Skip to content
Media e Potere

Yemen, condivisi per sbaglio i piani di guerra Usa con The Atlantic. Che tace e acconsente

Jeffrey Goldberg, direttore di The Atlantic, viene accidentalmente aggiunto a una chat riservata su Signal con alti funzionari Usa, tra cui il Segretario alla Difesa Pete Hegseth e il Consigliere per la Sicurezza Nazionale Mike Waltz, rivelando dettagli sui bombardamenti contro gli Houthi in Yemen.Il 15 marzo 2025, gli Usa riprendono gli attacchi contro gli Houthi, gruppo sciita vicino all’Iran, dopo le minacce di questi ultimi contro navi israeliane, in risposta al blocco di Gaza da parte di Israele.Goldberg scopre il piano d’attacco due ore prima dei bombardamenti, ricevendo da Hegseth informazioni su armamenti, obiettivi e tempistiche, ma sceglie di non pubblicare dati sensibili per non compromettere l’operazione.La vicenda nasce da un errore di Waltz, che invita Goldberg nella chat “Houthi PC small group”, esponendo strategie di sicurezza nazionale a un giornalista, in una svista definita “sconsiderata”.WikiLeaks e il giornalista Ken Klippenstein criticano Goldberg per aver trattenuto informazioni cruciali, accusandolo di “paternalismo mediatico” e di aver tradito il ruolo del giornalismo come difensore dei cittadini, non del governo.

Un pasticcio del segretario alla Difesa Usa Pete Hegseth e del consigliere per la Sicurezza nazionale Mike Waltz o soltanto il primo dei trabocchetti tesi all’amministrazione Trump? Sta di fatto che ieri The Atlantic ha rivelato un episodio tanto sorprendente quanto inquietante: il suo direttore, Jeffrey Goldberg, è stato accidentalmente aggiunto a una chat di gruppo su Signal che includeva nientemeno che il vice presidente JD Vance, il direttore della CIA John Ratcliffe, Mike Waltz, consigliere per la Sicurezza Nazionale e lo stesso Hegseth, capo del Pentagono. Il tema della conversazione? Le mosse strategiche nella guerra in Yemen e altre questioni di sicurezza nazionale. Una svista che ha consegnato su un piatto d’argento a Goldberg uno scoop con pochi precedenti. Anche se le critiche a come questa notizia è stata data non mancano.

Lo scoop di The Atlantic

Jeffrey Goldberg scrive, nel suo articolo, di aver saputo prima di tutti dell’attacco statunitense contro gli Houthi dello Yemen del 15 marzo. Il primo di una serie di attacchi condotto negli ultimi giorni da Washington. Gli Houthi controllano la capitale yemenita Sana’a’ dal 2014 e governano un’area in cui vive l’80% della popolazione dello Yemen. Una brutale guerra guidata dall’Arabia Saudita, sostenuta dagli Stati Uniti, non è riuscita in questi anni a scalzare il gruppo sciita vicino alla Repubblica Islamica dell’Iran, dal potere.

Il 15 marzo scorso, Washington ha ricominciato a bombardare lo Yemen dopo che gli Houthi hanno annunciato che avrebbero ripreso a colpire le navi israeliane, in risposta al blocco totale imposto da Israele su cibo, carburante e ogni altro bene in entrata a Gaza. “Io – scrive il direttore di The Atlantic – tuttavia, sapevo due ore prima che esplodessero le prime bombe che l’attacco poteva essere imminente. Il motivo per cui lo sapevo è che Pete Hegseth, il Segretario alla Difesa, mi aveva inviato il piano di guerra via messaggio alle 11:44 del mattino. Il piano includeva informazioni precise su pacchetti di armamenti, obiettivi e tempistiche”.

La richiesta su Signal

Martedì 11 marzo, afferma Goldberg, “ho ricevuto una richiesta di connessione su Signal da un utente identificato come Michael Waltz. Signal è un servizio di messaggistica crittografata open-source, popolare tra giornalisti e altri che cercano maggiore privacy rispetto a quella offerta da altri servizi di messaggistica. Ho presupposto che il Michael Waltz in questione fosse il consigliere per la Sicurezza Nazionale del Presidente Donald Trump. Tuttavia, non ho dato per scontato che la richiesta provenisse dal vero Michael Waltz”. Due giorni dopo—giovedì—alle 16:28, racconta, “ho ricevuto una notifica che sarei stato incluso in un gruppo di chat su Signal. Si chiamava “Houthi PC small group”.

“Non potevo nemmeno credere – aggiunge – che il Consigliere per la Sicurezza Nazionale del presidente fosse così sconsiderato da includere il direttore di The Atlantic in tali discussioni con alti funzionari americani, fino al vice presidente incluso”.

Le critiche di WikiLeaks e dei giornalisti indipendenti

Quando Jeffrey Goldberg ha capito che era tutto vero e che Waltz lo aveva inserito per sbaglio in un gruppo operativo relativo ai piani di guerra Usa nello Yemen, ha fatto una scelta precisa: non pubblicare nulla di ciò che ha visto che potesse – a suo avviso – mettere in pericolo o in discussione la campagna di bombardamenti statunitensi contro gli Houthi che hanno provocato solamente la prima notte la morte di almeno 53 persone, tra cui anche civili.

Per questo motivo, è stato criticato, tra gli altri, sia da WikiLeaks, che dal giornalista indipendente Ken Klippenstein. Secondo quest’ultimo, infatti, l’imprudenza dell’amministrazione Trump è stata superata dalla scelta di Goldberg di non pubblicare le informazioni rilevanti, optando invece per dettagli banali come gli emoji usati dai funzionari, in quello che Klippenstein definisce “un esempio di paternalismo mediatico” e “un inquietante promemoria di quanto i media tradizionali siano stati cooptati dallo stato di sicurezza nazionale“. “Il giornalismo – nota Klippenstein – dovrebbe servire i cittadini, e non il Governo”.

Dello stesso avviso WikiLeaks: “Perché il direttore dell’Atlantic, Jeffery Goldberg, ha trattenuto le trascrizioni del gruppo di chat sullo Yemen quando avrebbe potuto salvare 53 vite e cambiare la politica governativa pubblicandole quando avrebbero avuto il massimo impatto, cioè prima che iniziassero i bombardamenti? Goldberg sapeva chiaramente che il gruppo era reale”, accusa l’organizzazione di Julian Assange, sollevando non poche domande su un certo tipo di giornalismo che ha abbandonato la sua missione primaria di “cane da guardia” della democrazia.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.