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Guerra

Trump-Putin, una telefonata allunga la vita: Mosca apre a un trattato di pace in Ucraina

La telefonata odierna tra Vladimir Putin e Donald Trump, durata oltre due ore, apre uno spiraglio perché Mosca, dopo molte pressioni, si mostri disponibile a un’attiva trattativa di pace in Ucraina e, stando alle prime dichiarazioni, consente di confermare il...

La telefonata odierna tra Vladimir Putin e Donald Trump, durata oltre due ore, apre uno spiraglio perché Mosca, dopo molte pressioni, si mostri disponibile a un’attiva trattativa di pace in Ucraina e, stando alle prime dichiarazioni, consente di confermare il cauto ottimismo che lo svolgimento dei colloqui tra le delegazioni del Paese euroasiatico e quella di Kiev aveva risvegliato il 15 maggio scorso. La guerra continua ma Putin non si è detto indisponibile a parlare di pace: e questa è indubbiamente una notizia.

Il sentiero tortuoso della diplomazia

Poco dopo le 19 ore italiane la Tass ha battuto quelle che sono state presentate come dichiarazioni ufficiali del presidente russo. Per l’agenzia di Mosca Putin ha affermato nel colloquio con Trump che “la Russia proporrà ed è pronta a collaborare con la parte ucraina su un memorandum riguardante un possibile futuro trattato di pace, definendo diverse posizioni”.

Per la Russia, insomma, i principi fondamentali devono essere codificati tramite un’intesa per l’impegno alle trattative per capire se il conflitto abbia effettive possibilità di risoluzione. Putin avrebbe dichiarato che questi principi includerebbero “la tempistica di un possibile accordo di pace e un possibile cessate il fuoco per un certo periodo qualora vengano raggiunti gli accordi pertinenti”.

Il colloquio tra Trump e Putin si inseriva in una complessa e fitta rete diplomatica. Nei giorni scorsi e oggi, The Donald si è confrontato con gli alleati europei (Keir Starmer, Friederich Merz, Donald Tusk, Emmanuel Macron e oggi anche Giorgia Meloni) e con l’omologo ucraino Volodymyr Zelensky per concordare una linea comune transatlantica sulla postura da tenere a favore del Paese invaso da Mosca e ribadire l’appoggio a un cessate il fuoco di trenta giorni su tutto il fronte come parte delle trattative.

Tra sabato e domenica, invece, la presenza concomitante a Roma di molti leader per la messa d’inaugurazione del pontificato di Leone XIV ha permesso una serie di incontri di valore sulla marcia per la pace: Papa Prevost ha ricevuto Zelensky e il vicepresidente Usa J.D. Vance, ribadendo a entrambi la disponibilità del Vaticano per la mediazione. Zelensky e Vance si sono a loro volta incontrati, e il secondo ha anche avuto uno scambio con Mark Carney, premier del Canada fresco di rielezione e presidente di turno del G7.

Putin: “Rimuovere le cause profonde” della crisi

Le premesse per un’offensiva di pace c’erano tutte, dunque. Mancava il tassello più importante: lo scambio tra Trump e Putin per capire due questioni: da un lato, se una trattativa può prendere piede in maniera strutturata. Dall’altro, in che misura dovrà essere un negoziato diretto e quanto spazio ci sarà per i mediatori. La risposta sul primo punto è stata incoraggiante anche se (ma forse soprattutto per questo motivo) la chiamata si è svolta in sordina rispetto alle precedenti telefonate tra i due leader.

Sul secondo, Putin ha aperto al negoziato, ma bisognerà capire a che condizione vorrà effettivamente far proseguire la trattativa con l’Ucraina e rispondere all’appello di Leone XIV, che ha invitato i nemici a “guardarsi negli occhi”.

Resta un dato di fatto: Putin sta portando avanti con Trump un negoziato che è parallelo a quello sull’Ucraina e mira, lo si è ribadito anche oggi, a “rimuovere le cause profonde della crisi” tra Washington e Mosca. Cause che incorporano l’Ucraina ma vanno molto oltre: dalla corsa al riarmo alla gestione degli arsenali atomici, dalle sfere d’influenza in Medio Oriente ai rapporti di Mosca con la Cina, passando per le trattative sul nucleare e la rivalità russo-americana sull’energia, i dazi, l’influenza sull’Europa e l’uso di forme ibride di guerra una rivalità esplosa in tutta la sua forza nel 2014 avrà bisogno di tempo per ricomporsi. Se Trump e Putin capiranno il valore dei tempi lunghi della diplomazia i risultati potranno essere incoraggianti. Servirà tempo e pazienza: a Usa e Russia onore e onere di riuscire a tenere i nervi saldi.

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