretta e che, quando finisce, lascia spazio a qualcosa di più imprevedibile e potenzialmente destabilizzante.

 

La strategia di Vox: parlare alla pancia e colpire al cuore

Se c’è qualcuno che questa crisi la stava aspettando, quel qualcuno è Santiago Abascal. Il leader di Vox non ha perso un secondo per mettere in moto la macchina della comunicazione, e lo ha fatto con toni che, ormai, conosciamo bene: duri, taglienti, senza sfumature. A poche ore dalla notizia delle dimissioni di Cerdán, Abascal ha parlato di “banda di delinquenti”, ha definito il governo una “palude mafiosa” e ha lanciato un appello a tutti i parlamentari che si ritengono onesti per sostenere una mozione di sfiducia contro Sánchez.

Le sue parole non sorprendono, ma colpiscono perché parlano a un elettorato che esiste, che cresce, che si sente tradito non solo dai socialisti ma dal sistema intero. Vox si presenta come l’unica forza politica capace di rompere davvero il meccanismo di complicità trasversale che – secondo la sua narrativa – tiene in piedi una classe dirigente corrotta, autoreferenziale e distante dal Paese reale.

È un discorso che funziona, soprattutto tra i giovani adulti, che nei sondaggi mostrano una propensione crescente verso le posizioni più radicali, e che trovano in Abascal qualcuno che almeno dice le cose come stanno, o come loro le percepiscono. Il Partito Popolare, dal canto suo, resta in una posizione scomoda, stretto tra la tentazione di cavalcare la protesta e il timore di finire troppo vicino a una destra che in Europa continua a preoccupare per i suoi toni e per la sua agenda. Ma mentre il PP riflette, Vox si muove, occupa spazio, impone il suo linguaggio e trasforma la crisi degli altri in un’opportunità costruita con pazienza e metodo, puntando su un voto che oggi sembra ancora lontano ma che domani potrebbe arrivare quando meno ce lo aspettiamo.

Santiago Abascal, leader di Vox
Santiago Abascal, leader di Vox

Una crisi che parla a tutta l’Europa

Quello che sta accadendo in Spagna non è un’anomalia isolata, è parte di un fenomeno più ampio che tocca tutta l’Europa e che vede i partiti radicali, in particolare quelli di destra, guadagnare terreno ogni volta che il centro implode sotto il peso delle proprie contraddizioni. Vox è solo l’ultimo esempio di una forza che nasce come reazione e che cresce quando le alternative moderate appaiono fragili o, peggio, complici.

In questo contesto, il caso Cerdán non è solo un incidente giudiziario, è il sintomo di una malattia che ha colpito la fiducia pubblica, quella che serve per tenere insieme non solo un governo ma un’intera comunità politica. Pedro Sánchez ha davanti a sé due anni di legislatura che si preannunciano difficili, forse i più complicati della sua carriera, perché ogni passo falso potrà essere usato per dimostrare che il sistema non funziona più.

E la verità è che una parte del Paese questa convinzione l’ha già fatta propria, e guarda a Vox non solo come a un partito ma come a un’uscita d’emergenza, anche se non sa bene dove porti. È su questo terreno che si giocherà la vera partita: non solo sul chi vincerà le prossime elezioni, ma su chi sarà capace di ricostruire un legame credibile con l’elettorato, offrendo soluzioni e non solo accuse. Perché in fondo la crisi può diventare anche un’occasione, ma solo se qualcuno è disposto a raccogliere i cocci senza usarli come armi contro gli altri.

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