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Politica

Romania, Simion vola e vince il primo turno: destra favorita al ballottaggio

La prima tornata delle elezioni presidenziali in Romania ha confermato le aspettative della vigilia assegnando una netta maggioranza a George Simion, leader dell’Alleanza per l’Unione dei Rumeni (Aur), partito d’impronta nazionalista e conservatrice, che stando ai primi exit poll avrebbe...

La prima tornata delle elezioni presidenziali in Romania ha confermato le aspettative della vigilia assegnando una netta maggioranza a George Simion, leader dell’Alleanza per l’Unione dei Rumeni (Aur), partito d’impronta nazionalista e conservatrice, che stando ai primi exit poll avrebbe raccolto oltre il 30% dei consensi e si posizionerebbe come favorito per il ballottaggio che si terrà il 18 maggio.

L’esponente di punta dell’estrema destra ha raggiunto il primo, chiaro obiettivo del campo sovranista dopo l’esclusione del suo candidato naturale, Calin Georgescu, al centro della discussa vicenda dell’annullamento del voto di novembre 2024 e della sua cacciata dalla seconda tornata per presunti reati legati al finanziamento illecito della sua campagna e a non chiarite ingerenze straniere. Simion tocca nel massimo delle rilevazioni il 36% dei voti e bisognerà attendere i dati definitivi per capire quanto distante si posizionerà dal 40% di cui era accreditato il vincitore a sorpresa del primo turno di novembre.

Simion, giunto quarto al voto di novembre, ha ereditato lo scettro da Georgescu e ha mantenuto diverse componenti-chiave della sua campagna elettorale, dall’ostilità verso l’Unione Europea alla denuncia del presunto ruolo antidemocratico di Partito Nazional Liberale (Pnd) e Partito Socialdemocratico (Psd), presentatisi alleati al voto, manifestatosi con la decisione di sospendere la precedente elezione. Ha inoltre dichiarato la sua ostilità a continuare il sostegno militare all’Ucraina, anche se da membro del partito dei Conservatori e Riformisti Europei (Ecr), come Fratelli d’Italia, ha posto le sue posizioni in maniera più sfumata, definendo ad esempio la Russia “una minaccia per la sicurezza nazionale rumena”.

Per la seconda piazza, invece, da indipendenti si sfidano i candidati centristi Crin Antonescu e Nicusor Dan, pari merito con il 21-23% in tutte le rilevazioni. Il primo, ex presidente del Senato, è sostenuto da Pnl e Psd, il secondo invece è il sindaco di Bucarest, che governa con una piattaforma anticorruzione. Entrambi hanno presentato la loro campagna senza simboli di partito per evitare di prestare il fianco alla crescente indignazione emersa nella società rumena contro uno stop al voto di novembre che a molti elettori è parso profondamente antidemocratico. A tutte le forze politiche, di sistema e non, il compito di ricucire lo strappo e dare alla Romania un voto normale fino al 18 maggio.

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