In un’escalation inquietante della repressione contro le voci pro-Palestina in tutta Europa, la polizia francese ha fatto irruzione all’alba nell’abitazione del giornalista Shahin Hazamy, scagliando con violenza la moglie incinta contro un muro e aggredendolo davanti ai loro figli terrorizzati, come si evince da alcuni video diffusi sui social.
Shahin Hazamy, influencer e giornalista franco-iraniano di 29 anni, sarà processato il 3 luglio 2025 davanti al tribunale di Bobigny (Seine-Saint-Denis) per apologia di terrorismo. Arrestato martedì 22 aprile 2025, è stato rilasciato dopo l’interrogatorio in attesa del processo. Il caso, riportato da Le Point, riguarda un messaggio pubblicato dall’influencer su Telegram il 7 ottobre 2023, giorno dell’attacco di Hamas in Israele, che ha causato la morte di 1.218 persone, principalmente civili.
Chi è Shahin Hazamy?
Shahin Hazamy si è fatto conoscere sui social media, in particolare su TikTok, dove conta 330.000 follower. Si presenta come un “giornalista indipendente” e “ghetto reporter” poiché dà voce alle periferie dimenticate dell’Île-de-France, come riporta FranceInfo. Nel 2021, un ritratto di Street Press lo descriveva come un “giornalista cittadino autodidatta” che, armato del suo iPhone, denunciava le violenze della polizia e raccontava la vita nei quartieri popolari, da Cergy a Parigi. Hazamy è noto anche per la sua associazione che aiuta i più bisognosi e per i contenuti sull’attualità del Medio Oriente.
Il documentarista Mohsen Eslamzadeh ha dichiarato a Press TV che il principale motivo dell’arresto del giornalista pro-palestinese, residente in Francia, è stata la diffusione virale di filmati a sostegno della causa palestinese. Eslamzadeh ha rivelato di aver visitato Hazamy pochi giorni prima dell’arresto, sottolineando che il giornalista aveva ricevuto minacce di morte a causa del suo lavoro.
Le accuse e la difesa
La giustizia francese contesta un messaggio pubblicato il 7 ottobre 2023, considerato un’apologia dell’attacco di Hamas. I suoi avvocati, Nabil Boudi e Antoine Pastor, denunciano tuttavia un “trattamento inaccettabile”, sottolineando la sproporzione dei mezzi impiegati, come la perquisizione domiciliare davanti ai figli piccoli di Hazamy. Pastor ha dichiarato a France 3 Paris che il loro cliente non ricorda il messaggio incriminato e nega di essere responsabile dei contenuti del canale Telegram.
Contesto internazionale
Secondo Le Point, l’arresto di Hazamy potrebbe essere collegato alle tensioni tra Francia e Iran, in particolare all’arresto di Mahdieh Esfandiari, un’iraniana fermata a Lione il 28 febbraio 2025 per apologia di terrorismo online. Negli ultimi anni, almeno sette cittadini francesi sono stati detenuti in Iran, tra cui Cécile Kohler e Jacques Paris, accusati di spionaggio nel 2022, e Olivier Grondeau, liberato nel marzo 2025 dopo una detenzione iniziata nell’ottobre 2022.
La televisione di Stato iraniana ha denunciato l’arresto di Hazamy come una “violazione flagrante della libertà di espressione” in un Paese che si definisce democratico. Intanto, il caso solleva interrogativi sulla libertà di stampa e sul trattamento degli influencer che si occupano di temi sensibili come il conflitto israelo-palestinese. Non sarebbe il primo caso del genere in Francia. Alla fine di febbraio di quest’anno, infatti, Mahdieh Esfandiari, cittadina iraniana e docente universitaria in Francia, è stata arrestata dalle autorità francesi. Secondo amici e familiari, la sua casa a Lione, dove vive da otto anni, è stata perquisita a fondo: per i primi due giorni, nessuna informazione sulla sua sorte è stata resa nota; solo dopo insistenti richieste di familiari e amici si è appreso che era in custodia di polizia.
Successivamente, Esfandiari, linguista con una laurea in lingua francese presso l’Università Lumière e docente, traduttrice e interprete presso la stessa, è stata trasferita nel carcere di Fresnes, a 470 chilometri da Lione, vicino a Parigi, rendendo estremamente difficile per familiari e amici seguirne il caso o fornirle supporto. Il suo caso richiama quello del compositore e documentarista iraniano Bashir Biazar, detenuto l’anno scorso a Metz, a oltre 300 chilometri da Parigi, per alcuni post sui social media critici verso Israele. Per cinque settimane, le condizioni di Esfandiari sono rimaste avvolte nel mistero, fino a quando la rivista francese Le Point ha riportato la notizia, costringendo le autorità a confermare l’arresto.
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