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Dazi, Trump in all-in lancia la guerra commerciale totale

Si era autodefinito “Tariff Man”, era stato eletto anche promettendo i dazi più corposi del post-Seconda guerra mondiale e ha mantenuto l’impegno: Donald Trump, dal giardino della Casa Bianca, ha annunciato il più grande round tariffario del XXI secolo promuovendo...

Si era autodefinito “Tariff Man”, era stato eletto anche promettendo i dazi più corposi del post-Seconda guerra mondiale e ha mantenuto l’impegno: Donald Trump, dal giardino della Casa Bianca, ha annunciato il più grande round tariffario del XXI secolo promuovendo i cosiddetti “dazi reciproci”.

Washington imporrà una tariffa unilaterale pari alla metà del costo che, secondo i calcoli del governo americano, è imposto di fatto alle merci a stelle e strisce e ai servizi erogati dalle aziende statunitensi sommando le barriere doganali dei singoli partner commerciali, i costi legati a presunti problemi di manipolazione monetaria e altri costi sommersi tra cui, curiosamente, gli Usa hanno inserito anche le clausole Iva.

Chi colpiranno i dazi di Trump

Si partirà dal livello base del 10%, la baseline tariff che toccherà ogni bene in entrata negli Usa. I “privilegiati” di questa categoria sono molto pochi, tra cui il Regno Unito che si vede graziato forse proprio per la sua ridotta proiezione industriale e per essere un raro caso di Paese verso cui Washington vanta un surplus commerciale.

L’Unione Europea riceverà una “tariffa reciproca” del 20% a partire dal 9 aprile, mentre si salirà gradualmente per i partner asiatici: il Giappone sarà colpito al 24%, la Corea del Sud al 25%, la Cina al 34%. Sorprende il dazio al 26% sull’India alleata di Washington e guidata da un amico di Trump come Narendra Modi ed è per molti uno choc il 32% imposto a Taiwan, il cui campione dei chip Tsmc aveva di recente annunciato 100 miliardi di dollari di investimento negli Usa. Notevole anche il dazio che toccherà alla Svizzera, 31%, mentre l’Indonesia sarà colpita da una tariffa al 32%, come Taipei.

La svolta si unirà alla proclamazione tramite ordine esecutivo di un’emergenza di sicurezza nazionale sul commercio estero. “Gli Stati Uniti non riescono più a produrre abbastanza antibiotici per curare i nostri malati. Abbiamo un problema enorme. Dobbiamo andare all’estero per curare i nostri malati. Se mai succedesse qualcosa, dal punto di vista della guerra, non saremmo in grado di farlo. Importiamo praticamente tutti i nostri computer, telefoni, televisori ed elettronica. Prima dominavamo il settore, e ora importiamo tutto da diversi paesi”, ha detto Trump, riportato dalla Cbs. Il Guardian aggiunge che per giustificare i dazi “tra gli altri esempi, Trump ha criticato i divieti europei sul pollo importato, le tariffe canadesi sui latticini e le imposte giapponesi sul riso”.

Guerra commerciale e sicurezza nazionale

C’è una ragione di sicurezza nazionale, e non solo la volontà di contenere i deficit commerciali, come movente per la mossa di Trump: “Gli ampi e persistenti deficit annuali del commercio di merci degli Stati Uniti hanno portato allo svuotamento della nostra base manifatturiera, hanno comportato una mancanza di incentivi ad aumentare la capacità produttiva nazionale avanzata, hanno indebolito le catene di approvvigionamento critiche e hanno reso la nostra base industriale della difesa dipendente da avversari stranieri”, scrive la Casa Bianca nel comunicato stampa che annuncia il “Liberation Day”, come è stato chiamato il giorno di avvio delle tariffe, e il via libera all’emergenza di sicurezza nazionale.

Washington ribadisce di agire in nome dell’equità del commercio, della lotta al dumping e della difesa del lavoro. L’obiettivo? Far sì che le aziende tornino in massa a produrre in America, usare i dazi come incentivo alla leva per l’investimento e al rilancio della sicurezza collettiva tramite ripresa della produzione interna alla superpotenza. C’è da scommettere che sarà questa la base di future trattative tra Trump e i Paesi colpiti: la garanzia sulla sicurezza degli investimenti nel territorio americano da parte degli attori economici dei Paesi partner in cambio di un allentamento delle sanzioni.

A loro modo, gli Usa rinnegano la globalizzazione che hanno plasmato anche grazie all’esportazione di risorse data dal loro maxi-deficit commerciale, che ha rafforzato il ruolo di riserva del dollaro e rilanciano il crescente trend del primato della sicurezza economica sulla prosperità che è la cifra dei nostri giorni. Sperando che i dazi diano la sicurezza oggi e la prosperità domani consentendo di non rinunciare a nessuna delle due. Vaste programme, ma ora è il resto del mondo che dovrà prender le misure alla dura batosta inflitta dagli Usa al commercio mondiale. Trump aveva avvisato da tempo l’arrivo di questo giorno. Ai leader del pianeta l’onere di esservi arrivati pronti e in grado di sostenerlo.

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