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Spionaggio

Vent’anni fa la morte di Nicola Calipari: l’eroe silenzioso che salvò Giuliana Sgrena

Il 4 marzo 2005 segna una data tragica nella storia dei servizi segreti italiani e nel cuore della nazione. Quel giorno, Nicola Calipari, un funzionario del SISMI, il Servizio informazioni e sicurezza militare, si distinse per dedizione ed encomiabile coraggio,...


Il 4 marzo 2005 segna una data tragica nella storia dei servizi segreti italiani e nel cuore della nazione. Quel giorno, Nicola Calipari, un funzionario del SISMI, il Servizio informazioni e sicurezza militare, si distinse per dedizione ed encomiabile coraggio, sacrificando la propria vita per proteggere la giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena, in un incidente controverso che avrebbe scosso l’intero Paese, e avrebbe messo in luce la fragilità della sicurezza internazionale e i rapporti con gli Stati Uniti che si resero colpevoli del tragico errore.

Secondo i rapporti ufficiali, quel tragico giorni di 20 anni fa, l’agente del nostro servizio segreto per le missioni all’estero, inviato in Iraq per il rilascio con successo della giornalista tenuta in ostaggio da un gruppo jihadista dal 4 febbraio, stava conducendo Giuliana Sgrena in auto lungo la cosiddetta “Route Irish” verso l’aeroporto di Baghdad, quando, a pochi metri dal posto di check-point dell’esercito statunitense, vennero colpiti da “fuoco amico”.

La Toyota sulla quale viaggiavano fu investita da una raffica di colpi di mitragliatrice, e Calipari – con uno slancio di abnegazione e coraggio – fece scudo con il suo corpo alla giornalista, rendendole salva la vita. Raggiunto a un colpo alla testa, per lui non ci sarà nulla da fare.

Il soldato americano che aprì il fuoco dal presidio di sicurezza che stava aspettando il passaggio del convoglio che trasportava l’ambasciatore statunitense, venne prosciolto dalla Corte d’Assise che non potè procedere per “difetto di giurisdizione” dal momento che “le forze multinazionali in Iraq ricadevano sotto la giurisdizione penale esclusiva dei rispettivi paesi d’invio“.

Le circostanze dell’uccisione di Calipari, uomo riservato e capace, pervaso da un forte senso del dovere messo al servizio della Polizia di Stato prima, e del servizio segreto poi, suscitarono polemiche e interrogativi. La versione ufficiale degli Stati Uniti parlò di un errore imperdonabile, ma l’opinione pubblica italiana continuò a chiedere chiarezza e giustizia per il sacrificio di un uomo coraggioso che aveva dedicato la vita al servizio dell’Italia, e si era immolato per proteggere fino all’ultimo istante la vita che era andato a salvare.

Il caso ha sempre sollevato interrogativi cruciali sulla trasparenza e le responsabilità degli apparati di sicurezza, evidenziando la necessità di una riflessione su come la Comunità internazionale si è trovata a gestire intricati e delicati casi che non hanno trovato giustizia per questioni di “giurisdizione”. A due decenni di distanza da quel tragico giorno, il nome di Nicola Calipari continua a risuonare nella memoria collettiva non solo come quello di un agente dei servizi segreti, ma come quello di un uomo che ha incarnato il senso più profondo del dovere e del sacrificio: un eroe dei nostri tempi.

Quale simbolo di quegli uomini che hanno agito e agiscono nell’ombra per la sicurezza del nostro Paese, gli è stato intitolato il centro operativo dell’intelligence che ha sede a Forte Braschi. Un richiamo a non dimenticare mai i sacrifici di chi, con coraggio e determinazione, ha lottato per la sicurezza fino all’estremo sacrificio.

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