Il recente rilascio del soldato americano-israeliano Edan Alexander, trattenuto a Gaza dal 7 ottobre 2023, suggerisce che una soluzione negoziata al conflitto israelo-palestinese possa essere ancora possibile, con un approccio diplomatico adeguato e una leadership determinata. In questo contesto, il ruolo del presidente Donald J. Trump è stato centrale.
Trump, con il suo stile diretto, ha contribuito a un’intesa che ha permesso la liberazione di un ostaggio americano senza il coinvolgimento diretto di Israele. Si tratta di una decisione significativa, che ha superato una prassi consolidata della diplomazia americana: evitare il dialogo diretto con Hamas. Questa scelta è stata portata avanti nonostante le resistenze espresse dal governo israeliano. Edan Alexander è stato consegnato alla Croce Rossa grazie a un’iniziativa guidata dall’inviato presidenziale per il Medio Oriente, Steve Witkoff.
Fonti vicine al negoziato indicano che Hamas ha mostrato disponibilità a una tregua umanitaria e a ulteriori aperture, a fronte di condizioni specifiche: la cessazione dei bombardamenti, la riapertura dei valichi e l’arrivo di aiuti per la popolazione di Gaza. Tentativi simili erano stati avviati già nel marzo 2024 dall’amministrazione americana, ma furono interrotti a seguito delle pressioni del premier israeliano Benjamin Netanyahu, preoccupato che una tregua potesse influire sulla strategia militare in corso.
Secondo il New York Times, Tel Aviv esercitò una forte influenza per bloccare i colloqui, anche attraverso un’interruzione dei canali di comunicazione aperti in Qatar. Con il ritorno di Trump alla Casa Bianca, lo scenario è cambiato. Il presidente ha adottato un approccio indipendente, meno condizionato dalle dinamiche interne israeliane o dalla burocrazia internazionale, dando priorità agli interessi americani.
Steve Witkoff ha sottolineato ai familiari degli ostaggi: “Israele non intende fermare il conflitto. Tuttavia, abbiamo la responsabilità di riportare a casa i nostri cittadini.” L’approccio di Trump ha prodotto risultati anche in un altro ambito strategico: la stabilizzazione delle rotte commerciali nel Mar Rosso.
Gli accordi con gli Houthi dello Yemen, vicini all’Iran, hanno ridotto gli attacchi alle navi occidentali. Rispetto alla precedente amministrazione Biden, che aveva registrato un’escalation in questo settore, Trump ha puntato su una combinazione di deterrenza e dialogo condizionato. Resta tuttavia aperta la questione centrale del conflitto: il diritto dei palestinesi all’autodeterminazione.
Come riconosciuto dall’ex ministro della Difesa israeliano Gallant, l’attacco del 7 ottobre, pur tragico e condannabile, mirava a rilanciare il negoziato su Gerusalemme e sull’occupazione. Senza affrontare questa dimensione, ogni tregua rischia di essere solo temporanea. Con Trump alla guida, gli Stati Uniti stanno recuperando un ruolo attivo e autonomo nel Medio Oriente, bilanciando interessi strategici e umanitari. Questo approccio, se mantenuto, potrebbe contribuire a creare le condizioni per una stabilità duratura nella regione.
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