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Media e Potere

Giornata mondiale della libertà di stampa: l’Italia scivola al 49° posto e perde tre posizioni in un anno

Nella Giornata mondiale della libertà di stampa, com’è messa la stampa italiana? Il 3 maggio si celebra in tutto il mondo la Giornata mondiale della libertà di stampa: una festa simbolica, ma dal significato profondo, che riafferma l’importanza della libertà...

Nella Giornata mondiale della libertà di stampa, com’è messa la stampa italiana? Il 3 maggio si celebra in tutto il mondo la Giornata mondiale della libertà di stampa: una festa simbolica, ma dal significato profondo, che riafferma l’importanza della libertà di parola, sancita dalla Dichiarazione universale dei diritti umani creata dall’ONU nel 1948, dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Una celebrazione, che ci ricorda quanto sia importante la presenza dei media, e soprattutto la presenza di voci e media indipendenti, soprattutto in una fase storica delicata come questa.

Tuttavia, per quanto riguarda l’Italia, il report del World Press Freedom Index 2025 appena pubblicato da Reporter Senza Frontiere (Rsf) fornisce dei dati per nulla rassicuranti: per la prima volta nella storia dell’indice, avviato a partire dal 2002, la libertà di stampa mondiale è al suo minimo storico e l’Italia, in particolare, è scesa al 49° posto su 180 Paesi, andando ben tre posizioni sotto rispetto al 2024, essendo ora soli sei punti sopra alla Romania (55° posto), che sta vivendo una fase estremamente critica a livello di politica interna dopo l’annullamento delle elezioni presidenziali, e persino dell’Ucraina (62° posto), che, come sappiamo, è in regime di guerra.

I Paesi europei in ordine per il loro grado di libertà di stampa secondo il report del World Press Freedom Index 2025 per colori: dal verde che indica una situazione ‘buona’, giallo ‘soddisfacente’, arancione ‘problematica’, arancione scuro ‘difficile’, a rosso ‘molto seria’. L’Italia si posiziona al 49° posto su 180 Paesi – Magazine of Europe

La lotta dei media per mantenere la propria indipendenza

La direttrice editoriale di Rsf Anne Bocandé ha evidenziato come la stampa stia vivendo una “situazione globale difficile”, in cui gli attacchi fisici contro i giornalisti sono sempre di più, e in cui d’altra parte, anche la pluralità di voci indipendenti è estremamente carente, tanto che i media di oggi lottano tra “il preservare la propria indipendenza editoriale e garantire la propria sopravvivenza economica”. Le difficoltà finanziarie nel mondo dei media, soprattutto quando si tratta di media indipendenti, non sono, purtroppo una novità, ma proprio per questo “quando i media sono in difficoltà finanziarie, vengono trascinati in una corsa per attrarre pubblico a scapito di un’informazione di qualità, e possono cadere preda degli oligarchi e delle autorità pubbliche che cercano di sfruttarli” ha commentato ancora Anna Bocandé. Tuttavia, quando i giornalisti hanno meno mezzi a disposizione per svolgere il proprio lavoro, resistere e garantire contenuti indipendenti e di qualità, diventa sempre più difficile.

Negli ultimi tre anni, con il conflitto russo-ucraino, la crisi del Medio Oriente e la sempre minore stabilità politica all’interno dell’Unione europea, la libertà di stampa ha subito durissimi colpi, non solo per quanto riguardo i giornalisti al fronte – dove solo in Palestina sono stati uccisi otre 100 giornalisti dal 7 ottobre 2023 – ma anche per quelli che lavorano nei quotidiani, in cui sempre più spesso l’acquisto di testate da parte di gruppi editoriali macroscopici, legati a personalità politiche influenti, impedisce l’indipendenza e pluralità di voci. Difatti, sebbene la globalizzazione e la tecnologia ci permettano oggi di leggere e accedere a migliaia di notizie e fonti in tempo reale da ogni parte del mondo, le limitazioni e la censura fanno sì che eventi cruciali vengano riportati solo superficialmente o in ritardo, influenzando negativamente l’opinione pubblica, che ha sempre meno fiducia nei giornalisti.

Basti pensare che una giornalista come Clarissa Ward, capo corrispondente di CNN che per anni ha creato filmati di vere e proprie fake news su finti attacchi da parte di Hamas – poi smascherati – è stata recentemente premiata per la sua integrità giornalistica con il prestigioso Daniel Pearl Award per il suo “impegno per la verità”. Una situazione al limite del paradossale. E d’altro canto, non va così bene nemmeno in Italia, dove solo nelle ultime 48 ore è giunta la drammatica notizia che la nave di una Ong con aiuti umanitari diretta a Gaza è stata colpita da droni in acque internazionali al largo di Malta, ma la maggior parte dei media italiani ha preferito omettere anche solo il sospetto sulla provenienza di quel terribile e ingiustificato attacco: lo Stato di Israele.

I casi che si potrebbero prendere in considerazione sono davvero tanti: dal recente arresto del giornalista irlandese Chay Bowes in Romania, che si era recato a Bucarest per riportare le elezioni, alla giornalista ucraina Viiktoria Roschyna morta in circostanze poco chiare in un carcere russo e il cui corpo è stato restituito alla famiglia con parti di organi mancanti. Di fronte a questo scenario, quale futuro oscuro si prospetta per la libertà di espressione, parola e stampa? Una giornata in cui riflettere su quanto l’indipendenza dei media, un aspetto che solitamente non consideriamo, sia fondamentale per tutti.

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