I funerali di Papa Francesco rappresentano un evento di rilevanza mondiale che non mancherà di produrre riflessi diplomatici per le occasioni di confronto che a margine dell’evento si potranno produrre. Un simbolico modo per dare addio al Papa della diplomazia e dell’incontro, che nei suoi dodici anni di pontificato ha lavorato per mettere a confronto popoli, leader e parti in conflitto.
Il mondo a Roma per l’ultimo saluto a Papa Francesco
Dodici sovrani regnanti, guidati dal Re di Spagna Filippo VI, 64 capi di Stato, da Donald Trump al brasiliano Lula, 23 capi di governo, i vertici di Onu, Unione Europea, Consiglio Europeo, Oms, Ilo e Osce più aggiunte tutt’altro che insignificanti come quella della Cina, che non ha relazioni ufficiali col Vaticano ma invia l’ex vice presidente Chien Chin-Jen e il viceministro degli Esteri Wu Chihchung, converranno a Roma per rendere omaggio allo scomparso pontefice. Complessivamente, 160 le delegazioni accreditate, a cui vanno aggiunte quelle di stampo prettamente religioso.
Si possono trarre diversi elementi di analisi dal fatto che la morte di Jorge Mario Bergoglio abbia prodotto tanto movimento. Il primo ha a che vedere con l’oggettiva rilevanza del papato, anche nel 2025, come punto di riferimento internazionale non solo religioso ma anche politico. E Papa Francesco è stato uomo attento al dialogo, a qualunque costo, intessendo relazioni profonde. L’unico evento comparabile per pervasività diplomatica, negli ultimi anni, ai funerali del Papa sono state le esequie della regina Elisabetta II del Regno Unito nel settembre 2022.
Diplomazia in un mondo frammentato
In secondo luogo, è da sottolineare il fatto che in un mondo frammentato occasioni come i funerali di un pontefice hanno valore oltre lo stesso, già di per se rilevante, fatto della commemorazione dello scomparso successore di Pietro. Essi si contraddistinguono come “territorio neutrale” all’ombra del quale è possibile fare diplomazia. Magari non si faranno meeting ad alto livello risolutivi, però le delegazioni si muovono trasversalmente alla presenza dei leader.
E non a caso si parla di possibili contatti tra Ursula von der Leyen e Donald Trump, o tra lo stesso The Donald e Volodymyr Zelensky, mentre al contempo Giorgia Meloni ha ricevuto in visita di cortesia a Palazzo Chigi alla vigilia delle esequie i primi ministri di Ungheria e Regno Unito, Viktor Orban e Keir Starmer.
Roma caput mundi per un giorno
In terzo luogo, occasioni come quella del funerale del Papa sono un esempio di come funziona la diplomazia nel 2025, caratterizzata da una profonda paralisi delle organizzazioni e dei protocolli formalizzati e da una costante rigidità, in cui ogni base di informalità può aiutare a rompere gli indugi. “Non esiste un’agenda ufficiale. Non ci saranno dichiarazioni congiunte o dichiarazioni programmatiche. Ma questo non significa che non accadrà nulla”, nota un report di Utopia Policy Advisor, che aggiunge che “sono proprio le circostanze informali a rendere questi momenti significativi. Nei saloni delle ambasciate, nei corridoi dei palazzi vaticani e nelle hall degli hotel di lusso che ospitano le delegazioni, è ragionevole aspettarsi numerosi incontri bilaterali: brevi, privati, ma politicamente significativi”.
Va, infine, sottolineata la ripresa del ruolo di Roma come “polmone” globale di diplomazia e dialogo. Una settimana fa erano Usa e Iran a parlarsi per il dialogo sul nucleare nella Città Eterna. Ora, prosegue Utopia, “Roma – per poche ore – si trasforma in un laboratorio temporaneo di politica globale. Senza negoziati, senza firme, senza proclami. Ma la presenza simultanea di leader da tutto il mondo crea un contesto unico, in cui il dolore si intreccia con la diplomazia. Un’occasione che può essere considerata uno degli eventi geopolitici più delicati e potenzialmente influenti dell’anno”.
Papa Francesco, il pontefice del dialogo
Papa Francesco è stato uomo di diplomazia e di mediazione, di confronto e di dialogo. In continuità coi suoi predecessori, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, ha denunciato la brutalità di un contesto globale pericoloso e la sua insostenibilità. Ha messo una diplomazia di pace al servizio di un multilateralismo sempre più incerto e troppe volte non è stato ascoltato.
“Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato”, disse il 27 marzo 2020 durante la preghiera solitaria in Piazza San Pietro all’inizio della pandemia di coronavirus. Il mondo ai tempi era virato perché colpito dal Covid-19, ora è virato in quanto stravolto nella sua direzione politico-diplomatica da una conflittualità crescente. La Chiesa di Francesco è stata un potere frenante (katéchon) contro un rafforzamento di queste tendenze. I funerali del Papa saranno l’ultima occasione di dialogo che, di fatto, garantirà al mondo. Un dialogo discreto, silenzioso, magari non visibile. Ma che si spera possa produrre frutti, in attesa che la barca di Pietro trovi dopo il prossimo Conclave il suo nuovo nocchiero.
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