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Politica

Francia, gli ultras come nuovo capro espiatorio del Governo

3.000 ultras del Saint-Étienne hanno protestato contro il ministro Retailleau che ha ridotto il suo piano di scioglimento di cinque tifoserie.
Francia

Sabato 29 marzo circa 3.000 sono scese in strada a Saint-Étienne per contestare le più recenti misure del Governo francese. La particolarità è che queste persone erano tutti ultras di calcio, che hanno organizzato un corteo di protesta prima della partita tra la squadra locale e il Paris Saint-Germain. D’altronde sono proprio i tifosi di calcio a essere oggi additati come uno dei grandi problemi per l’ordine pubblico dal ministro dell’Interno Bruno Retailleau.

Nominato a Place Beauvau alla fine di settembre 2024, in seguito alla formazione del Governo Barnier, Retailleau è un esponente dell’ala più conservatrice dell’attuale esecutivo francese, importante membro dei Républicains e conosciuto soprattutto per i suoi annunci di tolleranza zero contro l’immigrazione clandestina. Ma oltre agli immigrati, il ministro dell’Interno ha deciso di orientare la sua azione anche contro gli ultras, e nel mese di marzo è stato reso noto un progetto per lo scioglimento di ben cinque gruppi di tifo organizzato della Ligue 1 e della Ligue 2, le due serie professionistiche francesi.

È certamente vero che un problema esiste. Negli ultimi anni si è notato un aumento delle tensioni negli stadi, con episodi di violenza e di discriminazioni sempre più frequenti. L’associazione Rouge Direct ha denunciato spesso i cori e gli insulti omofobi con cui le tifoserie francesi si sfidano spesso durante la partite. In aggiunta, il ministero dell’Interno parla di 47.812 agenti di polizia schierati negli stadi della stagione scorsa per garantire la sicurezza, mentre in questa annata si sono verificati incidenti gravi in 64 incontri, con l’arresto di 627 persone complessivamente.

Alla luce di questi dati, Retailleau ha disposto lo scioglimento di cinque tifoserie: la Brigade Loire del Nantes, la Legion X del Paris FC, gli Offenders dello Strasburgo, e ben due gruppi del Saint-Étienne, i Magic Fans e i Green Angels. Un assortimento che ha fatto discutere, specialmente perché dei cinque solo gli Offenders hanno tendenze violente piuttosto marcate. Ma questo è stato solo l’ultimo capitolo di una serie di riforme promesse dal Ministro, assieme alla collega dello Sport Marie Bersacq, per far fronte al “problema ultras”.

Non toccate la mia curva!

Già lo scorso autunno era stata annunciata una stretta sugli stadi, con l’introduzione dei biglietti nominativi e con l’aumento del personale di sicurezza e delle telecamere all’interno degli impianti. A novembre, Retailleau si era schierato con estrema durezza pure contro una coreografia pro-Palestina del Collectif Ultras Paris del Paris Saint-Germain: il direttore generale del club e il presidente della Federcalcio erano stati convocati al Ministero ed erano state fatte pressioni sulla società per vietare ulteriori espressioni politiche allo stadio. Un caso che aveva fatto molto discutere per la severità del Ministro, considerando che la UEFA, responsabile per l’incontro, non aveva emesso alcuna sanzione verso i tifosi parigini per quella coreografia.

Ma l’offensiva partita da Place Beauvau ha trovato una risposta molto più forte del previsto. Per prima è stata l’Association Nationale des Supporters (un’organizzazione di rappresentanza dei tifosi francesi) a denunciare la criminalizzazione degli ultras da parte dell’Interno. “Retailleau usa un pulsante che è unicamente politico, mediatico. E nel suo solo interesse”, ha contrattaccato l’ANS, accusando anche la ministra dello Sport Bersacq di avere sistematicamente rifiutato il dialogo con l’associazione sui temi della prevenzione dei fenomeni violenti.

Nel turno dei campionati del 29 e 30 marzo, diverse tifoserie francesi hanno lanciato messaggi contro il ministro dell’Interno, unendosi alla vistosa protesta dei fan del Saint-Étienne che, dopo il corteo, dentro lo stadio hanno esposto un grande striscione che recitava “Non toccate la mia curva!”. D’altronde i sostenitori in maglia verde hanno un sostegno molto importante in questa battaglia: quello del loro stesso club.

La retromarcia del Ministro

Per voce del suo presidente Ivan Gazidis (ex-presidente del Milan), la società della Loira ha sottolineato di aver sempre identificato e punito i responsabili degli incidenti, e che la proposta di scioglimento di alcuni gruppi “mina il dialogo e i progressi compiuti fino a oggi, sollevando preoccupazioni per la sicurezza degli spettatori in futuro”.

In pochi giorni, quindi, Retailleau ha finito per compattare tutte le tifoserie di Francia, oltre ad alcuni club, contro il suo progetto. Addirittura L’Équipe, il più importante quotidiano sportivo transalpino, ha espresso un forte scetticismo verso le misure del Governo. Il risultato è che nella riunione di martedì 1° aprile Retailleau ha stabilito che dei cinque gruppi ultras minacciati di dissoluzione solo uno verrà effettivamente sciolto: la Legion X del Paris FC.

Un ridimensionamento piuttosto significativo delle ambizioni del Ministro, se consideriamo che quando per la prima volta si era parlato di mettere al bando delle tifoserie erano almeno nove a essere a rischio. A rendere ancora più assurda la situazione è che, secondo Le Parisien, la Legion X è un gruppo molto piccolo (10 o 15 persone), poco organizzato e che si sarebbe addirittura già dissolto autonomamente lo scorso novembre, dopo aver subito un’aggressione dai Lutetia, un gruppo di sostenitori del Rodez.

In conclusione, quindi, la crociata anti-ultras di Retailleu, tanto pubblicizzata sui media e sui social dal Ministro stesso, non è al momento approdata a nulla di concreto, ma ha anzi finito per rendere l’esecutivo francese ancora più impopolare.

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