Qualche giorno fa Gary Lineker, 64 anni, leggenda del calcio inglese e da trent’anni popolarissimo commentatore sportivo della Bbc, è stato investito dalle polemiche per aver riportato un video, intitolato “Il sionismo spiegato in due minuti”, in cui la discendente di una famiglia palestinese vittima delle nakba del 1948 (quando 700 mila palestinesi furono espulsi dalle loro terre dagli israeliani o le lasciarono volontariamente, senza poi potervi mai tornare) rivolgeva aspre critiche al sionismo. Ma il vero problema, con il video, era l’emoticon di un ratto che figurava sovrimpresso alle immagini per tutto il tempo. E il fatto che sia stato Joseph Goebbels, il ministro della Propaganda del nazismo, a usare il ratto come simbolo dispregiativo per gli ebrei, a partire dal film Der ewige Jude (L’ebreo eterno) del 1940 è piuttosto noto. Quindi doveva esserlo anche a Lineker, che ha fatto ammenda, si è scusato, ha dichiarato che non avrebbe “mai rilanciato consapevolmente qualcosa di antisemita” ma alla fine ha fatto il passo indietro, definendolo “un gesto di responsabilità”. Tim Davie, direttore generale della Bbc, l’ha accompagnato alla porta: con rimpianto ma senza scusarlo, dicendo anzi che Lineker aveva riconosciuto l’errore commesso.
E fin qui tutto bene, tutto giusto. All’antisemitismo non va offerto alcun varco, e certi errori sono più errori di altri. Soprattutto da parte di personaggi così famosi, stimati e nel loro campo autorevoli. Proprio per questo, però, mi sono trovato a fare alcune riflessioni. Non sono, lo confesso, un gran consumatore di Tv. Ma ogni tanto, come tutti, un’occhiata gliela do. E mi sono capitati episodi come questi. Per esempio Paolo Mieli che nel talk condotto da Lilli Gruber sostiene, pur rintuzzato dalla stessa Gruber, che la Striscia di Gaza era “libera”, che non è vero che i gazawi fossero in qualche modo prigionieri di Israel. Oppure Fiamma Nirenstein che da Bruno Vespa (anche lui pronto a contestarla) sostiene che a Gaza il rapporto tra miliziani attivi di Hamas e civili uccisi dall’esercito di Israele è 1 a 1.
Autorevoli e preparati ma…
Si diceva: famosi, stimati e nel loro campo autorevoli. Mieli è stato direttore della Stampa e del Corriere della Sera, presidente di RCS Libri ed è membro del comitato esecutivo dii Aspen Institute Italia. Non si contano, ovviamente, i libri che ha pubblicato, gli editoriali che ha scritto, le trasmissioni radio e Tv di cui è stato protagonista. Ma allora come può dire che la Striscia di Gaza era libera, quando tutti sanno che dal giugno 2007 è sottoposta a un ferreo blocco via aria, terra e mare imposto da Israele, a suo tempo criticato dal segretario dell’Onu Ban Ki-moon e contrario alla risoluzione 1860 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite approvata l’8 gennaio 2009? Perché non è informato? Figuriamoci. Perché non ha capito? Ma dai… Spiace dirlo ma l’unica conclusione ragionevole (anche per non insultare la sua intelligenza) è che Mieli sia così partigiano da lasciarsi andare ad affermazioni che non hanno alcun riscontro con la realtà.
Identico il caso di Fiamma Nirenstein, giornalista di lungo corso, autrice di decine di libri, già deputato della Repubblica (nonché vicepresidente della Commissione Esteri della Camera), collaboratrice di prestigiosi think tank e tante altre cose che non vale qui la pena menzionare. Come può una persona così dichiarare pubblicamente una cosa tanto falsa come quella? Così falsa che persino le fonti militari israeliane (ne abbiamo dato contro in queste pagine) riconoscono che nell’ultima offensiva la percentuale dei civili disarmati uccisi è dell’80% sul totale?
Qui non può trattarsi di opinioni, perché entrambi i casi riguardano persone troppo preparate e intelligenti per produrre certi sfondoni. Ascoltando queste affermazioni ho pensato: ma se andasse in televisione uno pronto a dire che nei territori occupati dai russi si fa la bella vita, gli ucraini sono felici e tutto va per il meglio, quante probabilità avremmo di rivederlo in trasmissione? E il livello di certe affermazioni è pari a questo, mica superiore. E la domanda successiva, forse inammissibile, forse indecente, forse solo sciocca, è questa: se Lineker, che non ha mai avuto fama di antisemita, ha fatto un grosso errore e ha dovuto abbandonare il lavoro che faceva da trent’anni, questi errori qui, tipo Mieli e Nirenstein, devono proprio passare inosservati? O non sarebbe il caso di diradare certe apparizioni?
La tragedia di Gaza divide non solo la politica ma anche gli animi, spesso trascinando in affermazioni almeno discutibili anche i personaggi più autorevoli del mondo dei media. La relazione tra media e potere, nella nostra epoca sempre più decisiva, è uno dei temi a cui siamo più legati. Se è così anche per te, segui InsideOver, sostieni il nostro lavoro, abbonati oggi!
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