Il Regno Unito ha testato con successo un dispositivo militare prodotto dal colosso Thales per abbattere droni tramite un’arma a energia diretta. Si tratta di un grande balzo in avanti per la ricerca su questo tipo di armamenti, che potrebbe aver grandi impatti sui campi di battaglia di domani.
RapidDestroyer, il prototipo di Thales, è riuscito a dimostrare l’utilizzabilità di un sistema a energia diretta che, tramite onde radio ad alta frequenza, può colpire la sistemistica integrata di un bersaglio consentendo la sua sostanziale disabilitazione. Il ministero della Difesa del Regno Unito ha confermato il successo della prova avvenuta giovedì presso l’Air Defense Range di Manorbier, nel Galles occidentale, per il test di quella che in codice è la Radio Frequency Directed Energy Weapon (Rfdew), sviluppata dalla divisione britannica di Thales assieme al Defence Science and Technology Laboratory del ministero della Difesa di Londra.
Rfdew, il “cannone laser” di Londra
“Utilizzato da soldati dell’esercito britannico, il dimostratore Rfdew montato su un telaio di un camion RMMV HX60 4×4, è stato utilizzato per tracciare, colpire e neutralizzare sciami di droni”, nota The War Zone aggiungendo che “in totale, le prove hanno visto l’arma abbattere più di 100 droni”, secondo le notizie filtrate il raggio d’azione per ora è di prossimità, dato che i dispositivi di Thales sono in grado di neutralizzare i droni aerei a distanze fino a un chilometro.
Per Twz l’attuale sviluppo è importante e apre a future ricerche anche, se non soprattutto, alla luce “dell’impatto significativo che i droni possono avere sul campo di battaglia è stato ampiamente dimostrato in Ucraina, dove entrambe le parti fanno ampio uso di droni di diverse tipologie, con i modelli con visuale in prima persona (FPV) tra i più diffusi. Secondo il Ministero della Difesa del Regno Unito, l’Ucraina ha dovuto difendersi dagli attacchi di oltre 18.000 droni solo lo scorso anno”. Roman Kostenko, presidente della commissione difesa e intelligence del parlamento ucraino, ha di recente imputato in forma diretta o indiretta al ruolo dei droni, operativo o di raccolta informazioni, l’80% delle perdite in combattimento subite da Kiev contro i russi.
Londra intende fare escalation per portare in operatività un’arma potenzialmente dirompente, che si prevede possa anche colpire utilizzando una quantità di energia modica e ben ammortizzata, se è vero che di fronte a colpi costosi nell’attuale assetto di difesa aerea e anti-drone si prevede invece che ogni “sparo” di Rfdew non costerà più di 10 pence, circa 12 centesimi di euro.
Inseguimento continuo
Tra i Paesi europei della Nato, il Regno Unito ha una dottrina di contrasto ai droni che passa anche dall’esperienza diretta, come quella contro gli Houthi nel Mar Rosso in cui in futuro potrebbe avere il banco di prova un altro prodotto su cui ricerca Thales, il Laser Direct Energy Weapon (LDEW) funzionale all’intercettazione specifica per il dominio navale.
Nel quadro delle capacità militari che servono all’Europa per colmare i vuoti dove la dipendenza dagli Usa è palese il nodo della protezione antiaerea è fondamentale e unito alle tecnologie anti-drone di ultima generazione impone una riflessione comune. Gli sforzi di Londra sulle armi a energia diretta possono essere, soprattutto sul fronte dronistico, un passo in avanti che testimonia quanto, anche sulla ricerca militare, nessun ritrovato tecnologico è da dare per assoluto. E tra cacciatori e prede, tra attacco e difesa, la rincorsa è continua e senza esclusione di colpi.
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