Il pontificato di Papa Prevost è iniziato con l’imposizione del pallio, durante la messa di insediamento, da parte del cardinale Mario Zenari. Non proprio un nome a caso: il prelato è infatti nunzio apostolico in Siria, una delle terre più martoriate del medio oriente e simbolo dell’attuale instabilità della regione. Anche se la scelta di conferire a Zenari l’onere e l’onore di imporre il pallio è stata dettata da cause di forze maggiori, visto il ricovero in ospedale del cardinale protodiacono Domenique Mamberti, il significato simbolico del gesto non è comunque da sottovalutare: un Papa “incoronato” da un nunzio in Siria potrebbe essere il segno di una forte attenzione che Leone XIV vuole destinare al mosaico mediorientale.
I forti appelli a favore delle Chiese orientali
Il destino, tra le altre cose, ha voluto anche che la prima udienza generale di Papa Prevost coincidesse con il Giubileo delle Chiese orientali. E in questa occasione Leone XIV ha potuto sottolineare l’importanza da lui conferita a tutte le diocesi del medio oriente, descritte dal Pontefice con le stesse parole usate lo scorso anno da Bergoglio: “Le Chiese orientali – ha dichiarato Prevost parafrasando il predecessore – hanno tradizioni spirituali e sapienziali uniche e hanno tanto da dirci sulla vita cristiana, sulla sinodalità e sulla liturgia”. Nel corso del suo discorso, Leone XIV ha poi voluto ricordare quanto scritto da un altro predecessore, Leone XIII, a proposito dell’oriente cristiano: “L’opera della redenzione umana – è il passaggio della lettera apostolica Orientalium Dignitas citato da Prevost – ha avuto inizio in Oriente”.
Si tratta di segnali colti e presi sul serio in medio oriente. In primis, ovviamente, dalle dirette destinatarie delle parole del Papa. Ossia quelle Chiese orientali vittime di persecuzioni negli ultimi anni e che sulla propria pelle hanno sperimentato l’instabilità della regione. La Santa Sede, anche negli ultimi pontificati, ha ovviamente sempre sostenuto tutte le comunità perseguitate soprattutto dall’avanzata del terrorismo jihadista. La vera novità contenuta nei primi discorsi di Leone XIV, è dettata dagli inviti alle Chiese occidentali e latine a sensibilizzarsi a favore dei cosiddetti “cristiani della diaspora“. Quelli cioè costretti ad abbandonare il medio oriente e custodi di riti molto antichi, in grado secondo Prevost di aiutare anche l’occidente nella riscoperta di un certo tipo di cristianesimo.
L’attenzione su tutta la regione
La considerazione riguardo le Chiese orientali occorre però vederla come un’attenzione generale alle sorti del medio oriente, non solo quindi delle comunità cristiane. Dalle prime parole di Prevost, si evince come i destini delle Chiese orientali vengono considerati del tutto legati ai destini regionali. Lì dove si ha instabilità, a soffrire è l’intera popolazione, compresa la minoranza cristiana. Vale per la Siria dove opera il cardinale Zenari, così come per l’Iraq e per il Libano. Quest’ultimo rappresenta l’unico Paese arabo con una forte influenza cristiana e in cui il presidente deve appartenere, per costituzione, alla comunità cristiano maronita. Tra i capi di Stato ricevuti da Leone XIV nel giorno dell’insediamento, non a caso era presente anche Joseph Aoun, da alcuni mesi in sella a Beirut come presidente del Libano.
Le mosse politiche della Santa Sede
L’attenzione del nuovo Papa sembra essere stata ben recepita a livello diplomatico. Nei giorni scorsi, fonti dell’Autorità Nazionale Palestinese (Anp) hanno dichiarato all’agenzia Wafa che si sta lavorando molto per organizzare un incontro tra i propri rappresentanti e Papa Leone XIV. I dirigenti dell’Anp hanno apprezzato i molti appelli per Gaza lanciati dal Pontefice e adesso sperano di poter vedere nel Vaticano un interlocutore privilegiato.
Anche perché, nel frattempo, la Santa Sede sembra aver quantomeno ridimensionato le incomprensioni diplomatiche con Israele. Il premier Netanyahu è stato l’ultimo a esprimere le condoglianze per la morte di Papa Francesco, gesto da ricondurre alle critiche riservate a Bergoglio di aver dato, a detta dell’esecutivo di Tel Aviv, “maggior risalto” alla distruzione a Gaza e meno invece agli ostaggi israeliani detenuti da Hamas. Lo stesso Netanyahu è stato però tra i primi a congratularsi con Leone XIV per l’elezione, mentre il presidente Herzog si è recato in visita in Vaticano durante la cerimonia di insediamento del Pontefice. Segnali di come, vista l’attenzione riservata alla regione, anche nello Stato ebraico si considera più conveniente distendere le relazioni con la Santa Sede.
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