Sia chiaro fin da subito: i dossier diplomatici che riguardano Donald Trump, almeno in questo momento, si concentrano sulla guerra in Ucraina e sulla crisi tra Israele e Hamas. Il presidente statunitense si è già mosso personalmente su entrambi i fronti. Ha dato l’ok per avviare i primi, embrionali, colloqui con Mosca, si è detto disponibile a incontrare Vladimir Putin e ha condiviso un controverso video realizzato con intelligenza artificiale, nel quale si vede una Striscia di Gaza modello Dubai, con soldi che piovono dal cielo e palazzoni scintillanti vista mare.
Tra mille polemiche, quindi, Trump sta cercando di risolvere (a suo modo) questi due problemi. All’orizzonte, tuttavia, ci sono almeno altri due temi non meno urgenti: i rapporti con la Cina (in attesa di capire cosa succederà con l’Unione Europea) e il rebus Corea del Nord. Considerando l’approccio diplomatico che Trump ha fin qui utilizzato – diretto, personale, senza mediazioni – è lecito supporre che il tycoon possa incontrare Xi Jinping ma soprattutto Kim Jong Un.
Anche perché, dato il disgelo che sta avvenendo tra Washington e Mosca, e considerando la recente (e fortissima) partnership che il Cremlino ha stretto con Pyongyang, appare naturale immaginare un nuovo, esotico incontro Trump-Kim. Come detto, al momento le priorità della Casa Bianca sono altre, ma la Corea del Nord ha discrete possibilità di essere il prossimo dossier affrontato da Washington. Gli indizi non mancano…

Un nuovo incontro tra Trump e Kim
In Corea del Sud non è passato inosservato un appello a dir poco singolare. Lee Cheol Woo, governatore del Gyeongsang Settentrionale, provincia che ha già iniziato i preparativi per ospitare, il prossimo novembre, il vertice dell’Asia-Pacific Economic Cooperation (APEC), ha espresso la speranza che Gyeongju – la città in cui si svolgerà il summit – possa diventare un simbolo mondiale di pace, favorendo la partecipazione contemporanea dei leader di Stati Uniti, Corea del Nord, Cina e Russia.
In un’intervista al The Korea Times, Lee ha sottolineato che se Trump estendesse un invito a Kim, questo potrebbe aprire la porta a una pace duratura nella penisola coreana. “Stiamo lavorando duramente per garantire che il vertice diventi un catalizzatore per la pace. Se Trump invita Kim e riusciamo a riunire contemporaneamente leader come il presidente cinese Xi Jinping e il presidente russo Vladimir Putin, il vertice dell’APEC sarà un momento storico e cruciale per la pace globale”, ha affermato Lee.
Gyeongju, un tempo capitale della dinastia Silla (57 a.C.-935 d.C.), incarna un profondo significato storico come simbolo dell’unificazione della penisola coreana. Durante l’era di Silla, infatti, la città divenne una roccaforte politica, culturale ed economica in seguito all’unificazione dei Tre Regni. La provincia del Gyeongsang Settentrionale vorrebbe ora riesumare questa eredità storica, sfruttando il sempre più vicino vertice dell’APEC. Ricordiamo che i membri dell’Asia-Pacific Economic Cooperation includono Stati Uniti, Cina, Giappone e Corea del Sud, mentre la Corea del Nord non fa parte del gruppo e non ha mai partecipato alle sue precedenti riunioni.

Un’occasione da sfruttare
Quando, poche settimane fa, ha accolto a Washington il primo ministro giapponese Shigeru Ishiba, Trump ha sottolineato in conferenza stampa il suo eccellente rapporto personale con Kim, affermando che “è un grande vantaggio per tutti che io vada d’accordo con lui”. Il presidente statunitense ha anche evidenziato che i suoi colloqui con Kim, durante il primo mandato, avevano evitato che potesse scoppiare una guerra nella penisola coreana.
Indipendentemente dal fatto che fosse vero o meno, dal 2017 al 2021 Trump ha gestito il dossier Corea del Nord molto meglio rispetto al suo predecessore (Barack Obama) e al suo successore (Joe Biden). Che cosa ha fatto Trump in più degli altri recenti leader Usa? Ha prima ripristinato la deterrenza, minacciando anche di radere al suolo Pyongyang, per poi incontrare Kim tre volte: a Singapore (2018), ad Hanoi (2019) e nella Zona demilitarizzata intercoreana (2019). L’esperimento sarebbe fallito per due ragioni: meeting mal preparati (e coordinati da funzionari molto più interessati a neutralizzare la Corea del Nord che non a usare l’arte diplomatica) e obiettivi irrealistici (denuclearizzare la penisola coreana, ossia costringere Kim a privarsi dell’arma nucleare, la sua unica garanzia di sicurezza).
Nel caso in cui Trump incontrasse nuovamente il leader nordcoreano, non potrà chiedergli di privarsi del nucleare. Potrà, però, tentare di giocare un’altra carta: riconoscere la Corea del Nord come una “potenza nucleare” in cambio di un abbassamento delle tensioni nella penisola coreana e nell’intera regione. Fateci caso: all’inizio del 2025 Trump ha effettivamente definito la Corea del Nord una “potenza nucleare”, in barba al Trattato di non proliferazione nucleare che riconosce solo Gran Bretagna, Francia, Cina, Russia e Stati Uniti come potenze nucleari ufficiali. Chissà che la soluzione non si nasconda proprio dietro a questo giro di parole. E che il prossimo vertice APEC possa offrire la giusta cornice per il disgelo.

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