Pace, pace e ancora pace. No al riarmo, no ai conflitti, no al predominio violento dell’uomo sull’uomo. Robert Francis Prevost diventa Papa Leone XIV e si presenta a Piazza San Pietro con l’emozione di chi dovrà portare la pesante eredità di Papa Francesco e, al contempo, far avanzare la Chiesa Cattolica in un mondo nel caos.
La pace come obiettivo, la pace come strumento di cooperazione tra i popoli, la pace per unificare. Papa Leone XIV inizia il pontificato con il suo significativo motto: “In Illo, uno unum” (in latino, “Nell’unico Cristo, siamo uno”). Gli Stati Uniti, sua terra d’origine, si sono a lungo riferiti al significativo motto “E pluribus unum”, ovvero “Da molti uno”. Papa Leone XIV avrà davanti questa sfida: continuare sul solco di Francesco, di Benedetto XVI e di Giovanni Paolo II nel fare della Chiesa un pungolo del mondo per la pace e la concordia, mentre al contempo lavorerà per tenere unita la più antica istituzione religiosa planetaria. Tutti, nel conclave, hanno mantenuto una postura chiara in materia di ricerca dell’unità.
La Chiesa ha scelto, dopo il gesuita Jorge Mario Bergoglio che si richiamava a Francesco, l’agostiniano Prevost che prende il nome da Leone XIII, il Papa sociale di fine Ottocento, il Pontefice della Rerum Novarum che portò la Chiesa a farsi istituzione emancipatrice di fronte al mondo che cambiava, in cui le masse vivevano il capitalismo industriale nascente. Ma Leone era anche l’omonimo Papa che nel V secolo convinse Attila, re degli Unni, a lasciare l’Italia e non saccheggiare Roma. Come, non si sa. Ma successe.
Leone XIV dovrà essere al contempo come il primo e l’ultimo dei suoi omonimi. Dovrà scacciare gli Attila dei giorni nostri, ovvero difendere la pace ma promuovendo la via del dialogo. Francesco lo ha fatto, spesso cercando il dialogo con l’altro da sé, con le confessioni religiose lontane dal cattolicesimo, con i Paesi più distanti dalla tradizionale base occidentale della Chiesa. Lo ha fatto spesso “contra Mundum”, come dimostrano le prese di posizione sull’Ucraina, su Gaza, sulle guerre dimenticate. La spinta del Papa missionario dovrà consolidare tale percorso.
I temi sociali
Ma Leone XIV dovrà anche essere come l’ultimo suo predecessore e rilanciare l’attenzione della Chiesa per i grandi temi sociali. La Rerum Novarum dei giorni nostri, la Caritas in Veritate di Benedetto XVI, ha stimolato nella Chiesa un grande dibattito sociale sulla risposta all’ideologia neoliberale e al dominio dell’economia sull’uomo. Ora servirà interrogarsi sulle conseguenze umane, teologiche, sociali della grande rivoluzione dell’intelligenza artificiale, che è materia di teologia e di Anima oltre che di numeri e calcolo. Prevost è laureato in Matematica e Filosofia, oltre che teologo, e sarà da monitorare la somma delle sue prese di posizione In materia.
Pace nell’unità e pace per un mondo giusto con l’uomo al centro. La scelta del nome Leone sembra suggerire queste linee per il pontificato del primo statunitense chiamato al soglio di Pietro. Sarà interessante seguirne gli sviluppi. Il solco della continuità con Francesco è chiaro. La prospettiva di applicazione del pensiero del neo Papa dipenderà dal suo impatto con un mondo sempre più caotico e in cui il potere frenante della Chiesa è stato più volte una forza moderatrice negli ultimi anni.
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