23.526 miliardi. A tanto ammonta il Prodotto Interno Lordo (PIL) americano nel primo trimestre del 2025. Registra una contrazione dello 0,07% rispetto al trimestre precedente; -0,3% annualizzato. Cioè, grosso modo moltiplicato, per quattro. “Tutta colpa di Biden ancora” sostiene Trump. Tanto basta invece a far dire agli anti-trumpiani che l’economia americana è in crisi. Trump ha sicuramente torto marcio. Il calo (temporaneo) del PIL è tutta farina del suo sacco. E spiegheremo perché. Ma hanno torto anche i suoi detrattori a sostenere che la crisi sia arrivata. E pure qui spiegheremo perché.
Come dicevamo, secondo l’ultima stima preliminare del Bureau of Economic Analysis (BEA) pubblicata il 30 aprile 2025, il PIL reale degli Stati Uniti (che quindi non tiene conto dell’inflazione perché calcolato in dollari concatenati al 2017) nel primo trimestre 2025 (gennaio-marzo), è stato pari a 23.526,1 miliardi di dollari. Una contrazione annualizzata pari al -0,3% rispetto al trimestre precedente. Siamo cioè nel mondo degli zero virgola e già questo dovrebbe indurre tutti alla cautela. Nel quarto trimestre 2024 (ottobre-dicembre), il PIL reale era stato invece di 23.542,3 miliardi di dollari. Rispetto al terzo trimestre, una crescita annualizzata del 2,4%. La variazione congiunturale tra l’ultimo quarto del 2024 ed il primo del 2025 è quindi di -16,3 miliardi di dollari, equivalente a una riduzione trimestrale di circa lo 0,07%. Sempre più zero virgola.
Confrontando il PIL reale del primo trimestre 2025 con quello del primo trimestre 2024, pari a 23.053,5 miliardi di dollari, si registra una variazione tendenziale positiva del 2,05%, corrispondente a un incremento di 472,6 miliardi di dollari. Questo indica che, nonostante il rallentamento congiunturale, l’economia USA ha mantenuto una crescita non simbolica su base annua. Questa misura è già più significativa. Perché si confrontano periodi omogenei su base stagionale e non siamo più nel mondo dello zero virgola.
Tutta colpa di Trump…
Ma è importante vedere come si è generata la perdita di reddito nel primo trimestre. E perché “è tutta colpa di Trump”. La contrazione congiunturale del PIL reale nel primo trimestre di quest’anno è stata trainata principalmente da un aumento eccezionale delle importazioni, che nel calcolo del PIL sono sottratte cioè conteggiate con il segno meno. Secondo i dati BEA (vedi tabella), le importazioni sono cresciute a un tasso annualizzato del 41,3%, contribuendo a sottrarre -5,03 punti percentuali alla crescita del PIL. In valore assoluto, le importazioni sono passate da 3.052,7 miliardi di dollari nel quarto trimestre 2024 a 3.374,3 miliardi di dollari nel Q1 2025. Un incremento di 321,6 miliardi di dollari. Tanta, ma tanta roba! Questo aumento è stato guidato da beni di consumo (esclusi alimentari e automotive) e beni capitali, come computer e componenti. Al contrario, la spesa pubblica ha avuto un impatto negativo più contenuto, con una contrazione del -1,4% che ha sottratto -0,25 punti percentuali al PIL, equivalente a una riduzione di 51,8 miliardi di dollari (da 3.701,8 miliardi a 3.650 miliardi).
L’impennata delle importazioni è quasi certamente attribuibile alla paura di nuovi dazi annunciati dall’amministrazione Trump. Dazi che sono stati infatti annunciati l’8 aprile 2025 per poi essere a più riprese e variamente ritrattati. Gli importatori hanno cioè anticipato gli acquisti per evitare i costi aggiuntivi dei dazi, accumulando scorte in eccesso. Comportamento coerente con quello che in economia si chiama “teoria delle aspettative razionali”. Io mi attendo una decisione di chi governa o prevedo un evento, e quindi mi comporto di conseguenza. Qui sono stati in tanti a prevedere la decisione, ed i numeri sono quelli appena visti. E poiché, ripetiamolo, le importazioni sono conteggiate con segno negativo nella formula del PIL (Consumi + Investimenti + Consumi della pubblica amministrazione + Esportazioni – Importazioni), questo fenomeno ha amplificato la contrazione congiunturale. In valore assoluto, l’aumento delle importazioni (321,6 miliardi) è stato circa sei volte superiore alla riduzione della spesa pubblica (51,8 miliardi), evidenziando il ruolo preponderante delle importazioni nel determinare il dato negativo. Quindi caro Trump, Biden avrà tantissime responsabilità. Ma qui non c’entra proprio un bel nulla. Lascialo in pace. Il calo trimestrale e congiunturale del PIL è tutto merito tuo!
… e tutto merito di Trump
Ma quello che gli anti-trumpiani in servizio permanente ed effettivo trascurano, sono le prossime prospettive di rimbalzo. Queste importazioni “hanno fatto magazzino”. Questo suggerisce un potenziale rimbalzo del PIL nel secondo trimestre. Le politica commerciale trumpiana sarà molto meno rivoluzionaria di quanto prospettato ad aprile. Trump sarà più cauto. Ma al netto di ciò, il magazzino si sgonfierà. Le importazioni dovrebbero diminuire, riducendo il loro impatto negativo sul PIL. Inoltre, l’aumento delle scorte private (+2,25 punti percentuali di contributo al PIL, pari a 131,3 miliardi di dollari) indica che i magazzini sono stati riempiti, limitando la necessità di ulteriori importazioni nel breve termine. Insomma, ci sarà un fenomeno specularmente contrario a quello registrato nel primo trimestre. Se prima l’aumento abnorme delle importazioni ha trascinato giù il PIL americano, nel secondo trimestre registreremo con ogni probabilità un fenomeno specularmente opposto. Di quanto? Non lo so. Ma sarà a mio parere più consistente di uno zero virgola. Anche quella crescita sarà farina del sacco di Trump, così come questo calo. A riprova del fatto che l’analisi della variazione congiunturale (il trimestre contro il precedente) può essere più fuorviante rispetto all’analisi tendenziale (stesso trimestre ma su due anni consecutivi). Primavera di oggi su primavera di un anno fa per intendersi.
Un altro elemento positivo che non lascia affatto presagire una crisi americana, è l’aumento significativo degli investimenti privati, cresciuti a un tasso annualizzato del 21,9%, contribuendo con 3,6 punti percentuali al PIL. In valore assoluto, gli investimenti sono passati da 4.315,1 miliardi di dollari nel Q4 2024 a 4.533,7 miliardi di dollari nel Q1 2025, con un incremento di 218,6 miliardi di dollari. Se sia l’effetto della reindustrializzazione americana con il rientro di parte della manifattura delocalizzata in patria (reshoring) è presto per dirlo. Anzi io non credo. Ma di sicuro è un segnale di fiducia nelle prospettive dell’economia. I privati non investono se non intravedono prospettive. Questo non vuol dire che non si sbaglino. Tutt’altro. Ma i segnali della crisi, al momento, non ci sono proprio.
| Componente | Q1 2025 | Q4 2024 | Q1 2024 | Var. % Q1 2025 vs Q4 2024 | Var. % Q1 2025 vs Q1 2024 |
| Consumi privati | 16.345,6 | 16.273,2 | 15.856,9 | +0,44% | +3,08% |
| Investimenti privati | 4.533,7 | 4.315,1 | 4.282,5 | +5,07% | +5,87% |
| Spesa pubblica | 3.650,0 | 3.701,8 | 3.613,9 | -1,40% | +0,99% |
| Esportazioni | 2.648,8 | 2.637,2 | 2.571,8 | +0,44% | +2,99% |
| Importazioni | -3.374,3 | -3.052,7 | -2.977,0 | +10,53% | +13,35% |
| Residuo statistico* | -277,7 | -332,3 | -294,7 | -16,46% | -5,77% |
| PIL reale totale | 23.526,1 | 23.542,3 | 23.053,5 | -0,07% | +2,05% |
Fonte:
• Bureau of Economic Analysis, “Gross Domestic Product, 1st Quarter 2025 (Advance Estimate)”, 30 aprile 2025, Tabella 3.

