Yunus-Bek Yevkurov, viceministro della Difesa della Federazione Russa, è il responsabile della cura degli interessi di Mosca in Libia. Vista l’importanza che il Paese africano ha per la Russia, soprattutto alla luce degli ultimi avvenimenti in Siria, è legittimo chiedersi perché proprio l’ex governatore dell’Inguscezia sia l’uomo designato dal Cremlino per occuparsene. La ragione è duplice: la sua origine inguscia e la sua comprovata fedeltà al Cremlino.
La struttura della società inguscia
La società inguscia ha struttura clanica. Elemento essenziale della proiezione pubblica di un individuo è la sua appartenenza al tejp, un’unità sociale basata sull’accettazione di una comune parentela (molto spesso mitologica) e sul radicamento in un preciso territorio. Ogni tejp è retta da un anziano che ha facoltà di interloquire con i rappresentanti delle altre tejp. Dal punto di vista organizzativo interno, invece, le tejp si dividono in gar (rami), neke (famiglie allargate) fino al nucleo familiare minimo – tsu. Ad ogni livello i rapporti orizzontali sono definiti attraverso un’opera di mediazione, che produce i suoi effetti nel livello superiore, in una costante conciliazione di interessi diversi.
Le tejp sono un elemento costitutivo della politica inguscia, producono identificazioni forti nel relativo sostrato sociale e sono portatrici di interessi reali. Sono, in sostanza, corpi intermedi che si frappongono necessariamente tra l’individuo e le istituzioni, tanto che in Inguscezia sindacati indipendenti e partiti politici forti non hanno mai avuto la possibilità di svilupparsi: le tejp detengono il monopolio della rappresentanza dei loro membri in ogni aspetto della vita pubblica.
Yevkurov è nato nel distretto di Prigorodnyj, territorio dell’Ossezia settentrionale ma rivendicato dall’Inguscezia, e cresciuto a Malgobek. È il prodotto di questo ambiente dove i contatti sociali sono mediati dall’appartenenza a gruppi familiari prima che politici. E non solo: ne è stato governatore (2008-2018). Un uomo inevitabilmente votato alla diplomazia ed abituato a mediare tra centri di potere paralleli, la figura perfetta per interloquire ed inserirsi nelle dinamiche della società tribale libica.
In effetti, molto di quanto sopra detto per la struttura sociale inguscia si applica anche a quella del Paese africano, massimamente alla Cirenaica. Originariamente le tribù libiche erano nomadi e il nomadismo è un elemento importante nel modo di pensare e di pensarsi di queste formazioni anche oggi. Manca quindi il rapporto identitario con il territorio che contribuisce a definire, invece, le tejp ingusce. Ciò che non cambia sono però da un lato le modalità di interazione tra questi gruppi e dall’altro la mediazione che compiono tra gli interessi dei loro appartenenti e quelli della Nazione.
Oltretutto è innegabile che tanto in Libia quanto in Inguscezia la sfera religiosa (islamica sunnita in entrambi i casi) e quella politica non siano mai nettamente separate. Sia le tejp che le tribù custodiscono la memoria religiosa e la religione rafforza la legittimità delle tejp e delle tribù stesse. Si tratta di strutture sociali in cui l’autorità non dipende dal ruolo tecnico che si esercita, ma dal prestigio condiviso e socialmente riconosciuto – modello opposto a quello Westfaliano. Ci si può spingere oltre: la forza di entrambe queste componenti delle dinamiche di potere, religione e dimensione clanica, dipende dal grado di connubio che hanno l’una con l’altra.
2018 l‘anno della svolta
Negli anni successivi alla seconda guerra cecena il Cremlino ha privilegiato un approccio autoritario alla gestione del Caucaso del Nord. Un approccio basato su personalismi forti e alleanze verticali in cui spesso legittimità democratica e autonomia istituzionale delle Repubbliche caucasiche sono state sacrificate in favore della loro stabilità. Stabilità è appunto la parola chiave per comprendere l’operato da governatore di Yevkurov. Nel 2008, anno della sua nomina da parte del Presidente Medvedev, Yulia Latynina definiva l’Inguscezia “il luogo più pericoloso del Caucaso settentrionale” tanto da far parlare della necessità di una “kadyrovizzazione” della regione. Non si è arrivati a tanto. L’amministrazione di Yevkurov ha avuto successo perché non ha contrastato il sistema di potere delle tejp, ma ha governato trovando un accordo con loro e conseguendo importanti risultati. Anche in questo caso: sostanziale identità con quanto compiuto da Haftar in Cirenaica.
Nel 2018 però tutto cambia. Yevkurov conclude un accordo con Kadyrov per il regolamento dei confini tra Inguscezia e Cecenia: accordo concluso in segreto, in violazione della Costituzione della Repubblica e che, oltretutto, risulta fortemente sfavorevole agli interessi ingusci. La popolazione vive questa perdita territoriale con dolore, la fiducia nel governatore viene meno e le proteste paralizzano le principali città della regione. La situazione è tale da costringere Yevkurov alle dimissioni.
A prova di fedeltà al Cremlino
Si potrebbe pensare che alla base di un epilogo così desolante vi sia un errore di valutazione del governatore, ma in realtà è ragionevole credere che tutto fosse stato previsto da tempo. L’accordo del 2018 è stato stipulato sotto il diretto controllo di Mosca, che aveva interesse ad assecondare le ambizioni di Kadyrov (la Cecenia e Kadyrov avevano, e in parte hanno ancora, un peso politico molto forte); quindi non è illogico credere che Yevkurov abbia ricevuto istruzioni precise su come comportarsi. Volendo compiere un ragionamento prognostico preliminare, era chiaro che a seguito di tali eventi la popolazione inguscia sarebbe insorta: si tratta di una popolazione che concepisce il territorio in una dimensione quasi sacrale, sicuramente appartenente al patrimonio indisponibile della Nazione – non certo a quello dello Stato.
In sostanza ciò che si vuole sostenere è che nel 2018 Mosca ha sottoposto Yevkurov ad una esame della sua fedeltà: trovandosi nella necessità di favorire le ambizioni cecene il Cremlino ha chiesto al Governatore della Repubblica di Inguscezia di sacrificare gli interessi di coloro che gli avevano dato mandato in favore di quelli superiori della Federazione. Premio per la sua fedeltà: un ruolo nell’esecutivo e la fiducia del presidente Putin.
Nel 2019, quasi senza soluzione di continuità con le sue dimissioni da Governatore, Yevkurov viene nominato viceministro della difesa. L’assegnazione del dossier a Yevkurov deve essere letta come un segnale della strategia russa in Libia. Più che stabilire un ordine, cosa che non è più riuscito a nessuno in Libia dalla morte di Muammar Gheddafi, Mosca vuole gestire il disordine. La Libia non è l’Inguscezia, ma le dinamiche di potere restano le stesse. E in una fase in cui il Paese nordafricano torna strategico e riesplodono le violenze, la Russia intende affidarsi a chi le sa governare.
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