L’elisir di lunga vita non è ancora stato scoperto ma il modo di ringiovanire pare essere a portata delle nostre dita: ridurre l’accesso a Internet e le interazioni sui social network. Uno studio pubblicato sulla rivista Pnas Nexus e condotto dall’Università del Texas e dalla canadese British Columbia ha dimostrato che è possibile invertire l’invecchiamento cerebrale di un decennio se non stiamo connessi alla rete mobile 24h su 24. I partecipanti coinvolti nella sperimentazione hanno constatato dei benefici notevoli nelle sfere della salute mentale, del benessere psicologico e dell’attenzione “prolungata”, ovvero della capacità di concentrarsi a lungo e senza distrazioni su un target specifico, rispolverando capacità cognitive con un potenziale pari a quello di quando erano 10 anni più giovani. La pubblicazione dello studio ha subito alimentato uno stimolante dibattito in seno alla comunità scientifica e non solo, riguardo all’uso della tecnologia e alla connettività perenne a cui siamo sottoposti noi tutti.
I risultati dell’esperimento
La ricerca ha visto la partecipazione di 467 persone con un’età media di 32 anni, alcune delle quali erano già integrate nel mercato del lavoro mentre altre erano ancora tra i banchi del college. A tutti i partecipanti è stato chiesto di scaricare un’app sul proprio smartphone che bloccasse ogni accesso a Internet e alle piattaforme social; è stato invece concesso di effettuare telefonate e di inviare messaggi ai loro contatti. La disconnessione social dal proprio cellulare è stata programmata per due settimane e i soggetti coinvolti hanno svolto dei test prima, durante e dopo il periodo di 14 giorni oltre ad aver riportato le loro impressioni personali. Il 91% di loro ha riscontrato dei miglioramenti almeno o a livello di capacità cognitive o di benessere psicologico, mentre il 71% sostiene di aver colto dei benefici in termini di salute mentale in misura maggiore, almeno per parte di questi, rispetto all’assunzione di antidepressivi. Senza la navigazione in rete, più di 400 persone sono passate da una media quotidiana di circa 300 a una di 160 minuti di interazione tra le dita e lo schermo del proprio telefono, notando una diminuzione dello stress percepito giorno dopo giorno che si è tradotta in una maggiore conciliazione del sonno, più tempo dedicato all’attività fisica e un crescente “slancio” a socializzare.
Adrian Ward, professore di marketing presso l’università del Texas, ha commentato gli esiti dei test sostenendo che i partecipanti si siano resi conti di avere un maggiore controllo sulle loro decisioni, giungendo alla seguente conclusione: “La nostra grande domanda era: siamo in grado di gestire una connessione costante a tutto, in ogni momento? I dati suggeriscono di no.”
Cosa ci suggerisce questo studio
In un mondo dominato dalla tecnologia e plasmato dai contenuti digitali, la ricerca in questione ci manda dei segnali piuttosto inequivocabili: stacchiamoci da Internet e il nostro cervello ne beneficerà. Se si pensa alla vita che tanti di noi conducono, una tale raccomandazione può sembrare del tutto inattuabile: il lavoro che assorbe gran parte del nostro tempo e delle nostre energie, gli impegni familiari che ci impongono di essere sempre reperibili e la ricerca bulimica di informazioni in un mondo che corre troppo veloce. Ormai si potrebbe affermare che gli smartphone siano diventate le nostre bombole d’ossigeno quotidiane poiché senza di essi l’aria ci sembrerebbe venire meno e noi ci troveremmo in affanno annaspando alla ricerca di un touch screen su cui posare la mano per non sentirci tagliati fuori dal mondo.
Secondo Ward, però, trascorrere più tempo offline potrebbe darci vantaggi non di poco conto e il mercato del lavoro dovrebbe tenerne conto. Non è un caso che diverse società stiano considerando l’uso limitato dei cellulari durante l’orario di lavoro o l’impostazione di sistemi bloccanti per gli annunci pubblicitari sui computer aziendali. Stessa filosofia si potrebbe applicare agli studenti per accrescere i loro livelli di attenzione durante le ore di lezione; il ministero dell’Istruzione e del Merito pare sposare tale approccio visto che con la circolare dell’11 luglio 2024 si è stabilito il divieto di utilizzo dei dispositivi mobili fino ai 14 anni.
Le generazioni più giovani sono quelle che più di altre vedono il loro equilibrio psicologico messo a dura prova dalle insidie che si annidano nei meandri del web e, non per nulla, gli esperti puntano il dito contro le piattaforme social quale causa di gesti e pensieri autolesionistici per la Gen Z. Forse gli psicologi, se lo studio di cui vi abbiamo parlato farà scuola, potrebbero consigliare un periodo di pausa digital per ritrovare la pace dei sensi e potrebbero essere proprio i giovanissimi a dimostrare che una vita senza connessione h24 è possibile.
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