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Politica

Trattare con Kim Jong Un si può. Prima regola: non chiedergli di rinunciare alla bomba

Kim Jong Un è un interlocutore più razionale di quel che si crede. Ecco il modo per intavolare con lui un vero dialogo diplomatico.

È possibile trattare con Kim Jong Un? Esiste un modo per intavolare un vero dialogo diplomatico con il presidente della Corea del Nord ponendo fine a minacce, rischi nucleari e nuovi conflitti? A differenza di quanto possa pensare la maggior parte dell’opinione pubblica globale, la risposta a entrambe le domande è affermativa. Kim è, infatti, un attore razionale – molto più di quanto lo dipingano i media occidentali – e non ha alcuna intenzione né di dichiarare guerra agli Stati Uniti, né di sacrificare il proprio Paese (e popolo) per una missione suicida. Se, dunque, la razionalità è la leva invisibile che muove ogni accordo, sia esso commerciale che politico, e se Kim ha più volte dimostrato di possederne in abbondanza, allora il businessman per eccellenza, Donald Trump, è l’uomo giusto – forse l’unico in circolazione – per tentare l’impossibile: raggiungere un’intesa con il presidente nordcoreano.

A dire il vero, Trump ci aveva già provato durante il suo primo mandato. Tra il 2018 e il 2019, si svolsero tre incontri, ma nel momento clou, ad Hanoi, mentre tutti aspettavano una fumata bianca, le delegazioni statunitensi e nordcoreane abbandonarono in fretta l’Hotel Metropole. Sono passati sette anni dal primo – e piuttosto improvvisato – dialogo di Trump con Kim. Oggi, i tempi sembrano maturi per tentare il bis.

Trattare con Kim

Partiamo da un presupposto basilare: la Corea del Nord, proprio come tutti gli Stati dotati di armi nucleari, agisce secondo principi razionali. Può dunque essere gestita dotandosi di una forte deterrenza e di una diplomazia abile. Ebbene, la prima amministrazione Trump è stata forte – nel 2017 il tycoon aveva persino minacciato esplicitamente Kim di sferrare una risposta “fuoco e furia” contro Pyongyang – ma non altrettanto abile.

Il motivo è semplice: gli Stati Uniti chiedevano al loro interlocutore di denuclearizzarsi, un obiettivo assolutamente utopico e quindi impossibile da raggiungere. Trump deve tenere in mente che Kim non accetterà mai una denuclearizzazione completa e irreversibile, né interromperà i suoi programmi nucleari e missilistici (ne abbiamo parlato qui). La sopravvivenza della Corea del Nord è, infatti, una questione esistenziale, e Pyongyang considera questi programmi indispensabili per non fare la stessa fine di Iraq, Libia e Siria o subire un regime change. Non c’è dunque alcun incentivo che possa essere offerto a Kim – o costo che possa essergli imposto – che lo convinca o costringa a rinunciare a questi progetti.

Cambiare prospettiva

E allora? Se Trump vuole un accordo con Kim, deve cambiare prospettiva e individuare un obiettivo più raggiungibile. In generale, ci sono almeno tre aspetti da considerare.

Il primo: nonostante la retorica bellicosa dei suoi alti funzionari, Pyongyang difficilmente sarà disposta a scatenare una guerra contro la Corea del Sud, poiché un passo del genere metterebbe a repentaglio il governo di Kim.

Il secondo: quando, nel gennaio 2024, il leader nordcoreano ha dichiarato di voler rinunciare alla riunificazione pacifica – demolendo ogni monumento nel Paese dedicato alla riunificazione con la Corea del Sud (ne abbiamo parlato qui) – non si stava preparando a un conflitto. Al contrario, sembra che Kim abbia riconosciuto il fatto che le due Coree resteranno autonome e indipendenti.

Il terzo: la politica distintiva di Kim è la Byungjin Line, una linea che pone la stessa enfasi sullo sviluppo militare ed economico, ben diversa dal Songun (massima priorità all’esercito) sbandierato dal padre Kim Jong Il. Visto che lo sviluppo militare sembra andare a gonfie vele, e che l’economia nordcoreana risente ancora oggi delle sanzioni derivanti dalla pandemia di Covid-19, è lecito supporre che Kim, soddisfatto dei progressi missilistici e meno dell’andamento dell’economia, possa essere disposto a sedersi nuovamente al tavolo dei negoziati con Trump.

Il presidente statunitense dovrà però, come detto, cambiare prospettiva. Nello specifico, un accordo potrà arrivare solo se gli Stati Uniti riconosceranno ufficialmente la Corea del Nord come potenza nucleare e se l’armistizio della Guerra di Corea (1950-1953) verrà trasformato in un trattato di pace.

In termini di accordo, Trump riconoscerebbe a Kim lo status militare raggiunto e garantirebbe la sopravvivenza del suo Governo; in cambio, Pyongyang cesserebbe di creare problemi con minacce e test missilistici. Le alternative? Usare inutilmente la “pazienza strategica” adottata a suo tempo da Barack Obama (cioè non fare niente), continuare a sanzionare invano la Corea del Nord, oppure, prima o poi, dichiarare guerra a Kim.

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