Capire la finanza, per capire il mondo FOLLOW THE MONEY

Sono giorni delicatissimi per i circa 200 milioni di musulmani indiani che formano la minoranza più numerosa del Paese più popoloso del mondo. L’attentato in Kashmir per mano di un gruppo terroristico islamico e la quasi guerra totale di Delhi contro il Pakistan hanno generato un’ondata di islamofobia che si sta diffondendo in tutta l’India.

I gruppi di estrema destra indù, sempre più rumorosi con il Bharatiya Janata Party (Bjp) dell’ultra nazionalista Narendra Modi al governo, hanno lanciato una campagna nazionale di odio e intimidazione contro i musulmani. O meglio: questi gruppi stanno sfruttando la tragedia di Pahalgam per infiammare le tensioni comunitarie e mobilitare appelli alla violenza, all’esclusione sociale e al boicottaggio economico.

Tra il 22 aprile e il 2 maggio, l’India Hate Lab (Ihl), un progetto del Center for the Study of Organized Hate (Csoh), un think tank con sede a Washington, ha documentato 64 eventi di incitamento all’odio dal vivo in 9 Stati e nel territorio dell’infuocatissimo Jammu e Kashmir. Tra gli Stati, il Maharashtra ha registrato 17 eventi di incitamento all’odio, seguito da Uttar Pradesh (13), Uttarakhand (6), Haryana (6), Rajasthan (5), Madhya Pradesh (5), Himachal Pradesh (5), Bihar (4) e Chhattisgarh (2). La maggior parte di questi eventi sono partiti da gruppi nazionalisti indù come Vishwa Hindu Parishad (Vhp), Bajrang Dal, Antarrashtriya Hindu Parishad (Ahp), Rashtriya Bajrang Dal (Rbd), Hindu Janajagruti Samiti, Sakal Hindu Samaj, Hindu Rashtra Sena e Hindu Raksha Dal.

Clima infuocato contro la minoranza musulmana

I gruppi nazionalisti indù hanno organizzato raduni, eventi pubblici e diffuso discorsi d’odio e propaganda anti musulmana sui social media. Molti hanno utilizzato un linguaggio disumanizzante, riferendosi agli islamici come “serpenti verdi”, “insetti” e “cani rabbiosi”. Altri ancora hanno incitato alla violenza minacciando di espellere i musulmani da città o località. Gli esempi non mancano. “Non parlate con i jihadisti folli della vostra città; non è possibile parlare con loro, bisogna sparargli alla testa”, ha dichiarato, durante un evento a Kondagaon, lo scorso 22 aprile, l’influencer di estrema destra Pushpendra Kulshrestha.

Il giorno seguente, nel corso di un evento a Samath Nagar, Jhansi, Uttar Pradesh, il monaco di estrema destra Madhuram Sharan Shiva è stato ancora più duro: “Dovete porre fine a questi adharmi (persone che violano i principi morali ndr)”. Ha quindi esortato gli indù a prepararsi alla guerra, ha chiesto un boicottaggio economico e ha detto ai partecipanti: “Dovete armarvi tutti quanti”.

Questa ondata di incitamento all’odio è stata accompagnata da un preoccupante aumento di crimini d’odio e atti di violenza contro i kashmiri e, più in generale, i musulmani. In Haryana, venditori ambulanti musulmani sono stati aggrediti e i loro carretti dati alle fiamme. In Uttarakhand, venditori di scialli kashmiri sono stati aggrediti. In Uttar Pradesh, un musulmano è stato brutalmente assalito mentre l’aggressore, armato di ascia, gridava: “Ventisei sono stati uccisi; ventisei dei vostri moriranno anche loro”. Il riferimento è alle 26 vittime morte nell’attentato in Kashmir.

Cosa rischia l’India

I ricercatori dell’Ihl hanno sottolineato come la maggior parte di questi eventi di incitamento all’odio sia stata trasmessa in diretta streaming o accompagna dalla pubblicazione di video su Facebook, Instagram, YouTube o X, raggiungendo milioni di spettatori. La rapida diffusione di simili contenuti dimostra la pericolosa connessione tra gli ecosistemi dell’odio online e la violenza offline. Non solo: Delhi rischia che la situazione possa sfuggire da ogni controllo istituzionale.

Su YouTube, intanto, è diventata virale una canzone intitolata “Pehle Dharam Pocha”, una canzone che prende di mira i musulmani indiani, sostiene che stiano cospirando contro gli indù e chiede loro di lasciare l’India.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto