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Politica

Perché l’Arabia Saudita è il nuovo crocevia della diplomazia mondiale

Una posizione strategica, enormi risorse energetiche e finanziarie, sensibile alle preoccupazioni occidentali. È l'Arabia Saudita di oggi.

L’Arabia Saudita è il nuovo centro delle trattative fra Trump e Zelensky per la pace nel conflitto in Ucraina, un’isola felice che accoglie i capi di Stato per risolvere i problemi globali. Fra Washington, Kiev e Mosca, la bilancia della geopolitica internazionale trova la sintesi fra le dune del deserto saudita nelle città di Riad e Gedda. L’Europa rimane ormai un vecchio ricordo, un teatro ormai secondario e in declino, mentre il regno saudita coi suoi petrodollari si ritaglia un ruolo importante, come ampiamente è stato descritto da InsideOver.

La sua posizione geografica si pone esattamente fra l’Occidente e l’Oriente, per di più in un’area ricca di petrolio, non a caso questo Paese per volontà del principe ereditario e primo ministro Mohammad bin Salman sembra voler diventare l’ago della bilancia della diplomazia mondiale. Il principe, nonostante governi un regno simbolo del islam mondiale, sta orientando il suo Paese verso l’Occidente grazie ad un forte legame con Donald Trump, testimoniato dalla promessa fatta nello scorso gennaio di investire negli Stati Uniti 600 miliardi di dollari. Il percorso saudita verso l’occidentalizzazione però è iniziato nel 2016, quando venne promosso il programma strategico Saudi Vision 2030 allo scopo di ridurre la dipendenza dell’economia dalla vendita di petrolio, cercando di diversificare in altri settori.

Nel frattempo, l’Arabia Saudita ha tentato di implementare un sistema sanitario efficiente che copra entro il 2030 il 99,5% della popolazione, un’istruzione pubblica, incentivi al settore del volontariato e spese in ambito militare in sinergia con gli Usa. Ma non solo: il principe punta a far diventare l’Arabia Saudita un polo commerciale mondiale. “Situati all’incrocio fra tre continenti, stiamo sfruttando la nostra posizione unica per diventare un importante hub nel commercio internazionale e formare nuove partnership per far cresce la nostra economia e supportare le nostre aziende nazionali nell’aumento dell’esportazioni”, recita così il programma sul sito ufficiale di Vision 2030. 

Il crocevia del XXI secolo sembra essere l’Arabia Saudita che, modernizzandosi, sta diventando un ago della bilancia strategico sia dal punto di vista commerciale che diplomatico. Ma non finisce qui. Mentre la monarchia assoluta progetta nuove città come Qiddiya City per lo sport e l’intrattenimento e The Line, una metropoli sviluppata solo in orizzontale, sul suolo saudita nel 2030 ci sarà l’Esposizione Universale e nel 2034 i mondiali di calcio, che permetteranno di ricevere ancora una volta le attenzioni del mondo.

Contrapposto all’Iran e tollerante nei confronti di Israele, Mohammad bin Salman sposta la direzione del suo regno verso l’America di Trump che a sua volta ingraziandosi il principe ereditario lo allontana da possibili affari con la Cina. Mentre l’Europa riarma e si dimentica dell’importanza della mediazione in atto fra i due grandi poli mondiali. L’Europa sembra ormai appartenere al passato, mentre l’Arabia Saudita forte dei suoi dollari e del suo orientamento al futuro vuole conquistare il futuro. O forse già il presente.

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