Un tempo era il 5G, ora sono i chip e l’intelligenza artificiale, ma gli Usa devono fare i conti con l’eterno ritorno di Huawei, l’azienda tecnologica cinese al centro delle strategie della Repubblica Popolare per consolidare la sua ascesa a grande potenza dell’innovazione.
Nella settimana appena conclusa il Dipartimento del Commercio dell’amministrazione Trump, guidato da Howard Lutnick, ha emesso una nota sottolineando che l’acquisto di processori Ascend di Huawei da parte di qualsiasi azienda nel mondo potrebbe aprire potenzialmente la strada a sanzioni o indagini penali negli Stati Uniti, dato che secondo Washington i chip in questione conterrebbero tecnologie a stelle e strisce la cui esportazione richiede, a monte, complicati processi amministrativi.
Il timore Usa per il boom di Huawei
A guidare l’indagine è il Bureau of Industry and Security, una delle creature abissali più importanti dello Stato profondo americano, un ufficio fondamentale per il nuovo paradigma del primato della sicurezza sul libero scambio. Come nel 2018-2019, nella prima amministrazione Trump, Dipartimento del Commercio e Bis iniziarono a muovere guerra a Huawei sulle tecnologie 5G, oggi sono chip e tecnologie di intelligenza artificiale a turbare i sonni dei decisori americani. La sfida resta chiara: tarpare le ali alla Repubblica Popolare e alla sua ascesa a grande potenza tecnologica.
Del resto, Huawei grazie alla rivoluzione dell’Ia è rinata dopo la crisi della chiusura di molti mercati occidentali sulle reti 5G. Come ha ricordato Federico Giuliani su queste colonne, il colosso tecnologico è tornato in sesto e competitivo sia sul fronte della componentistica tecnologica che su quello della vendita di smartphone.
Alla fine del 2024, un’analisi di Paul Triolo del gruppo di consulenza Albright Stonebridge per l’American Affairs Journal, volta a fornire una valutazione delle misure introdotte da Joe Biden contro la Cina dal 2021 alla fine del suo mandato, segnalava che Huawei era riuscita a resistere all’assedio sanzionatorio statunitense grazie a tre sviluppi: pesanti investimenti in innovazione per il rafforzamento del mercato cinese, come risposta concreta alla crescente scarsità di prodotti tecnologici soggetti a controlli all’export verso Pechino come i macchinari per la litografia e alcune linee di semiconduttori di design Usa; un aumento della spesa pubblica in ricerca e sviluppo; un aumento della capacità di integrazione tra i campioni tecnologici cinesi, che a inizio 2025 ha visto, con l’ascesa di DeepSeek quale risposta cinese a ChatGpt, il suo compimento.
Un campione tecnologico per la Cina
Come nota il Financial Times, la strategia sembra essere riuscita: “Huawei ha iniziato a fornire “cluster” di chip AI ai clienti in Cina, affermando che superano le prestazioni del prodotto comparabile di Nvidia, leader statunitense nel settore dei chip AI, in parametri cruciali come la potenza di calcolo totale e la memoria”, aggiungendo che “il sistema si basa su un gran numero di chip 910C, che singolarmente non raggiungono il livello più avanzato offerto da Nvidia, ma collettivamente offrono prestazioni superiori a un prodotto cluster Nvidia concorrente”.
In quest’ottica, si capiscono i timori americani per la riscossa del campione cinese. Huawei mostra la capacità della Repubblica Popolare di rispondere elasticamente alle crisi e di poter pensare a un disaccoppiamento dal sistema economico rivale che troppo spesso gli Usa hanno pensato a senso unico: si aveva l’ambizione, o forse addirittura la presunzione, che il decoupling sarebbe stato sostanziato come distacco dell’Occidente dalla manifattura tecnologica cinese, senza ipotizzare che Pechino avrebbe potuto acquisire capacità concorrenti nei campi di rilevanza cruciale. Così, invece, è stato. In tempi in cui gli Usa, tra tregue sui dazi e rivalità continue in campo tecnologico, mirano a ridefinire una relazione con la Cina capace di mantenerli competitivi e in vantaggio nei settori critici, notizie come quelle della robustezza del maggior player a disposizione di Pechino sull’innovazione lasciano presagire che la competizione tra le due sponde del Pacifico in futuro sarà serrata. E che nessun esito appare scritto in partenza.
Huawei non muore mai. Gli Usa l’hanno attaccata con ogni tipo di sanzione ma il colosso tecnologico cinese è riuscito a riprendersi. Nell’articolo che hai appena letto ti abbiamo detto come. Nei prossimi racconteremo con quali obiettivi. Segui InsideOver, Unisciti a noi, abbonati oggi!
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