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Religioni

Tra fede e geopolitica, la Chiesa ortodossa russa prova a rafforzarsi in Francia

L'avvento di Trump e del suo scetticismo sull'Ucraina hanno aperto nuovi spazi alla Chiesa fedele al Cremlino.

La religione, si sa, è un linguaggio universale. Ma quando si intreccia con la geopolitica, diventa un’arma a doppio taglio. In Francia, la Chiesa Ortodossa Russa (ROC) sta cavalcando l’onda degli sconvolgimenti globali innescati dalla posizione di Donald Trump sull’Ucraina, cercando di ampliare la propria influenza in un Paese dove la sua presenza è tanto visibile quanto controversa. Con il maestoso Duomo della Santissima Trinità a Parigi come avamposto, la ROC tenta di conquistare cuori e menti, ma il suo cammino è accidentato: alcuni media le spalancano le porte, altri gliele sbattono in faccia, lasciando intravedere un intrico di potere che va ben oltre la spiritualità.

Trump, l’Ucraina e l’Ombra di Mosca

La nuova postura di Trump, che sembra ridimensionare il sostegno americano a Kiev dipingendo l’Ucraina come responsabile del conflitto, ha creato un’opportunità unica per Mosca. La ROC, guidata dal Patriarca Kirill, non è solo una Chiesa, ma un pilastro ideologico del Cremlino, pronta a legittimare le ambizioni russe con il linguaggio della tradizione e della fede. In Francia, dove la comunità ortodossa russa è radicata e il Duomo di Parigi svetta come simbolo di prestigio, la Chiesa sta intensificando le sue attività, sfruttando il clima di incertezza per promuovere una narrazione che contrappone la “santa Russia” a un Occidente percepito come moralmente allo sbando.

Questa narrazione, che trova eco nelle parole di Trump contro Zelensky e la NATO, si rivolge a un pubblico francese già polarizzato. La Francia, con i suoi dibattiti su identità, laicità e immigrazione, è un terreno fertile per messaggi che esaltano i valori tradizionali. La ROC, con la sua aura di spiritualità e il suo legame con la Russia, cerca di intercettare questi sentimenti, soprattutto tra i conservatori e gli euroscettici.

La battaglia per i media

Il campo di battaglia principale è quello mediatico. La ROC sta cercando di guadagnare visibilità attraverso interviste, eventi culturali e collaborazioni con outlet disposti ad ascoltarla. Alcuni media di nicchia, attratti da prospettive alternative o semplicemente curiosi, hanno dato spazio ai suoi rappresentanti, trasformando la Chiesa in una voce nel dibattito pubblico. Questi canali, spesso influenti in ambienti specifici, vedono nella ROC un contrappunto alla narrazione dominante, che in Francia è stata a lungo filo-ucraina.

Ma i grandi network, da Le Monde a France 24, non ci stanno. Per loro, la ROC è un’emanazione del potere russo, un attore che usa la religione per insinuarsi nel tessuto sociale e politico europeo. Questa chiusura, che frustra le ambizioni della Chiesa, non è solo una questione di linea editoriale. Riflette un più ampio scetticismo verso tutto ciò che sa di Mosca, in un Paese che ha già affrontato interferenze russe, dalle campagne di disinformazione ai tentativi di influenzare l’opinione pubblica. La ROC, dunque, si trova a navigare un panorama mediatico frammentato, dove ogni passo avanti è accompagnato da un ostacolo.

Oltre la fede: un progetto di potere

La strategia della ROC in Francia non si limita ai media. Il Duomo della Santissima Trinità non è solo un luogo di culto, ma un hub per attività diplomatiche e culturali che rafforzano i legami tra Mosca e la diaspora russa. Mostre, concerti e conferenze, spesso finanziati da oligarchi vicini al Cremlino, attirano un pubblico eterogeneo: fedeli, intellettuali, persino politici francesi. Questi eventi promuovono un’immagine della Russia come baluardo di valori tradizionali, in netto contrasto con un Occidente percepito come caotico e privo di radici.

Ma la Francia non è un terreno facile. La laicità, pilastro della Repubblica, rende sospetto qualsiasi tentativo di influenza religiosa, soprattutto se straniero. Inoltre, la comunità ortodossa francese è profondamente divisa. Molti fedeli, in particolare di origine ucraina o bielorussa, guardano con diffidenza alla ROC, preferendo giurisdizioni come la Chiesa Ortodossa di Costantinopoli, non allineata a Mosca. La guerra in Ucraina ha esasperato queste tensioni, con episodi di attrito persino nelle parrocchie locali.

Un equilibrio precario

La rinnovata attività della Chiesa Ortodossa Russa in Francia è, in definitiva, una partita geopolitica giocata con il linguaggio della fede. La ROC cerca di sfruttare il momento di incertezza creato da Trump per guadagnare terreno, ma si scontra con ostacoli significativi: la chiusura di molti media, la vigilanza delle autorità francesi e le divisioni interne alla comunità ortodossa. In questo contesto, la Francia si trova a bilanciare la libertà di culto con il timore di influenze straniere, mentre la Chiesa continua a tessere la sua tela, consapevole che ogni liturgia, ogni evento, ogni articolo è un tassello in un progetto più grande.

La ROC non è né un’innocente istituzione spirituale né un’onnipotente macchina di propaganda. È un attore complesso in un mondo complesso, dove la fede diventa uno specchio delle ambizioni di potere. E la Francia, con la sua storia di laicità e il suo ruolo di crocevia culturale, è il palcoscenico ideale per osservare questo scontro. Resta da vedere se la Chiesa riuscirà a trasformare la sua “rinnovata attività” in influenza duratura, o se il suo messaggio si perderà nel rumore di un’Europa sempre più sospettosa.

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