Skip to content
Politica

L’Irlanda contro Israele: verso lo stop al commercio coi Territori Occupati

L’Irlanda alza l’asticella della critica a Israele e, un anno dopo aver riconosciuto ufficialmente la sovranità dello Stato di Palestina, si prepara a bandire ufficialmente il commercio con i Territori Occupati da Tel Aviv in Cisgiordania come forma di sanzione...

L’Irlanda alza l’asticella della critica a Israele e, un anno dopo aver riconosciuto ufficialmente la sovranità dello Stato di Palestina, si prepara a bandire ufficialmente il commercio con i Territori Occupati da Tel Aviv in Cisgiordania come forma di sanzione per la condotta tenuta dallo Stato Ebraico nella guerra di Gaza. Poco dopo che il Regno Unito aveva annunciato di voler sospendere le negoziazioni per un trattato di libero scambio con Tel Aviv e sulla scia dell’annuncio dell’Unione Europea sulla necessità di rivedere l’accordo commerciale con Israele siglato nel 2000 Dublino è stata la prima capitale europea a fare una mossa del genere.

La legge irlandese contro Israele

Simon Harris, ministro degli esteri e del commercio, ha annunciato che il governo avrebbe depositato una proposta di legge in materia nella giornata di lunedì. L’ex Taoiseach (primo ministro) oggi vice del capo di governo Micheal Martin nell’esecutivo di centro-destra che vede alleati il Finn Gael (partito di Harris) popolare e il Fianna Fail (formazione di Martin) liberale ha dichiarato che l’intenzione di Dublino è porre in essere il primo bando mirato al commercio tra un Paese dell’Unione Europea e i territori occupati per mandare un messaggio sulla necessità di ampliare la risposta internazionale contro il governo di Benjamin Netanyahu per i crimini di guerra commessi nella Striscia.

Martin ha definito la guerra a Gaza “un affronto alla decenza umana”, un conflitto “senza pietà, né compassione, né un senso condiviso di umanità che deve finire”. “Il disegno di legge vieterebbe l’importazione di beni materiali come datteri, arance, olive, legname e cosmetici dagli insediamenti israeliani”, nota EuNews, aggiungendo che “i prodotti realizzati da aziende palestinesi nella stessa area, come l’olio d’oliva Zaytoun, rimarrebbero esclusi dalla misura”. E sebbene “tra il 2020 e il 2024, il valore totale delle importazioni irlandesi da questi territori è stato di soli 685.000 euro , ma la portata della misura è considerata altamente simbolica”, dato che dà seguito alla volontà di creare un precedente e di applicare una prescrizione precisa capace di fare scuola.


La guerra di Gaza, dopo oltre un anno e mezzo, continua ad essere una ferita aperta nell’ordine internazionale ed un conflitto che divora incessantemente le vite di famiglie e innocenti. Su InsideOver la raccontiamo senza filtri e ipocrisie. Per sostenere il nostro lavoro, abbonati!


L’allora Taoiseach Simon Harris, a sinistra, col presidente del Governo Spagnolo Pedro Sanchez a Dublino, 12 aprile 2024 EPA/BRYAN MEADE

La creazione di un precedente

Dublino potrebbe dettare una linea ad altri Paesi e condizionare l’azione europea in materia di sostegno al commercio con Israele, e aprire la strada ad ulteriori azioni ritorsive. Lo stop al commercio con i Territori Occupati, che vede anche l’opposizione di sinistra del Sinn Fein favorevole, potrebbe essere solo il primo passo.

La sinistra cattolica e nazionalista, fortemente filo-palestinese, chiede anche lo stop alla possibilità concessa a Israele di emettere bond usando il sistema finanziario irlandese, che dalla Brexit in avanti è diventato l’epicentro dei legami tra Tel Aviv e l’Europa per vendere il debito dello Stato Ebraico nell’Ue.

E inoltre c’è chi propone di espandere dai beni ai servizi il bando imposto ai Territori Occupati, facendo in particolar modo riferimento a aziende come Airbnb, che offrono ancora possibilità di affitti brevi in aree della Palestina occupata: “la società statunitense ha la sua sede europea a Dublino, il che la rende soggetta alla legge irlandese”, nota il Financial Times, aggiungendo che “oltre 400 accademici e giuristi irlandesi hanno dichiarato in una lettera aperta la scorsa settimana che non vi erano ostacoli insormontabili nel diritto irlandese, europeo o internazionale all’inclusione dei servizi” nel disegno di legge proposto da Harris. Insomma, per quanto ridotta sul fronte degli effetti concreti la legge irlandese prossima all’approvazione segna un prima e un dopo. Qualcuno in Europa si è mosso per sanzionare, di fatto, Israele e Netanyahu. E questo effetto è quantomeno dirompente.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.