Le esercitazioni militari con l’Egitto, l’aumento degli investimenti in Marocco, lo sviluppo hi-tech di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. E ancora: il rafforzamento dei rapporti economici con l’Iran e il crescente sostegno diplomatico allo Yemen. La Cina ha da tempo incrementato la propria presenza in tutto il Medio Oriente anche se negli ultimi mesi gli sforzi di Pechino sembrano concentrarsi nella regione del Mar Rosso.
Da qui, infatti, si snoda una rotta commerciale marittima preziosissima per gli affari del Dragone (e del mondo intero). Ogni anno circa 120 miliardi di dollari di importazioni e 160 miliardi di esportazioni cinesi transitano attraverso lo Stretto di Bab el-Mandeb, una via d’acqua cruciale che collega l’Oceano Indiano al Mar Rosso e, tramite il Canale di Suez, al Mediterraneo.
Parliamo di circa il 10% del commercio marittimo totale della Cina, e dunque si capisce perché il gigante asiatico abbia lavorato molto per blindare quest’area. A maggior ragione adesso, in concomitanza con l’aumento delle attività militari degli Houthi proprio nel Mar Rosso contro le navi ritenute dal gruppo yemenita come collegate a Israele, agli Stati Uniti o ai loro alleati.
Il risultato? Le imbarcazioni occidentali che passano da queste parti rischiano di essere attaccate da droni e missili Houthi. Quelle cinesi, invece, transitano più o meno in tranquillità.

La diplomazia cinese del Mar Rosso
Mentre gli Stati Uniti colpivano con sanzioni (e raid aerei) gli Houthi, i cinesi si sarebbero coordinati con il gruppo yemenita per far sì che le loro navi non si trasformassero in bersagli. Questa specie di patto – si dice – sarebbe stato formalizzato in seguito ad approfonditi colloqui diplomatici tra le due parti andati in scena in Oman e culminati con garanzie di passaggio sicuro delle imbarcazioni del Dragone attraverso il Mar Rosso.
Non è un caso che l’agenzia di stampa cinese Xinhua abbia descritto la crisi Usa-Houthi come una rivelazione dell'”impotenza degli Stati Uniti” contro “oppositori non tradizionali come gli Houthi”, sostenendo che l’intervento militare di Washington in Yemen avrebbe “solo innescato ulteriore resistenza” e messo in luce “il declino dell’influenza economica statunitense e la graduale disintegrazione del suo sistema di alleanze”.
Dietro questa retorica, ha avvisato il think tank Atlantic Council, si celerebbe la vera intenzione di Pechino: quella di preservare la libertà di movimento in questo corridoio marittimo. Pare che la diplomazia della Cina abbia portato frutti, almeno a giudicare dal crollo del traffico complessivo attraverso il Mar Rosso (-70% dall’inizio degli attacchi in Yemen) e dal parallelo aumento della quota di tonnellaggio legato alla Cina.

L’agenda strategica di Pechino
Lo stesso Atlantic Council denuncia come il movimento Houthi stia operando “con tecnologia satellitare cinese” e lanci attacchi “utilizzando sistemi di guida costruiti con componenti elettronici cinesi”. “Washington può sanzionare singole aziende, ma a meno che non affronti la relazione triangolare tra Cina, Iran e delegati regionali, si troverà sempre a dover rincorrere le navi cinesi mentre continuano a navigare in acque contese in relativa sicurezza”, ha sintetizzato il think tank.
Sarebbe un errore pensare che la Cina “tifi” per una parte in causa. È sbagliato anche pensare che Pechino supporti gli Houthi, nonostante il trattamento che il gruppo riserva alle navi occidentali vada a vantaggio delle imbarcazioni cinesi. È invece corretto concentrarsi sul pragmatismo messo in campo dal Dragone nell’intero Medio Oriente, ancor più nelle aree limitrofe al Mar Rosso.
Nel 2013, per esempio, l’allora presidente yemenita Abd-Rabbu Mansour Hadi (acerrimo nemico degli Houthi), tornando da un viaggio oltre la Muraglia, dichiarava che la Cina avrebbe costruito centrali elettriche nello Yemen con una capacità di produzione complessiva di 5.000 megawatt e che avrebbe ampliato i principali porti container del Paese arabo.
Per quanto riguarda l’Iran, nel 2021 Pechino e Teheran hanno firmato un accordo strategico di 25 anni, mirato a consolidare le relazioni bilaterali in vari settori. Pochi giorni fa, invece, Mind Press ha rilanciato l’indiscrezione secondo cui la Cina si sarebbe impegnata ad aiutare lo Yemen a ricostruire l’aeroporto internazionale di Sana’a e il porto di Hodeidah, entrambi danneggiati dagli ultimi raid israeliani. Si tratterebbe di un altro passo diplomatico in più per blindare ulteriormente il Mar Rosso.
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